Tre settimane con iPhone Duo: una questione di prospettiva

Abbiamo provato il primo iPhone pieghevole, tra un hardware sorprendentemente maturo, un software ancora da affinare e un formato che cambia tutto


Tre settimane con iPhone Duo: una questione di prospettiva

Ho perso il conto di quante persone mi abbiano chiesto cosa ne pensassi di iPhone Duo. Amici, conoscenti, familiari, utenti che ci seguono, persino chi non mostra particolare interesse per gli smartphone. Faccio davvero fatica a ricordare un altro telefono capace di suscitare tanta curiosità fuori dalla cerchia degli appassionati. Del resto, del primo iPhone pieghevole si parla da anni, tra brevetti, render non ufficiali e indiscrezioni che hanno alimentato l'attesa creandone quasi un mito. A settembre Apple lo ha finalmente annunciato, il 23 ottobre è arrivato sul mercato e per ora comprarne uno non è semplicissimo: le prime scorte sono andate rapidamente esaurite e alcune consegne sono già slittate al 2027.

Ho avuto la possibilità di provarlo per circa tre settimane grazie a un esemplare messo a disposizione da Apple che adesso tocca restituire, un periodo che mi ha permesso di conoscere il Duo a sufficienza, ben consapevole che un periodo limitato non basti certo a valutarne la resistenza nel tempo.

Quando Samsung ha presentato il primo Galaxy Fold nel 2019, dopotutto, i pieghevoli erano ancora un esperimento e le prime generazioni avevano difetti non trascurabili. Da allora il mercato è maturato parecchio, Samsung è arrivata all'ottava generazione, Huawei e Honor hanno lavorato molto sulla riduzione degli spessori, le cerniere sono diventate più sofisticate e persino la piega al centro dello schermo, per anni uno dei compromessi più evidenti, oggi si nota meno. Apple entra in una categoria che ha già avuto il tempo di correggere parecchi errori di gioventù, con il vantaggio di poter osservare il lavoro dei concorrenti, ma anche con aspettative altissime da parte di chi conosce bene l'iPhone e pretende di ritrovare la stessa cura anche in questo formato.

Il design è wow

Apple ha scelto una scocca corta e larga, con proporzioni quasi da passaporto che Samsung ha anticipato qualche mese prima con il Galaxy Z Fold8, una coincidenza non troppo curiosa considerando che è proprio Samsung Display a produrre il pannello di Duo. Il pieghevole della Mela riprende i bordi cromati e quella ricerca di essenzialità e spessori estremamente contenuti che avevamo già visto con iPhone Air, arrivando persino a superarlo in sottigliezza quando è aperto, con appena 5,2 millimetri contro 5,6. Apprezzabilissimo il lavoro fatto sulle finiture, sull'assemblaggio e sull'integrazione della cerniera, che sembra parte integrante della scocca anziché un elemento aggiunto successivamente. Per me è il pieghevole più bello ed elegante prodotto finora, discorso chiuso (non mi aspettavo niente di diverso da un brand che ha sempre fatto del design una delle sue cifre, dopotutto).

Il telaio è realizzato in titanio di grado 5 e la cerniera, composta da oltre cento elementi, si apre e si chiude con un movimento fluido e ben calibrato, senza che si avvertano giochi tra le due metà del telefono, mentre la chiusura magnetica dà grande soddisfazione. Un meccanismo particolarmente complesso, chiamato non soltanto a garantire un movimento fluido, ma anche ad accompagnare la flessione del pannello interno e a distribuirne le sollecitazioni lungo la zona centrale.

Una volta richiuso, lo spessore arriva a 11,3 millimetri, mentre il peso di 254 grammi si fa sentire soprattutto nell'utilizzo con una mano, complice anche una larhgezza che richiede un'impugnatura diversa da quella di uno smartphone tradizionale. Non è certamente il pieghevole più leggero né il più sottile in commercio, ma le dimensioni rimangono ragionevoli per un dispositivo di questa categoria e, soprattutto, non ho mai avuto la sensazione di doverlo maneggiare con particolare cautela per timore della sua struttura.

Al movimento della cerniera si accompagna un passaggio tra i due display altrettanto curato, con iOS che trasferisce l'applicazione in uso dal pannello esterno a quello interno senza mai interromperne l'esecuzione, adattando i contenuti attraverso una riuscitissima animazione che segue l'apertura del telefono (già copiata da qualche competitor). 

