Perché le papere robotiche Microduck piacciono così tanto

Dalle papere di Pollen Robotics alla lampada Mori di OKA: gioco, software aperto e compagnia raccontano due strade diverse per portare la robotica nelle nostre case


Perché le papere robotiche Microduck piacciono così tanto

Quattro piccole papere robotiche sul palco con Jensen Huang spiegano l’attrattiva della robotica domestica meglio di molte promesse sugli assistenti del futuro. I Microduck della startup francese Pollen Robotics, protagonisti della dimostrazione Nvidia dello scorso 21 ottobre a Berlino, camminano, si siedono e si rialzano. Ma il motivo per seguirli oltre il video virale è un altro: chi li acquista può modificare il software e insegnare loro nuovi movimenti.

Il progetto mette insieme un prezzo relativamente accessibile, un aspetto riconoscibile e strumenti di sviluppo pubblici, una combinazione di fattori che può portare la sperimentazione sulle scrivanie di appassionati e studenti. Con una distinzione da tenere bene a mente, ovvero che avere un robot in salotto non significa ancora avere qualcuno che ci riordini il salotto o ci prepari da mangiare.

Microduck, una papera da programmare

Presentato lo scorso agosto, Microduck è un bipede alto circa 25 centimetri, con 15 motori e un becco articolato che può afferrare piccoli oggetti. Una fotocamera e sensori di profondità e movimento gli forniscono informazioni sull’ambiente e sulla propria posizione. Secondo Pollen, può rialzarsi in autonomia dopo una caduta e pattinare con gli appositi accessori.

Non serve saper programmare per iniziare: nella confezione è incluso un controller e il robot dispone di comportamenti già pronti. Chi vuole andare oltre può intervenire sul codice, creare nuove sequenze e sperimentare. È aperto il software, mentre il progetto hardware non è open source. Ma le capacità disponibili all’acquisto possono essere ampliate anche dalla comunità, un approccio simile alla ricerca sulle mani robotiche accessibili e programmabili, dove abbassare il costo degli esperimenti permette a più persone di contribuire.

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Prima impara nel mondo virtuale

Insegnare a una macchina a camminare non richiede necessariamente di scrivere ogni singolo movimento dei motori. Si può partire da una copia virtuale del robot, chiamata digital twin, che ne riproduce le proprietà fisiche. Migliaia di esemplari simulati provano contemporaneamente a raggiungere un obiettivo, per esempio avanzare senza cadere.

Il metodo si chiama apprendimento per rinforzo (in inglese "reinforcement by learning") e prevede che un sistema assegni ricompense ai risultati desiderati e penalizzi quelli sbagliati. Attraverso molti tentativi, il modello affina così il controllo. La simulazione considera elementi come massa, contatti e attrito, così gli esperimenti possono avvenire senza far cadere continuamente il robot reale.

Il comportamento appreso viene poi trasferito alla macchina fisica. Non è un passaggio infallibile: pavimenti, motori e piccoli giochi meccanici possono comportarsi diversamente dal modello virtuale. Servono verifiche e correzioni, ma una parte consistente delle prove può essere svolta prima di accendere l’hardware.

Il ruolo di NVIDIA e del cloud

Nella dimostrazione raccontata da Nvidia, un agente software ha aiutato a preparare un percorso in Isaac Sim, inviato l’addestramento al cloud e riportato il modello su un computer RTX Spark per valutarlo prima del trasferimento al Microduck. Isaac Lab è invece l’ambiente Nvidia dedicato all’addestramento dei robot in simulazione.

La piattaforma pubblica di Pollen segue una strada distinta, basata sul simulatore MuJoCo. Il repository prevede una GPU Nvidia compatibile per l’addestramento locale, oppure risorse cloud attraverso Hugging Face. Non è quindi necessario possedere personalmente una scheda grafica potente, ma addestrare nuovi comportamenti richiede comunque competenze tecniche e risorse di calcolo.

A ottobre 2026 il negozio ufficiale indica 340 euro, prima di tasse e spedizione. Le attese di quattro o sei mesi riportate dalla stampa mostrano il problema produttivo dietro il successo, ma non costituiscono una data garantita per ciascun ordine. La comparsa con Huang arriva peraltro dopo il forte interesse registrato già al lancio.

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Mori cerca posto sul comodino

Altri progetti cercano una strada diversa. Mori, di OKA, ha l’aspetto di una lampada a fungo e combina luce, suoni e movimenti per reagire alla presenza delle persone. L’azienda lo propone come oggetto da compagnia e d’arredo, capace di portare in casa esperienze luminose e sonore ispirate alla natura.

Non ha lo stesso ruolo di piattaforma programmabile di Microduck. Mostra però che la robotica domestica può cercare spazio attraverso il gioco, la curiosità e l’interazione, senza promettere subito lavori complessi. Per Microduck, la prova più interessante arriverà dopo le consegne: capire se le persone continueranno a costruirci qualcosa quando avranno già visto tutte le mosse preinstallate.

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