Honor Robot Phone alla prova: più videocamera che robot

La casa cinese porta sul mercato un’idea che sembrava destinata a restare un concept, con una fotocamera motorizzata che offre nuove possibilità a chi fa video


Honor Robot Phone alla prova: più videocamera che robot

Honor lo chiama Robot Phone, anche se il nome rischia di mettere in secondo piano la parte più interessante del progetto. Mostrato al Mobile World Congress di Barcellona nel marzo 2026 e arrivato sul mercato cinese ad agosto, è uno smartphone che introduce una deviazione piuttosto insolita in un settore dove, diciamocelo, distinguere un modello dall’altro è diventato talvolta difficile.

Ha infatti una fotocamera su un piccolo braccio motorizzato che esce dalla scocca che potrà anche annuire, scuotere la “testa” e muoversi a ritmo di musica, come abbiamo visto nelle dimostrazioni dell’azienda, ma soprattutto permette di riprendere con un sistema finora associato a videocamere tascabili come l'Osmo Pocket di DJI.

L’idea si rivolge a un pubblico preciso, quello di chi usa il telefono per realizzare video e vorrebbe maggiore controllo sulle riprese senza portare con sé un altro dispositivo. Ci riconosciamo abbastanza nella descrizione e, nella nostra prova di una settimana, lo abbiamo portato al Salone dell’Auto di Parigi, alternando le riprese delle vetture al parlato davanti all’obiettivo. Un impiego nel quale la comodità di avere tutto nello smartphone deve confrontarsi con le esigenze del lavoro, dai movimenti della camera ai file che si porteranno al montaggio.

Il telefono intorno alla fotocamera

L'intero "meccanismo" di Robot Phone trova posto nel vistoso modulo posteriore, dietro una copertura da far scorrere manualmente prima di attivarlo. A quel punto la fotocamera si solleva e può orientarsi indipendentemente dal telefono, mentre l’impugnatura e lo schermo restano nella posizione più comoda per chi riprende. Il gimbal, cioè il supporto motorizzato che compensa i movimenti su tre assi, interviene fisicamente sull’orientamento della camera.

Di fatto siamo abituati a smartphone che stabilizzano molto bene, ma nei quali la direzione dell’obiettivo rimane legata a quella del dispositivo. Qui si può invece cambiare l’inquadratura attraverso un joystick sul display, senza dover accompagnare ogni movimento con il polso, con il controllo tattile che richiede però di guardare lo schermo e non restituisce la stessa immediatezza di un comando fisico.

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Questa costruzione ha un costo anche in termini di ingombro: 248 grammi e 9,6 millimetri di spessore, esclusa la sporgenza delle fotocamere, lo rendono un telefono senz'altro impegnativo. È il primo compromesso da accettare, tanto più che quel peso si porta dietro anche quando bisogna soltanto rispondere a un messaggio.

Honor Robot Phone

Riprendere scegliendo come farlo muovere

Le modalità disponibili servono soprattutto a decidere quanto la fotocamera debba seguire la mano. Tilt Lock mantiene bloccata l’inclinazione verticale, utile per accompagnare una panoramica senza introdurre involontariamente movimenti verso l’alto o il basso. FPV, acronimo di First Person View, lascia invece che la ripresa segua anche le inclinazioni, per un risultato più vicino al punto di vista di chi tiene il telefono.

Sono comportamenti diversi, da scegliere in funzione della scena. Per raccontare un’auto, per esempio, una ripresa lungo la fiancata richiede una regolarità diversa da un movimento dentro l’abitacolo, dove interessa accompagnare lo sguardo fra sedili, schermi e dettagli. La stabilizzazione aiuta a controllare questi passaggi, anche se restano necessari attenzione alla camminata e un minimo di intenzione nel movimento.

Ci sono poi FPV Vertical e AI SpinShot, che consente rotazioni dell’inquadratura per ottenere transizioni ed effetti più marcati. Sono possibilità creative da usare quando servono, mentre per il lavoro quotidiano è probabilmente più interessante il tracciamento del soggetto: la camera può ruotare per seguirlo, anziché limitarsi a spostare un ritaglio dentro un’immagine fissa.