Il display interno è uno dei migliori che abbia provato

Apple ha scelto un pannello interno OLED Super Retina XDR da 7,6 pollici, con risoluzione di 1878 × 2670 pixel, tecnologia ProMotion fino a 120 Hz e luminosità di picco dichiarata di 3.000 nit all'aperto. Le specifiche sono quelle che ci si aspetta da uno smartphone di fascia altissima, ma raccontano soltanto una faccia della medaglia, perché una delle chicche che eleva il Duo rispetto agli altri pieghevoli è il trattamento nanotexture applicato alla superficie interna.

Il rivestimento opaco diffonde la luce anziché rifletterla direttamente e la differenza si nota quando si utilizza il telefono all'aperto, oppure in un ambiente con finestre o fonti luminose alle spalle. Su una superficie così ampia i riflessi possono diventare particolarmente fastidiosi, mentre con Duo rimangono molto più contenuti e raramente mi sono trovata a dover cambiare inclinazione per leggere qualcosa. Anche al tatto il pannello è piacevolissimo, ha una consistenza satinata che ricorda vagamente quella di uno schermo e-ink, pur conservando la fluidità e la risposta immediata di un OLED.

Il trattamento aiuta anche a rendere meno evidente la piega centrale, sulla quale Apple ha lavorato attraverso una struttura multistrato pensata per accompagnare il movimento del display. Non è del tutto scomparsa e non potrebbe esserlo (emerge più marcatamente dopo qualche settimana), ma è una cosa del tutto normale e prevedibile.

Naturalmente nanotexture modifica un pochino la resa delle immagini. I colori appaiono leggermente meno vividi rispetto a quelli di un OLED lucido e, soprattutto in presenza di molta luce ambientale, i neri possono sembrare meno profondi. Chi è abituato a schermi particolarmente brillanti se ne accorgerà nel confronto diretto, anche considero il miglioramento nella leggibilità ben più importante di questa piccola rinuncia nella resa percepita del contrasto.

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Mi ha sorpreso quanto abbia utilizzato questo display anche quando non ne avevo una reale necessità, al contrario di quanto successo con altri foldable. L'ho usato molto più da aperto che da chiuso, forse anche perché lo schermo esterno è davvero compatto e perché, ribadisco, ho trovato la finitura opaca irresistibile. Ma un passo alla volta.

Lo schermo esterno

Il pannello esterno misura 5,4 pollici, con risoluzione di 1398 × 2034 pixel e le stesse caratteristiche principali di quello interno, compreso il refresh rate adattivo fino a 120 Hz, ma la sua ampiezza è per ovvi motivi sensibilmente inferiore a quella degli smartphone ai quali ci siamo abituati negli ultimi anni. Potrebbe sembrare un ritorno a dimensioni più compatte, che qualcuno potrebbe persino apprezzare, ma nell'utilizzo il limite si avverte soprattutto nella quantità di contenuti che riesce a mostrare (sebbene l'ergonomia sia ottima).

Ad esempio la tastiera occupa una buona porzione dello schermo e lascia poco spazio alla conversazione che si sta leggendo, nel caso delle app di messaggistica. Anche alcune pagine web e applicazioni con molti elementi disposti verticalmente costringono a scrollare più spesso del normale. Da Cupertino si è cercato di recuperare spazio spostando alcuni elementi dell'interfaccia lungo il margine destro, a cominciare dalle barre di navigazione e da diversi controlli che normalmente troviamo nella parte superiore o inferiore delle applicazioni. La soluzione è interessante e in alcuni casi funziona bene, ma non tutte le app sono ancora state adattate con la stessa attenzione. Ci sono interfacce nelle quali la disposizione laterale sembra naturale, mentre altre finiscono per lasciare aree inutilizzate o collocare comandi in posizioni poco intuitive, specialmente quando si passa continuamente dallo schermo esterno a quello interno.

Non mi convince del tutto nemmeno la nuova barra di stato circolare, che concentra in uno spazio ridotto informazioni come segnale cellulare, Wi-Fi e batteria. Comprendo l'esigenza di liberare spazio verticale, ma continuo a trovare più immediata la disposizione tradizionale, soprattutto per informazioni che normalmente siamo abituati a controllare con un'occhiata.

