I RayNeo GT Max ci hanno convinti soprattutto in un posto in cui un monitor tradizionale smette di essere pratico: in viaggio. Li abbiamo usati in treno, in aereo e in hotel, collegandoli a smartphone e notebook, e in più di un'occasione abbiamo lavorato su Premiere con un grande schermo virtuale davanti agli occhi. È qui che hanno più senso: non provano a sostituire lo smartphone, ma trasformano quasi qualsiasi dispositivo compatibile in un display privato e molto più grande.
La differenza rispetto agli smart glasses con fotocamera e assistente AI è netta. I GT Max non hanno fotocamere né una batteria propria. Si collegano via USB-C a un dispositivo con uscita video e ricevono da lì segnale e alimentazione. Il vantaggio è un prodotto relativamente leggero e immediato. Il limite è che restano legati a un cavo e consumano la batteria del dispositivo collegato.
Uno schermo enorme, ma i pollici vanno interpretati
Dentro la montatura ci sono due pannelli Micro-OLED da 0,6 pollici con risoluzione Full HD, uno per occhio, refresh rate fino a 120 Hz e un campo visivo di 59 gradi. RayNeo permette di scegliere tra tre dimensioni virtuali equivalenti, 227, 267 e 307 pollici. Sono numeri che descrivono la dimensione apparente dello schermo, non una diagonale fisica paragonabile a quella di un televisore.
La sensazione è comunque quella di avere davanti una superficie molto ampia. Il campo visivo aiuta e rende i GT Max più immersivi rispetto a molti display indossabili. È lo stesso filone dei ROG XREAL R1 che abbiamo provato nei mesi scorsi, ma qui il focus è più trasversale tra video, lavoro e mobilità.

Per lavorare funzionano meglio di quanto pensassimo
La parte più interessante della nostra prova non è stata guardare un film, ma usare i GT Max come monitor per il notebook. Abbiamo montato video su Premiere anche per sessioni lunghe, lavorando sulla timeline e sui dettagli dell'interfaccia senza particolari difficoltà. La nitidezza è buona e il testo resta leggibile, anche se un monitor fisico continua a essere più riposante e preciso quando si lavora per molte ore.
Dopo un utilizzo prolungato l'affaticamento visivo si sente. Anche i 78 grammi sono pochi rispetto a un visore tradizionale, ma molti rispetto a normali occhiali. La vestibilità conta parecchio: RayNeo vende il GT Max in tre taglie basate sulla distanza interpupillare, cioè la distanza tra le pupille, per mantenere l'immagine correttamente allineata.
Lo schermo può seguirci oppure restare fermo
Il tracciamento 3DoF consente di decidere come deve comportarsi il display virtuale. Può seguire i movimenti della testa, attenuarli oppure restare ancorato in una posizione nello spazio. Quest'ultima modalità è quella che abbiamo preferito per lavorare: girando la testa, lo schermo rimane dove lo avevamo lasciato e si comporta molto più come un monitor reale.
Non va confuso con un dispositivo come Apple Vision Pro. Il sistema rileva la rotazione della testa, ma non permette di camminare attorno a finestre virtuali o posizionare liberamente applicazioni nella stanza. È un display spaziale, non un computer spaziale completo.
Il punto debole oggi è ancora il software
L'hardware ci è sembrato più maturo del software. Durante la nostra prova la RayNeo XR App non gestiva ancora il GT Max in modo completo, rendendo meno immediate alcune funzioni, compresa la conversione dei contenuti 2D in 3D. Anche la configurazione dell'audio integrato ci ha richiesto qualche tentativo in più del previsto. RayNeo dichiara quattro speaker sviluppati con Bang & Olufsen e audio spaziale con head tracking.
Per i contenuti compatibili c'è inoltre il supporto al Dolby Vision, ma soltanto abbinando gli occhiali al Pocket TV Pro. Il chip Vision 4000 gestisce invece l'elaborazione dell'immagine. Sono funzioni interessanti, ma nell'uso quotidiano il vantaggio più concreto resta molto più semplice: portarsi dietro uno schermo enorme senza portarsi dietro uno schermo.
Al momento della pubblicazione i RayNeo GT Max costano 459 euro in promozione sul sito europeo, contro un prezzo regolare di 489 euro. Non sostituiscono un monitor da scrivania e non sono adatti a tutti. Per chi viaggia spesso, lavora fuori casa o vuole guardare contenuti in privato, però, questa categoria sta iniziando ad avere una logica molto più concreta.