Taglio delle accise: cosa potevamo fare con 2,3 miliardi

Tra giugno e settembre benzina e diesel sono rincarati, mentre alcune tariffe di ricarica sono rimaste ferme. Il confronto sui costi e sull’impiego dei fondi pubblici.


Taglio delle accise: cosa potevamo fare con 2,3 miliardi

Ricaricare un’auto alla colonnina pubblica può costare meno che percorrere gli stessi chilometri a benzina, anche senza un box e una presa domestica. Dipende dalla tariffa e dai consumi, ma i prezzi dell’estate 2026 rendono il confronto particolarmente interessante: tra giugno e settembre benzina e diesel sono rincarati rispettivamente dell’11,6% e del 13,7%, mentre alcune offerte di ricarica sono rimaste ferme.

Nel frattempo, gli interventi sulle accise approvati da marzo hanno accumulato un costo fiscale stimato di circa 2,3 miliardi di euro. Una cifra che merita una domanda: quanta parte di queste risorse avremmo potuto destinare a ridurre stabilmente la dipendenza dal carburante?

Quattro mesi di prezzi alla pompa

Per confrontare i mesi abbiamo calcolato la media aritmetica delle rilevazioni settimanali ministeriali ripubblicate da Rivaluta, usando le date comprese in ciascun mese. Sono prezzi self service: settembre include le quattro rilevazioni fino al 28. Questa elaborazione non coincide necessariamente con una media mensile ufficiale ponderata.

Carburanti: medie delle rilevazioni settimanali nel 2026

Mese Benzina Diesel
Giugno 1,886 €/l 1,970 €/l
Luglio 1,886 €/l 2,006 €/l
Agosto 1,999 €/l 2,098 €/l
Settembre, fino al 28 2,104 €/l 2,241 €/l
Variazione rispetto a giugno +11,6% +13,7%

Su un rifornimento da 50 litri, il confronto equivale a circa 10,90 euro in più per la benzina e 13,53 euro per il diesel, calcolati sui valori non arrotondati. Dal 28 settembre Enilive ha introdotto per trenta giorni un tetto di 1,99 €/l sulla benzina e 2,19 €/l sul gasolio. È un’iniziativa commerciale, non un limite nazionale obbligatorio, e non va confusa con le riduzioni fiscali finanziate dallo Stato.

Ricarica elettrica: conta anche come si paga

Per l’elettrico manca un equivalente unico del prezzo alla pompa. La spesa cambia con operatore, potenza, applicazione e abbonamento. L’Osservatorio Adiconsum e TariffEV permette di seguire queste differenze. Qui confrontiamo alcune tariffe a consumo, IVA inclusa, tramite l’app dell’operatore sulla propria rete, senza canoni e penalità.

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Tariffe selezionate di ricarica pubblica, giugno e settembre 2026 compresi

Servizio Giugno Luglio Agosto Settembre
Plenitude Quick AC 0,53 €/kWh 0,53 €/kWh 0,53 €/kWh 0,53 €/kWh
Plenitude Fast DC 0,60 €/kWh 0,60 €/kWh 0,60 €/kWh 0,60 €/kWh
Plenitude Fast+/Ultra Fast 0,65 €/kWh 0,65 €/kWh 0,65 €/kWh 0,65 €/kWh
Enel AC diurno 0,67 €/kWh 0,67 €/kWh 0,67 €/kWh 0,67 €/kWh
Enel HPC diurno 0,83 €/kWh 0,83 €/kWh Dato discordante 0,86 €/kWh

AC indica la corrente alternata, generalmente adatta alle soste lunghe; DC la corrente continua, usata per le ricariche rapide, mentre HPC identifica l’alta potenza. La promozione Plenitude terminava il 30 settembre: questi prezzi non si estendono automaticamente a ottobre. Per Enel HPC, agosto presenta una discordanza tra rilevazione Adiconsum e scadenza promozionale dell’operatore. Il confronto documentato tra giugno e il listino consultato a settembre indica comunque un aumento del 3,6%.

Per capire quanto si risparmia bisogna però passare ai chilometri. Ipotizziamo una benzina da 6 l/100 km, una diesel da 5 l/100 km e un’elettrica che prelevi dalla colonnina 18 kWh/100 km, perdite di ricarica comprese.