Con le app giuste, iOS mostra cosa potrebbe diventare

L'arrivo di iPhone Duo ha richiesto ad Apple un lavoro importantissimo sulle interfacce, perché per sfruttare uno schermo da 7,6 pollici non sarebbe bastato ingrandire le applicazioni esistenti. Sono stati quindi introdotti nuovi layout adattivi, capaci di riorganizzare contenuti e controlli in base allo spazio disponibile, senza limitarsi a riproporre sul telefono le versioni delle app già sviluppate per iPad.

Quando un'applicazione è stata ripensata con attenzione per questo formato, il risultato è ottimo: alcune mostrano più contenuti contemporaneamente, altre sfruttano colonne aggiuntive o una diversa disposizione degli strumenti, mantenendo un'interfaccia coerente anche nel passaggio da uno schermo all'altro. La differenza rispetto a un semplice ingrandimento è evidente, perché la superficie aggiuntiva viene utilizzata per migliorare la navigazione e l'accesso alle funzioni, anziché limitarsi a mostrare gli stessi elementi su scala maggiore.

Il problema è che, almeno per il momento, la qualità dell'esperienza cambia parecchio da un'applicazione all'altra. Molte non sono ancora state ottimizzate e vengono visualizzate con bande nere ai lati, altre occupano l'intero display senza riorganizzare davvero i contenuti, mentre alcuni controlli finiscono in posizioni poco pratiche. Persino applicazioni sviluppate dalla stessa Apple, come quella dell'Apple Store, potrebbero sfruttare meglio la superficie interna.

Il problema non riguarda però soltanto Apple: anche dopo anni e anni di sviluppo, sui pieghevoli Android continuano a esserci applicazioni che sfruttano bene lo schermo interno e altre che si limitano a ingrandire l'interfaccia pensata per uno smartphone tradizionale, come avevamo già osservato nella nostra recensione del Galaxy Z Fold8. Una cosa accettabilissima alla prima generazione, un po' meno all'ottava.

Apple parte comunque da una posizione favorevole rispetto al mondo Android, perché deve gestire un numero molto più limitato di configurazioni hardware e può fornire agli sviluppatori indicazioni precise sulle proporzioni e sul comportamento delle interfacce. È quindi ovvio che la situazione migliori nei prossimi mesi, man mano che arriveranno gli aggiornamenti delle applicazioni, anche se oggi il software rimane uno degli aspetti meno convincenti di Duo.

Il multitasking poteva essere molto più flessibile

La possibilità di utilizzare due applicazioni affiancate è la cifra di tutti i pieghevoli e, almeno sulla carta, una delle ragioni per cui avrebbe senso preferirlo a uno smartphone tradizionale. Con Split View si possono aprire due app contemporaneamente sul display interno, consultare contenuti differenti e salvare le combinazioni utilizzate più spesso, in modo da recuperarle rapidamente attraverso la schermata del multitasking.

La funzione è semplice da utilizzare e nelle situazioni meno impegnative può essere molto comoda, soprattutto quando si vuole tenere aperto un documento accanto a una pagina web o confrontare due contenuti o se si vogliono allegare rapidamente file, foto o video a mail e messaggi. Trovo però un po' rigido il fatto che le applicazioni debbano occupare sempre il 50% dello schermo ciascuna, senza consentire di spostare il divisore centrale. Se sto leggendo un documento mentre tengo aperta una conversazione, ad esempio, vorrei poter lasciare alla chat soltanto lo spazio necessario e dedicare il resto della superficie al testo, mentre sul Duo devo accettare due finestre uguali nelle dimensioni anche con esigenze diverse. Altro piccolo neo: Split View affiancato funziona (per ora) soltanto in orizzontale e passando alla posizione verticale si torna alla visualizzazione di una singola applicazione.

Esiste naturalmente il Picture in Picture, che permette di mantenere alcuni video visibili mentre si utilizza un'altra app, ma dipende dal supporto dei singoli servizi e non offre la stessa libertà di una gestione delle finestre più completa. Diversi pieghevoli Android consentono invece di ridimensionare le applicazioni, aprire finestre flottanti e utilizzare contemporaneamente più di due programmi, anche se questa flessibilità può produrre interfacce disordinate e poco piacevoli quando si esagera con il numero di elementi sullo schermo. Capisco che Apple abbia preferito un'impostazione più controllata, ma continuo a pensare che il multitasking avrebbe meritato un lavoro più ambizioso. 