Per chi registra da solo, come accade anche spesso a noi, è un dispositivo molto utile in quanto lo si può appoggiare e muoversi davanti all’obiettivo con maggiore libertà. Potendo poi rivolgere verso di sé la fotocamera principale, si usa lo stesso sensore sia per il parlato sia per le altre riprese. 

I 2,8K e l’obiettivo che avremmo voluto

Honor Robot Phone

Con il gimbal attivo, la risoluzione massima di 2,8K è un piccolo compromesso, soprattutto per chi è abituato a girare in 4K e vuole conservare margine per il montaggio. Robot Phone esegue infatti un crop, cioè un ritaglio, sul sensore da 200 megapixel, per stabilizzare e offrire maggiore flessibilità sul formato finale. Il numero di megapixel del sensore non corrisponde quindi alla risoluzione del video registrato.

Per contenuti destinati ai social è una rinuncia accettabile, mentre pesa di più se si vuole ingrandire molto un dettaglio o ricavare un’inquadratura stretta in postproduzione. Va comunque riferita all’utilizzo del gimbal, senza confonderla con un limite generale di tutte le modalità video del telefono.

Avremmo gradito anche un’ottica più ampia sulla testa motorizzata, forse persino un'ultra grandangolare, vista la destinazione del prodotto. Nel parlato a braccio teso aiuterebbe a includere più ambiente, mentre negli abitacoli o negli spazi stretti permetterebbe di allargare l’inquadratura senza arretrare. Robot Phone possiede già una fotocamera ultra grandangolare separata da 50 megapixel, ma non può beneficiare dei movimenti del braccio.

La collaborazione con ARRI aggiunge strumenti per chi vuole intervenire sul colore: fra questi, il profilo LogC3 a 10 bit registra un’immagine pensata per essere lavorata al montaggio. È una possibilità pertinente su un dispositivo del genere, purché si abbia voglia di affrontare quel passaggio.

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Un buon motivo per scegliere un telefono più complicato

In un settore in cui molti concept restano confinati alle fiere, va riconosciuto a Honor il grande merito di aver portato Robot Phone sul mercato nel giro di pochi mesi, dando seguito a un’idea che avrebbe potuto molto facilmente restare puro "show off".

Per chi realizza video è un dispositivo interessante, anche se una videocamera dedicata permette di lasciare il telefono libero per telefonate, messaggi e tutte le altre attività che accompagnano una giornata di lavoro, mentre riunire tutto significa affidare allo stesso dispositivo anche le riprese, con il relativo consumo di batteria e memoria. L'azienda gli ha dato una dotazione adeguata, a partire dallo Snapdragon 8 Elite Gen 5 e dalla batteria da 7.060 mAh, ma prima di sceglierlo bisognerebbe chiedersi quanto spesso si sfrutterebbe davvero il gimbal e quanto si è disposti ad accettarne ingombri e limitazioni nel resto della giornata.

Rimane poi la questione della resistenza, sulla quale una prova di una settimana non può dare risposte definitive. Il braccio introduce parti mobili ed esposte in un oggetto che finisce continuamente in tasca, in borsa e sui tavoli, mentre la protezione IP54, contro polvere e spruzzi, vale soltanto a fotocamera riposta. 

Al momento Robot Phone resta una proposta destinata al mercato cinese, con un prezzo di partenza di 9.999 yuan (circa 1.330 euro al cambio) e senza un listino ufficiale italiano. Più che suggerirne l’importazione, ci interessa capire se Honor darà seguito a questa strada, magari con una seconda generazione. Ci piacerebbe soprattutto ritrovare la libertà della fotocamera mobile in un prodotto meno ingombrante, con un’ottica più ampia sul gimbal e maggiore margine sulla risoluzione video. Vedremo. Resta in ogni caso uno smartphone diverso, una boccata d'aria fresca in un settore statico e ripetitivo, nel quale vorremmo vedere più spesso i produttori prendersi qualche rischio, anche a costo di non convincere tutti.

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