Per mesi si è pensato che il 18 Pro avrebbe finalmente ripulito il frontale di iPhone. Face ID sotto allo schermo, Dynamic Island ridotta drasticamente o addirittura assente, fotocamera frontale spostata: le anticipazioni sono cambiate diverse volte all'avvicinarsi del lancio del 9 settembre.
Alla fine Apple è stata molto più prudente, anche perché il dispositivo chiamato a rompere davvero con il passato è iPhone Duo, il primo pieghevole di Cupertino, che ha rubato parte della scena ai due Pro. In una lineup già piuttosto anomala manca inoltre iPhone 18, il modello base, che secondo le indiscrezioni arriverà soltanto nella prima parte del 2027.
È anche il primo lancio Apple con John Ternus nel ruolo di CEO, a pochi giorni dal passaggio di consegne con Tim Cook. Ma nel caso dell’iPhone il cambio al vertice non coincide certo con un cambio di mano sull’hardware: Ternus ha guidato per anni l’Hardware Engineering di Apple ed era quindi già una delle figure centrali dietro allo sviluppo dei prodotti che oggi si trova a presentare da amministratore delegato. Forse anche per questo iPhone 18 Pro e 18 Pro Max hanno un’impostazione molto più evolutiva che di rottura.
I due modelli restano infatti piuttosto fedeli alla generazione precedente: la Dynamic Island c’è ancora, anche se più piccola, mentre le modifiche più sostanziose sono finite altrove, nella fotocamera, nel nuovo A20 Pro e nella gestione di calore e consumi. L’apertura variabile, invece, era uno dei rumor più realistici ed è arrivata davvero su entrambi i modelli. Ed è la novità da cui vale la pena cominciare.
La fotocamera cambia apertura
Apple non ha aumentato la risoluzione della fotocamera principale, che rimane una Fusion da 48 megapixel, ma ha lavorato su quello che si trova davanti al sensore, introducendo per la prima volta su iPhone un diaframma fisico ad apertura variabile.
Sei lamelle possono modificare l’apertura dell’obiettivo e quindi la quantità di luce che raggiunge il sensore. Cambia anche la profondità di campo, entro gli inevitabili limiti imposti dalle dimensioni dell’ottica di uno smartphone. È una cosa diversa dal ritratto sfocato via software a cui siamo abituati: qui a cambiare è davvero l’obiettivo.
Il sistema può funzionare automaticamente, lasciando decidere all’iPhone l’apertura più adatta alla scena, oppure essere controllato manualmente attraverso quattro impostazioni. Arrivano insieme anche i nuovi Pro Controls dell’app Fotocamera, con accesso a tempo di esposizione, bilanciamento del bianco, apertura e istogramma. Apple sta insomma recuperando dentro l’app di sistema parte dei controlli per i quali finora fotografi e videomaker si affidavano spesso a software esterni.
Anche sul video ci sono interventi interessanti: gli effetti Cinema possono essere applicati dopo la registrazione ai filmati fino a 60 fps e i time-lapse possono ora essere registrati in 4K Dolby Vision HDR.

Una foto originale da conservare insieme a quella modificata
La fotocamera introduce anche una funzione che ha poco a che vedere con la qualità dello scatto e molto con il problema, sempre più serio, dell’autenticità delle immagini. Si chiama Apple Reference Image e, quando viene utilizzata, iPhone conserva i dati firmati provenienti direttamente dal sensore e genera attraverso Private Cloud Compute un’immagine di riferimento che può essere visualizzata accanto alla foto finale. In pratica, una sorta di negativo digitale con cui verificare cosa avesse effettivamente registrato la fotocamera prima di eventuali modifiche.
È facile capire perché Apple citi esplicitamente fotografia e fotogiornalismo. In un momento in cui rimuovere un soggetto, aggiungerne uno o rigenerare intere parti di una fotografia richiede ormai pochi secondi, avere una traccia dell’immagine originale può diventare molto più utile di quanto possa sembrare.
A questo si aggiungerà il supporto a SynthID per identificare contenuti generati o modificati con l’AI. C’è però un problema per gli utenti europei: Apple Reference Image non sarà disponibile in UE al lancio, mentre SynthID arriverà più avanti con un aggiornamento software.
A20 Pro arriva a 2 nanometri
Sul 17 Pro Apple aveva già cambiato parecchio il modo in cui l’iPhone gestisce il calore, introducendo una vapor chamber. Con il 18 Pro quel lavoro continua e diventa ancora più importante perché al centro del telefono c’è A20 Pro, il nuovo chip a 2 nanometri.
Apple dichiara il 50% di banda di memoria in più rispetto ad A19 Pro e una GPU a sette core fino al 40% più veloce. Il nuovo Dual Neural Engine conta complessivamente 32 core ed è pensato soprattutto per fotografia computazionale e modelli AI eseguiti direttamente sul dispositivo.
Più del picco di potenza sarà interessante capire quanto a lungo l’iPhone riesca a mantenerlo. La nuova camera di vapore ha una superficie tre volte superiore rispetto a quella del 17 Pro e Apple dichiara un miglioramento fino al 40% nelle prestazioni sostenute. Gaming, elaborazione video e AI sono proprio i carichi in cui la temperatura può diventare il limite prima ancora della potenza del chip.

La Dynamic Island, invece, è ancora lì
Il frontale è probabilmente l'aspetto di iPhone 18 Pro su cui i rumor si sono sbagliati. Per mesi si è parlato di componenti del Face ID nascosti sotto al display e, nelle ricostruzioni più aggressive, della fine della Dynamic Island. Ma non è successo. Apple l’ha resa più piccola e le permette ora di mostrare contemporaneamente fino a tre attività in tempo reale, ma Face ID continua a utilizzare quella stessa area del display. Chi aspettava un iPhone Pro “tutto schermo” dovrà aspettare almeno un’altra generazione (forse).

Il Pro Max guadagna soprattutto in batteria
Una parte del lavoro su chip e raffreddamento serve anche a consumare meno. Apple parla del maggiore incremento di autonomia mai ottenuto su un iPhone per il 18 Pro Max, aiutato da una batteria più grande e dall’efficienza di A20 Pro.
Migliora finalmente anche la velocità di ricarica: via cavo si può raggiungere il 50% in circa 15 minuti con un alimentatore compatibile. Cinque minuti collegati alla presa, secondo i test Apple, bastano sul Pro Max per circa sette ore di riproduzione video. Sono dati del produttore e, soprattutto sull’autonomia, bisognerà vedere cosa succede nell’utilizzo reale.
Nel frattempo Apple continua anche la sostituzione dei chip di terze parti. Il nuovo modem C2 è progettato internamente, promette consumi inferiori del 15% rispetto a C1X e lavora insieme al chip N1 per Wi-Fi 7, Bluetooth 6 e Thread.
Costano 150 euro in più
L’aumento più facile da misurare, almeno per adesso, è quello del listino. iPhone 18 Pro parte in Italia da 1.489 euro, mentre iPhone 18 Pro Max sale a 1.639 euro, sempre con 256GB di memoria di base. Lo scorso anno i due modelli partivano rispettivamente da 1.339 e 1.489 euro: sono 150 euro in più a parità di capacità.
Torna la colorazione nera, rimane l'argento e arrivano il ghiacciaio e borgogna. I preordini apriranno sabato 12 settembre, con disponibilità dal 18 settembre.