SpaceX vuole portare Starship in orbita per la prima volta. Il quattordicesimo volo di prova è previsto per lunedì 28 settembre 2026 da Starbase, in Texas, con una finestra di lancio dalle 14:15 alle 15:30 italiane. Il programma prevede quasi dieci ore nello spazio, sei giri intorno alla Terra e il rilascio di 26 satelliti Starlink V3 destinati a entrare in servizio.
Finora Starship ha seguito traiettorie suborbitali: raggiungeva lo spazio, ma tornava verso l’atmosfera senza completare un’orbita. Stavolta SpaceX vuole verificare che la nave possa restarci, consegnare un carico operativo e poi rientrare in modo controllato. Il lancio resta un test e la data indicata può cambiare.
Starship in orbita, ma solo dopo i controlli
L’ingresso in orbita non avverrà automaticamente al termine della salita. La nave seguirà inizialmente una traiettoria suborbitale; secondo il piano descritto da SpaceX e riportato dalla CNN, il controllo missione dedicherà circa venti minuti alla verifica dei sistemi necessari al rientro e delle loro riserve. Soltanto dopo questi controlli verrà autorizzata l’accensione dei motori per inserirsi in orbita.
È una precauzione che riguarda soprattutto il viaggio di ritorno. Una volta in orbita, Starship dovrà poter modificare la propria traiettoria per rientrare nell’atmosfera. Il piano prevede un volo a circa 275 chilometri di quota e un ammaraggio nel Pacifico, a ovest del Cile.

Starlink passa dalle prove al servizio
Il carico aiuta a capire perché questo volo conti anche sul piano commerciale. I 26 satelliti Starlink V3 sono destinati alla rete con cui SpaceX fornisce internet dallo spazio. L’azienda progetta questa generazione per aumentare la capacità della costellazione: nei propri documenti indica 1 terabit al secondo di capacità in download per satellite. È la capacità complessiva del singolo satellite, non la velocità promessa alla connessione di ciascun abbonato.
Un precedente c’è già, ma con un esito programmato molto diverso. Il 24 luglio, durante il tredicesimo volo, Starship aveva rilasciato venti satelliti V3 lungo una traiettoria suborbitale. Secondo SpaceX, gli ingegneri erano riusciti a comunicare con tutti attraverso collegamenti radio e laser, scaricandone i dati di funzionamento. Quei satelliti erano però destinati a distruggersi durante il rientro, circa venti minuti dopo il rilascio.
Questa volta l’obiettivo è lasciarli in orbita perché possano lavorare. La capacità di trasportare carichi più grandi interessa anche chi studia infrastrutture come i data center spaziali proposti da Starcloud, il cui sviluppo dipende anche dalla disponibilità e dai costi dei lanci.

Il recupero resta una prova in mare
Starship comprende due elementi: il booster Super Heavy, che fornisce la spinta iniziale, e la nave che prosegue verso lo spazio. SpaceX li progetta entrambi per essere riutilizzati. Nel volo di settembre, però, il piano prevede ammaraggi di prova, senza recupero con i bracci della torre.
Il test di luglio aveva mostrato progressi e problemi differenti per i due veicoli. La nave aveva riacceso un motore nello spazio ed eseguito un ammaraggio morbido nell’Oceano Indiano, restando integra. Super Heavy aveva invece concluso il rientro con un impatto duro dopo una riaccensione incompleta dei motori. Dimostrare un rilascio corretto dei satelliti e dimostrare un sistema riutilizzabile restano quindi due risultati distinti.
Per la Luna servirà anche il rifornimento
Il programma riguarda anche la NASA, che sta sviluppando con SpaceX una versione di Starship per trasportare astronauti dall’orbita lunare alla superficie e riportarli indietro. È un compito diverso dal viaggio di Orion, la capsula al centro della missione Artemis II.
Il progetto del lander prevede rifornimenti nell’orbita terrestre prima della partenza verso la Luna, con propellente trasportato da altre Starship e raccolto in un deposito spaziale. Per questo un eventuale successo del Flight 14 risolverebbe soltanto una parte del lavoro: dopo aver dimostrato di poter entrare in orbita, SpaceX dovrà far incontrare i veicoli e trasferire propellente tra loro.