Quanto costano 100 km: simulazione con prezzi di settembre 2026

Alimentazione o ricarica Prezzo utilizzato Spesa per 100 km
Benzina 2,104 €/l 12,62 €
Diesel 2,241 €/l 11,21 €
Elettrica, Plenitude Quick 0,53 €/kWh 9,54 €
Elettrica, Plenitude Ultra Fast 0,65 €/kWh 11,70 €
Elettrica, Enel HPC 0,86 €/kWh 15,48 €

Con queste ipotesi, a 0,53 €/kWh l’elettrica spende circa il 24% meno della benzina; a 0,86 €/kWh il vantaggio scompare. Sono esempi, non misurazioni della nostra prova né un confronto del costo totale di possesso. Mostrano quanto una tariffa accessibile conti anche per chi ricarica esclusivamente fuori casa.

Da 2,3 miliardi a 18 mila stazioni

La ricostruzione degli oneri fiscali porta a 2.272,3 milioni di euro: 2.074,5 milioni per gli interventi fino al 10 settembre, più 86 milioni e 111,8 milioni per le proroghe successive, con effetti fino al 5 ottobre. Sono stime per il 2026, soprattutto minori entrate, non un consuntivo di denaro già erogato.

Usando l’arrotondamento dello script, 2,3 miliardi, e ipotizzando 128.000 euro per stazione rapida o ultrarapida, il risultato è circa 18.000 stazioni finanziabili. Il costo unitario è un parametro della nostra simulazione, non una media nazionale certificata: allacciamenti, opere e caratteristiche dei siti possono modificarlo sensibilmente.

Rispetto alle 44.024 stazioni fisiche installate a giugno, sarebbe circa il 41% in più. Naturalmente richiederebbero tempo, e costruirle non garantirebbe da solo tariffe inferiori. Gli sconti sui carburanti aiutano subito chi deve spostarsi; l’investimento nella rete offre un’alternativa nel tempo. Una politica può fare entrambe le cose, decidendo quante risorse destinare a ciascuna.

La colonnina deve essere vicina e funzionante

Secondo Motus-E, al 30 giugno 2026 l’Italia contava 84.564 punti pubblici di ricarica, cresciuti di 17.003 in dodici mesi. Una stazione può ospitare più punti, ciascuno capace di servire un’auto: le due quantità non sono intercambiabili.

Il Nord raccoglieva il 60% dei punti, il Centro il 19%, Sud e Isole il 21%. Sono quote nazionali, non percentuali di territorio coperto. Inoltre, il 12,3% dei punti installati attendeva ancora la connessione elettrica. Per chi non ha un box contano disponibilità nel quartiere, affidabilità e facilità di pagamento, un tema che abbiamo affrontato anche raccontando l’accordo tra Fastned e DCS.

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Extraprofitti e fabbriche: dove cercare le risorse

Alle infrastrutture andrebbero affiancati incentivi prevedibili e mirati. Una possibile fonte di finanziamento è la tassazione degli extraprofitti: a maggio Transport & Environment stimava circa 4 miliardi di euro nel 2026 per raffinazione e distribuzione legate ai carburanti consumati in Italia, se fossero persistiti i maggiori margini osservati. È una proiezione, non un gettito disponibile: il ricavo fiscale dipenderebbe da base imponibile e aliquota.

La scelta riguarda anche le fabbriche. A Saragozza Stellantis e CATL hanno avviato il cantiere di un impianto di batterie al litio-ferro-fosfato, con investimenti previsti fino a 4,1 miliardi di euro e capacità fino a 50 GWh annui. A Termoli, invece, si è fermato il progetto di gigafactory di Automotive Cells Company (ACC), distinto dalle altre attività dello stabilimento.

Due progetti non bastano a misurare l’intera distanza industriale tra Spagna e Italia, ma indicano scelte concrete. Continuare ad aiutare chi oggi deve fare carburante è compatibile con il finanziamento di alternative: colonnine nei luoghi scoperti, connessioni più rapide e sostegni a chi altrimenti non potrebbe cambiare auto. Sono interventi su cui valutare i prossimi stanziamenti, insieme ai giorni di sconto alla pompa che riusciranno a garantire.

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