Lo ammetto, sono sempre stata una grande estimatrice di iPad mini. Il primissimo modello, uscito nel 2012, mi ha accompagnata per tutti gli anni dell'università ed è stato uno degli strumenti che ho utilizzato di più per studiare e prendere appunti. Era piccolo, leggero e riuscivo a infilarlo praticamente ovunque, senza dovermi portare dietro il computer. A distanza di quattordici anni, mentre una parte del mercato tablet continua a inseguire schermi sempre più grandi, tastiere e accessori con cui sostituire un notebook, continuo ad apprezzare l'idea di un iPad che possa stare comodamente in una mano.
Il nuovo modello, presentato da Apple come il più importante aggiornamento nella storia di iPad mini, conserva questa impostazione ma cambia parecchio sul piano tecnico. Finalmente arriva un display OLED, il chip A20 Pro porta una potenza di elaborazione fino a poco tempo fa difficile da immaginare in un dispositivo del genere e anche le possibilità di utilizzo si allargano, soprattutto per chi lavora con immagini e contenuti digitali.
Dopo averlo provato, rimango convinta che questo formato abbia ancora molto da offrire, anche se Apple ha fissato un prezzo di partenza di 759 euro che impone qualche riflessione. Perché il nuovo iPad mini ha caratteristiche di fascia alta, ma conserva anche alcune limitazioni difficili da ignorare quando si arriva a spendere queste cifre. Ci arriviamo.
Piccolo, leggero e ancora molto comodo
Il motivo per cui continuo a preferire gli iPad mini è soprattutto la maneggevolezza. Il nuovo modello pesa appena 255 grammi nella versione Wi-Fi e misura 5,4 millimetri di spessore, caratteristiche che si apprezzano quando lo si utilizza lontano dalla scrivania, magari per leggere un documento o un giornale, navigare in rete, giocare o sistemare rapidamente una foto.
Gli 8,5 pollici mi sembrano ancora un ottimo compromesso tra superficie disponibile e portabilità. C'è abbastanza spazio per svolgere attività che sullo smartphone risultano meno comode, ma senza arrivare alle dimensioni di un iPad tradizionale, che difficilmente si riesce a utilizzare a lungo con una mano. Naturalmente il discorso cambia se si lavora per ore su un foglio di calcolo o su un progetto grafico particolarmente complesso, perché in quei casi uno schermo più grande rimane preferibile.
Apple ha ridotto le cornici del 24% rispetto alla generazione precedente, mantenendo sostanzialmente inalterate le dimensioni complessive del dispositivo. Eppure continuo a trovarle un po' troppo spesse, soprattutto considerando il lavoro fatto dall'azienda sugli altri prodotti della gamma. Capisco l'utilità di avere una superficie sulla quale appoggiare le dita senza toccare accidentalmente il display, ma esteticamente mi sarei aspettata qualcosa di più.
Rimangono invece il Touch ID integrato nel pulsante superiore e la scocca in alluminio, disponibile nelle colorazioni mezzanotte e galassia. Una novità graditissima è la certificazione IP67, che introduce finalmente una protezione ufficiale contro acqua e polvere. Non significa poter utilizzare il tablet sott'acqua senza precauzioni, sia chiaro, ma è una sicurezza in più per un dispositivo che viene naturale portare spesso fuori casa.

Il nuovo OLED fa davvero la differenza
Il display è probabilmente l'aggiornamento che aspettavo di più e quello che ho apprezzato maggiormente durante la prova. Apple ha finalmente abbandonato il precedente pannello LCD da 8,3 pollici per un Super Retina XDR OLED da 8,5 pollici, con un contrasto nettamente superiore e neri molto più profondi. La differenza si percepisce soprattutto quando si guardano foto o video HDR, dove le zone luminose acquistano maggiore risalto e le aree scure mantengono una profondità che il vecchio schermo non poteva offrire.
Lavorando spesso con le immagini, è un miglioramento che considero personalmente molto utile. Il contrasto permette di valutare meglio la resa complessiva di una fotografia e la maggiore estensione della gamma dinamica valorizza gli scatti compatibili con l'HDR. Non significa che l'iPad mini sia diventato un monitor professionale per la color correction, ma rispetto alla generazione precedente è decisamente più convincente anche per attività creative.
La luminosità dichiarata da Apple arriva a 600 nit sull'intera superficie del display e raggiunge i 1.200 nit di picco durante la riproduzione di contenuti HDR. Sono due valori da tenere distinti, perché il secondo riguarda condizioni specifiche e non la normale navigazione o lettura. Per chi utilizza spesso il tablet in ambienti molto illuminati è disponibile anche il vetro nanotexture, un'opzione riservata alle configurazioni da 256 e 512 GB che riduce i riflessi sulla superficie dello schermo.
Peccato, però, che Apple abbia deciso di fermarsi ancora a 60 Hz, soprattutto su un prodotto che parte da 759 euro e che si presta così bene all'utilizzo con Apple Pencil. Una frequenza di aggiornamento di 120 Hz avrebbe senz'altro migliorato la fluidità dello scorrimento, delle animazioni e la risposta visiva della penna durante la scrittura. Pazienza.
A20 Pro, prestazioni da fascia alta in formato mini

