A Modena si fa innovazione per il settore agricolo da più di un secolo. È una storia industriale che affonda le radici nell'Emilia del dopoguerra e che oggi si trova di fronte a una sorta di bivio tecnico: il modo in cui si progettano le macchine agricole sta cambiando radicalmente e CNH (il gruppo americano dietro brand come Case IH e New Holland) ha deciso di guidare quella transizione proprio qui, a pochi chilometri dalle fabbriche di Ferrari e Lamborghini.
Lo scorso 11 giugno, l'azienda ha inaugurato quello che definisce un ecosistema avanzato di simulazione virtuale, il risultato di un investimento da 21 milioni di euro concentrato su questo sito. La cifra è significativa, ma lo è ancora di più la logica che ci sta dietro: oltre ad aggiornare i suoi strumenti di collaudo, CNH ha ripensato l'intera architettura con cui porta un prodotto dai fogli di carta al campo.
Un simulatore per trattori
Il pezzo da novanta di questo ecosistema si chiama Dynamic Simulator ed è una piattaforma a sei assi che monta una cabina identica a quelle dei trattori di produzione, posizionata davanti a uno schermo curvo immersivo. La tecnologia di base viene dall'automotive e dall'aerospazio, dove i simulatori driver-in-the-loop (che inseriscono guidatori umani in un contesto virtuale) vengono usati da anni per sviluppare vetture da corsa e addestrare piloti. CNH l'ha adattata per la prima volta al mondo al settore agricolo, cosa affatto banale, anche perché la dinamica di un trattore su terreno accidentato non somiglia affatto a quella di un'auto su un circuito: cambiano, tra le altre cose, le frequenze di vibrazione, i carichi sul telaio e le reazioni idrauliche. Il simulatore è stato quindi progettato quasi interamente in-house da un team di quindici ingegneri nel corso di diciotto mesi, senza appoggiarsi alle soluzioni già rodate di realtà come Ferrari o Dallara.
Il motivo per cui è stato creato questo simulatore non è la necessità di formare chi guida, ma di sviluppare la macchina prima che esista fisicamente. Il mezzo permette infatti ai tecnici di verificare il comportamento dinamico del veicolo in condizioni simulate con un livello di fedeltà molto alto, identificando problemi di progettazione che altrimenti emergerebbero solo durante i test sul campo, con tutto quello che comporta in termini di costi, tempi e logistica. Inviare un prototipo fisico dall'altra parte del mondo per testarlo durante la giusta stagione del raccolto, ad esempio, è un'operazione lenta, costosa e dipendente da fattori che non si controllano. Poterlo fare in un'unica stanza, con le pareti nere che amplificano l'effetto immersivo, è tutt'altra cosa.

Il resto dell'ecosistema
Il simulatore è però solo il primo stadio di un processo composto da tre fasi. La seconda è la Cella di Collaudo Multi-Dyno, un ambiente controllato dedicato alla validazione dei sistemi powertrain e dei componenti elettrici, dove l'hardware reale viene messo a confronto con i modelli virtuali sviluppati nella fase precedente.
Si passa poi a una pista di collaudo per sensori avanzati, con tanto di simulazione meteorologica completa, utile per verificare con altissima ripetibilità i sistemi di guida autonoma che stanno progressivamente entrando nelle macchine agricole di nuova generazione. Tre fasi in sequenza, un flusso continuo di dati che genera quello che CNH chiama un loop virtuoso: ogni test alimenta il modello digitale e ogni aggiornamento del modello migliora il test successivo. Il risultato dichiarato è una riduzione dei tempi di arrivo sul mercato (time to market) superiore al 30%, con un impatto anche sulla sostenibilità ambientale perché meno prototipi fisici significano meno carburante consumato nelle attività di collaudo.
L'altra metà dell'investimento riguarda invece la logistica. Accanto al polo di simulazione, CNH ha installato un magazzino automatizzato basato sulla tecnologia AutoStore, un sistema di origine norvegese che funziona come una griglia tridimensionale ad alta densità dove robot su batteria si muovono orizzontalmente per recuperare i componenti richiesti e consegnarli direttamente agli operatori. Non sono più le persone a cercare i pezzi, ma sono questi ultimi a raggiungere le persone. Il sistema occupa duemila metri quadrati, gestisce fino a 550 ricambi all'ora e porta il tempo di prelievo da circa quindici minuti a meno di trenta secondi. E c'è di più: la densità di stoccaggio aumenta del 70% rispetto a un magazzino tradizionale, e il consumo energetico si riduce del 93% rispetto ai sistemi tradizionali. Da questo hub modenese vengono serviti oltre 1.200 concessionari e officine in tutta Europa, con una disponibilità garantita dei ricambi entro 24 ore. Non numeri da poco, insomma.
La Tractor Valley cresce
Mettere nello stesso sito la simulazione di sviluppo prodotto e la logistica dei ricambi non è affatto una scelta casuale. Una macchina agricola vive anni nei campi e nei cantieri, e il servizio post-vendita accompagna tutta la sua vita operativa ben oltre il lancio commerciale. Un difetto identificato nella fase di simulazione può diventare in tempi rapidi un ricambio disponibile in magazzino, così come un guasto stagionale in un'officina remota può essere risolto prima che consumi una giornata di lavoro. La catena che va dalla progettazione alla consegna del pezzo, quindi, si accorcia, e lo fa in modo misurabile.
Sullo sfondo di tutto questo c'è però una riflessione più ampia sul ruolo del territorio. Modena è Motor Valley per la tradizione automobilistica, ma è Tractor Valley per una storia industriale altrettanto radicata e meno celebrata. CNH vuole così rendere le due cose complementari, non concorrenti, attraverso collaborazioni con l'Università di Bologna e con Unimore, che hanno permesso all'azienda di accedere a competenze esterne e di far leva su talenti interni.
San Matteo è, in questo senso, un laboratorio che guarda all'università vicina tanto quanto alle pratiche di progettazione dell'automotive globale. Ed è solo il primissimo passo di un percorso ben più lungo, che passa per il digital twin e per un'integrazione sempre più spinta tra il mondo virtuale e quello reale.
Articolo sponsorizzato da CNH Italia