Con iOS 27.2 è arrivato nel frattempo il supporto ad Apple Pencil USB-C, utilizzabile su entrambi gli schermi per prendere appunti, annotare documenti e intervenire sulle immagini. La Pencil Pro non è compatibile, mentre tra le altre novità dell'aggiornamento troviamo Edge Light, che illumina i bordi del display per migliorare la luce sul volto durante le videochiamate.

Touch ID, fotocamere e compromessi del formato

Il passaggio a una struttura pieghevole ha richiesto ad Apple alcune rinunce rispetto agli iPhone tradizionali e una delle più evidenti nell'utilizzo quotidiano riguarda il sistema di sblocco. Face ID lascia il posto a Touch ID, integrato nel pulsante laterale, una soluzione che funziona bene sia con il telefono aperto sia da chiuso, ma alla quale ho faticato un po' a riabituarmi dopo anni di riconoscimento del volto. Il sensore è rapido e affidabile, eppure continua a sembrarmi meno pratico dover cercare fisicamente il pulsante per sbloccare il dispositivo o autorizzare un pagamento, soprattutto quando la posizione delle dita cambia continuamente in base al modo in cui si impugna il telefono.

Non mi ha convinta neppure la posizione dei tasti del volume, collocati nella parte superiore della cornice e piuttosto scomodi da raggiungere durante le chiamate. Con il tempo si impara naturalmente dove si trovano, ma la loro disposizione rimane meno intuitiva di quella alla quale siamo abituati e contribuisce a rendere alcune operazioni molto comuni un po' più macchinose del necessario.

Per il comparto fotografico Apple ha scelto due sensori posteriori Fusion da 48 megapixel, uno principale da 26 mm con apertura f/1.6 e uno ultra-grandangolare da 13 mm con apertura f/2.2. Non c'è un modulo teleobiettivo dedicato, mentre lo zoom 2x viene ottenuto sfruttando la porzione centrale del sensore principale, con una risoluzione di 12 megapixel. È una configurazione meno versatile rispetto a quella degli smartphone orientati alla fotografia, ma si sa che i pieghevoli, per vincoli strutturali differenti, per ora non potranno mai puntare su di essa. 

La fotocamera principale mi ha comunque sorpreso positivamente, soprattutto per il livello di dettaglio e per la gestione della gamma dinamica, con risultati che ho trovato convincenti nella maggior parte delle situazioni quotidiane. La mancanza di una focale tele dedicata rimane l'unico vero limite quando si vogliono fotografare soggetti lontani, perché il ritaglio del sensore non può sostituire completamente la flessibilità offerta da un modulo ottico aggiuntivo, ma nel complesso Apple è riuscita a ottenere un risultato equilibrato considerando lo spessore del dispositivo.

Il formato permette anche di sfruttare le fotocamere posteriori per i selfie, utilizzando il display esterno come mirino, mentre Duo Preview consente alla persona fotografata di controllare l'inquadratura in tempo reale, molto utile soprattutto per chi gira contenuti e per gli scatti di gruppo, così come può tornare comoda la possibilità di appoggiare il telefono parzialmente piegato per effettuare riprese senza un supporto esterno. Il display frontale ospita inoltre una fotocamera Center Stage da 12 megapixel, mentre sul pannello interno Apple ha scelto una soluzione sotto lo schermo, più discreta ma qualitativamente meno convincente per gli scatti, soprattutto con poca luce (ma molto più per FaceTime).

Autonomia, prestazioni e resistenza

Il processore A20 Pro offre tutta la potenza necessaria per gestire senza difficoltà le applicazioni e il passaggio tra i due display, con una fluidità che rimane elevata anche quando si utilizzano funzioni più impegnative. Apple ha integrato una camera di vapore per migliorare la dissipazione del calore, un accorgimento importante considerando lo spessore ridotto della scocca, anche se alcuni utenti hanno segnalato temperature piuttosto elevate durante sessioni prolungate di registrazione video, giochi e videochiamate (non è il nostro caso).

Sull’autonomia, devo dire che mi aspettavo qualche compromesso in più, soprattutto considerando la categoria e lo spessore del dispositivo (e quanto spesso mi sono ritrovata a utilizzare il display interno). In queste tre settimane la batteria si è comportata bene, permettendomi generalmente di arrivare a sera senza dover ricorrere a una ricarica intermedia, anche se il margine si riduce quando si trascorrono molte ore sul pannello da 7,6 pollici. Apple dichiara fino a 24 ore di utilizzo tipico (calcolato considerando un impiego equilibrato dei due schermi, mentre nei test di riproduzione video si arriva a 44 ore sul pannello esterno e a 31 su quello interno), con due batterie integrate nelle rispettive metà del telefono per una capacità complessiva di circa 4.883 mAh, e considerando le caratteristiche di Duo trovo che il risultato sia più che soddisfacente. 