Apple ha scelto di equipaggiare il nuovo iPad mini con A20 Pro, un chip realizzato con processo produttivo a 2 nanometri che porta su un tablet così compatto una potenza di elaborazione notevole, soprattutto per la grafica e l'intelligenza artificiale. La GPU a sette core supporta il ray tracing con accelerazione hardware, una tecnologia che permette di simulare in maniera più realistica il comportamento della luce nei videogiochi e nelle applicazioni di grafica tridimensionale.
Secondo l'azienda, le prestazioni grafiche possono arrivare a 2,7 volte quelle della generazione precedente, mentre l'elaborazione dei carichi di intelligenza artificiale risulta fino a 4,5 volte più veloce. Ed è la sua potenza a rendere iPad mini più interessante anche per attività che tradizionalmente associamo ai modelli superiori. Applicazioni di grafica, fotoritocco, elaborazione delle immagini e videogiochi impegnativi possono ora sfruttare un hardware decisamente più ambizioso rispetto al passato, ragion per cui mi viene quasi spontaneo definirlo un piccolo iPad Pro, anche se il paragone riguarda soprattutto alcune possibilità di utilizzo e non un'equivalenza tra le due famiglie.
Gli iPad Pro mantengono infatti diversi vantaggi, a partire dai processori della serie M e dalla maggiore superficie di lavoro. Sul mini il limite emerge soprattutto quando si cerca di sfruttare il multitasking di iPadOS 27: funziona bene, ma con diverse finestre aperte lo spazio disponibile si riduce rapidamente, soprattutto nelle applicazioni ricche di strumenti e pannelli. Personalmente continuo a preferire questo formato per concentrarmi su una singola attività, piuttosto che per gestire contemporaneamente molti programmi.
C'è poi una differenza importante tra le configurazioni di A20 Pro. I modelli da 128 e 256 GB utilizzano una CPU a cinque core e un Neural Engine a 16 core, mentre la versione da 512 GB passa a sei core CPU e dispone di due Neural Engine da 16 core, per un totale di 32. La GPU rimane invece a sette core su tutte le versioni. Scegliere il modello con più memoria significa quindi ottenere anche una configurazione più potente, anche se il vantaggio reale dipende dalle applicazioni utilizzate, soprattutto per i carichi di lavoro legati all'intelligenza artificiale.
Il nuovo mini supporta naturalmente Apple Intelligence, comprese le funzioni integrate nelle applicazioni di sistema e gli strumenti più recenti per modificare le fotografie. Per il mercato italiano occorre però ricordare che Siri AI, il nuovo assistente avanzato di Apple, non è al momento disponibile su iPadOS nell'Unione europea, una limitazione software che non riguarda le capacità del processore, ma che vale la pena considerare quando si valutano le funzioni AI effettivamente utilizzabili.
Con Apple Pencil e Mac può diventare uno strumento di lavoro

Uno degli aspetti che ho voluto approfondire durante la prova è la possibilità di utilizzare iPad mini anche insieme al Mac, soprattutto per il fotoritocco e il montaggio video. Apple permette di collegare i due dispositivi anche in modalità wireless, utilizzando il tablet come secondo schermo e continuando a lavorare con le applicazioni installate sul computer.
Ho provato a utilizzare Photoshop sul Mac direttamente dallo schermo di iPad mini, con Apple Pencil Pro per intervenire sulle fotografie, e devo dire che ne sono rimasta entusiasta. La connessione ha funzionato bene e poter lavorare con la penna su una superficie così compatta è particolarmente comodo per le correzioni localizzate, i pennelli e gli interventi sulle maschere. Non abbiamo naturalmente lo spazio di una tavoletta grafica professionale di grandi dimensioni, ma per questo tipo di operazioni il piccolo display si presta bene.
Ho fatto una prova anche con Premiere Pro, spostando alcuni pannelli dell'interfaccia sull'iPad e lasciando più spazio alla timeline sul monitor principale del Mac. Anche in questo caso l'esperienza è stata positiva, soprattutto perché permette di distribuire meglio gli strumenti durante il montaggio senza dover necessariamente aggiungere un secondo monitor tradizionale alla postazione.
È bene chiarire che queste possibilità esistevano già sui precedenti iPad compatibili e non dipendono direttamente dall'A20 Pro, ma il nuovo OLED rende più piacevole lavorare sulle immagini e migliora sensibilmente la qualità della superficie sulla quale si interviene. Per una valutazione cromatica particolarmente accurata continuerei ad affidarmi a un monitor dedicato, ma come strumento aggiuntivo per il lavoro quotidiano è una soluzione molto apprezzabile.
Apple Pencil Pro rimane del resto uno degli accessori che trovo più sensati su questo formato. La possibilità di prendere appunti, annotare documenti, disegnare o intervenire rapidamente su una fotografia amplia parecchio gli utilizzi del tablet, anche senza collegarlo al computer. Sono supportate anche le funzioni di pressione con le dita e rotazione della penna, oltre alla compatibilità con Apple Pencil USB-C per chi cerca un accessorio più economico.