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Un discorso a parte merita la resistenza del display interno, inevitabilmente più delicato rispetto a quello di un telefono non foldable. Sul Duo è stata utilizzata una struttura composta da diversi strati e materiali capaci di accompagnare la flessione del pannello, mentre la cerniera deve distribuire le sollecitazioni lungo la zona centrale. La certificazione IP68 è un plus ma non significa che il dispositivo possa essere trattato senza particolari attenzioni, soprattutto in presenza di sabbia o particelle abrasive che potrebbero interferire con il movimento della cerniera.

Apple ha previsto anche la sostituzione separata dello strato superficiale del display interno, con un costo di 55 euro in Italia che scende a 19 euro con AppleCare+, una cosa molto apprezzabile (e non scontata) che consente di intervenire su una componente particolarmente esposta senza dover per froza sostituire l'intero schermo, operazione che avrebbe costi molto più elevati.

Nelle prime settimane di commercializzazione sono inoltre comparse alcune segnalazioni di rotture del pannello interno, spesso in punti simili vicino alla cerniera. Apple ha confermato di essere a conoscenza di un problema che interessa un numero limitato di unità e ha invitato gli utenti coinvolti a contattare AppleCare per la sostituzione, senza però indicare una causa tecnica definitiva o fornire numeri precisi sull'estensione del fenomeno.

Durante le nostre tre settimane di prova non abbiamo riscontrato problemi, ma sarebbe prematuro trarre conclusioni sulla resistenza di un dispositivo così particolare dopo un periodo di fatto abbastanza breve.

Conclusioni

iPhone Duo parte da 2.369 euro nella versione da 256 GB, sale a 2.619 euro con 512 GB e a 3.119 euro con 1 TB, mentre il modello da 2 TB arriva addirittura a 3.869 euro. Costa quindi più di gran parte dei pieghevoli Android di fascia alta, che appartengono già a una delle categorie più costose del mercato, e a queste cifre diventa difficile consigliarlo senza considerare attentamente le proprie abitudini e, soprattutto, quello che si è disposti a sacrificare pur di avere uno schermo più grande sempre a disposizione.

Personalmente mi piacerebbe continuare a utilizzare Duo, ma faccio fatica a immaginarlo come unico smartphone, almeno in questa prima generazione (anche e soprattutto per la questione fotocamera, utilizzando spesso iPhone come strumento di lavoro). Lo vedrei piuttosto come un secondo dispositivo, per chi ha la possibilità di concedersi una spesa del genere e vuole sperimentare un formato che, nonostante alcuni limiti, offre un'esperienza diversa da quella di un telefono tradizionale. Resta però una scelta difficile da giustificare sul piano della convenienza, soprattutto se l'interesse principale è avere più spazio per leggere, consultare documenti o lavorare con le immagini.

In quest'ultimo caso, credo abbia molto più senso affiancare uno smartphone tradizionale al nuovo iPad mini, di cui abbiamo parlato nella nostra recente recensione. Con 759 euro ci si porta a casa un tablet OLED da 8,5 pollici, più grande del pannello interno di Duo, con un'interfaccia pensata per quel formato e la compatibilità con Apple Pencil Pro. Certo, sono due dispositivi da portarsi dietro e il vantaggio del pieghevole è proprio quello di riunirli in un unico oggetto, ma per molte persone la combinazione rimane più versatile e, a seconda dello smartphone scelto, anche decisamente meno costosa.

Questo non toglie che iPhone Duo mi abbia convinta più di quanto immaginassi e che la prospettiva di restituirlo non mi entusiasmi affatto. Il desiderio di continuare a usarlo, però, è una cosa, consigliarne l'acquisto a oltre 2.300 euro è un'altra, soprattutto quando alcuni dei suoi compromessi riguardano proprio le operazioni quotidiane che un iPhone dovrebbe rendere semplici. Per quanto mi riguarda, è un prodotto che oggi comprerei più per il piacere di averlo che per una reale necessità, ma è una considerazione che vale per buona parte dei pieghevoli in commercio e che non toglie nulla ai meriti di iPhone Duo, già alla prima generazione uno dei più riusciti della categoria.

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