Nel frattempo Apple ha aggiornato altri elementi del dispositivo. La fotocamera frontale Center Stage da 12 megapixel si trova finalmente sul lato lungo, una posizione più comoda per le videochiamate in orizzontale, mentre quella posteriore mantiene una risoluzione di 12 megapixel e registra video fino al 4K a 60 fotogrammi al secondo.
Anche il comparto audio cambia con Acoustic Display, un sistema che combina woofer accoppiati al display e tweeter integrati tra vetro e scocca. Apple promette bassi più presenti e un volume superiore, un miglioramento interessante su un dispositivo così sottile, anche se per giudicarne la qualità servirebbe un confronto diretto con il modello precedente.
La connettività comprende Wi-Fi 7, Bluetooth 6 e una porta USB-C che supporta trasferimenti fino a 10 Gbps. Quest'ultimo dato è particolarmente utile quando si lavora con unità di archiviazione esterne e file di grandi dimensioni. Le versioni Cellular aggiungono invece il modem Apple C2, il supporto al 5G e alla eSIM, con prestazioni sulle reti mobili che secondo il produttore possono essere fino al 50% superiori rispetto alla generazione precedente.
Autonomia, prezzi e a chi lo consiglierei
Apple dichiara fino a dieci ore di navigazione web in Wi-Fi o riproduzione video, che scendono a nove ore utilizzando la rete cellulare. Sono valori del produttore e non vanno confusi con l'autonomia che si potrebbe ottenere durante sessioni prolungate di fotoritocco, gaming o utilizzo ad alta luminosità. La ricarica rapida permette inoltre, secondo i test dell'azienda, di recuperare il 50% della batteria in circa trenta minuti utilizzando un alimentatore USB-C da almeno 35 W.
Arriviamo quindi al prezzo, che rimane uno degli aspetti più delicati di questa generazione. Il nuovo iPad mini sarà disponibile in Italia dal 6 novembre e parte da 759 euro per il modello Wi-Fi da 128 GB. Si sale a 889 euro per la versione da 256 GB e a 1.139 euro per quella da 512 GB, mentre il modello Cellular parte da 929 euro. Apple Pencil Pro costa altri 149 euro e il trattamento nanotexture comporta una spesa aggiuntiva sulle configurazioni compatibili.

Per chi utilizza spesso applicazioni creative e gestisce fotografie o video, prenderei seriamente in considerazione almeno la versione da 256 GB. Ma a quel punto il prezzo complessivo si avvicina rapidamente a quello di tablet più grandi, che per alcuni utilizzi possono risultare anche più comodi.
È qui che bisogna capire quanto si apprezzi davvero il formato mini. Se serve soltanto un dispositivo per leggere, navigare o guardare qualche serie, nella gamma Apple ci sono alternative meno costose che fanno sostanzialmente le stesse cose. Se invece si cerca un tablet da portare sempre con sé, senza rinunciare a un display di qualità, a prestazioni elevate e alla possibilità di lavorare con Apple Pencil, il discorso cambia parecchio.
Il confronto con iPhone Duo è interessante proprio per questo. Lo smartphone pieghevole di Apple offre uno schermo interno da 7,6 pollici, non troppo distante dagli 8,5 del mini, e ha il vantaggio di riunire telefono e tablet in un unico dispositivo tascabile. Ma se l'interesse per un display più grande riguarda soprattutto la lettura, il lavoro sulle immagini e l'utilizzo di applicazioni creative, iPad mini offre una superficie leggermente più ampia, un sistema operativo pensato per i tablet e il supporto completo ad Apple Pencil Pro, a un prezzo decisamente inferiore.
Non considero i due prodotti intercambiabili, perché la comodità di avere tutto su uno smartphone pieghevole rimane un vantaggio non trascurabile. Nel mio caso, però, continuo a preferire il 18 Pro Max affiancato da un piccolo tablet da utilizzare quando ne ho bisogno, soprattutto ora che le prestazioni e la qualità del display permettono di farci anche qualcosa di più impegnativo.
Tirando le somme sì, il nuovo iPad mini mi è piaciuto parecchio, anche se il prezzo elevato e l'assenza dei 120 Hz rimangono due compromessi importanti. Per chi, come me, ha sempre apprezzato questo formato, resta uno degli aggiornamenti più interessanti degli ultimi anni. Se non il più interessante.