Per la prima volta nella storia, l’iPhone può essere chiuso a metà. Dopo anni di brevetti, prototipi e indiscrezioni, Apple ha finalmente svelato iPhone Duo, il suo primo smartphone pieghevole, grande protagonista del keynote del 9 settembre e a mani basse la "one more thing" più attesa e chiacchierata di sempre.
Tanto che iPhone 18 Pro e Pro Max, pur con un paio di aggiornamenti importanti, sono quasi passati in sordina, mentre iPhone 18 base, sul palco, non è proprio salito (le indiscrezioni che parlavano di un lancio rinviato al 2027 erano corrette). Il debutto arriva nel primo keynote iPhone con John Ternus da CEO, anche se Duo porta inevitabilmente l’impronta di chi fino a pochi mesi fa guidava proprio l’hardware Apple. Cupertino entra però nei pieghevoli quando la fase pionieristica è già finita: Samsung vende Galaxy Fold dal 2019 e in sette anni il settore ha assottigliato scocche, migliorato cerniere e reso meno evidente la piega. Quello che non è ancora riuscito a migliorare davvero è il mercato: nel 2025 i foldable valevano appena l’1,6% delle spedizioni globali. Duo servirà anche a capire se il limite sia il formato oppure, finora, la sua capacità di uscire dalla nicchia.
Sul formato, le indiscrezioni degli ultimi mesi avevano visto piuttosto bene. Apple non ha costruito un pieghevole alto e stretto: Duo è corto e largo, con proporzioni che da chiuso ricordano quelle di un passaporto e cambiano parecchio la percezione di quel display esterno da appena 5,4 pollici.
La diagonale, infatti, inganna. Lo schermo è molto più largo di quello di un vecchio iPhone mini e offre, secondo Apple, una superficie di visualizzazione pari al 90% di quella di iPhone 18 Pro. Quando lo si apre, la larghezza raddoppia e compare un pannello Super Retina XDR da 7,6 pollici, il più grande mai montato su un iPhone e il 50% più ampio rispetto a quello di iPhone 18 Pro Max. La risoluzione è di 1878 x 2670 pixel, con una densità di 430 ppi.
I due display mantengono inoltre lo stesso rapporto d’aspetto, una scelta meno banale di quanto sembri. Su molti pieghevoli passare dallo schermo esterno a quello interno significa infatti cambiare completamente proporzioni, con app che si riallargano, contenuti che saltano e interfacce che devono ricomporsi. Qui Apple ha cercato una continuità più diretta: aprendo Duo, quello che si stava guardando semplicemente guadagna spazio.
Entrambi gli OLED hanno ProMotion fino a 120 Hz, Always-On, luminosità di picco all’aperto di 3.000 nit e possono scendere fino a 1 nit. Aperto, tutto questo sta in uno spessore di appena 5,2 millimetri, meno di qualsiasi altro iPhone mai prodotto. Chiuso si arriva a 11,3 mm, mentre il peso è di 254 grammi.
Non è leggerissimo, insomma, ma va considerato quello che c’è dentro: due display, due batterie, una cerniera, una camera di vapore e lo stesso chip degli iPhone 18 Pro.
Il display interno è opaco, e non è solo una questione estetica
Il pannello da 7,6 pollici è però anche la parte tecnicamente più interessante del Duo. E qui Apple ha fatto una scelta piuttosto insolita per uno smartphone: lo schermo interno ha una finitura nanotexture che lo rende visibilmente opaco.
Si tratta di una superficie “matte” pensata per diffondere riflessi e bagliori anziché rimandarli verso chi guarda il display. L’obiettivo è duplice: migliorare la leggibilità, soprattutto su una superficie così grande, e rendere meno evidente la piega centrale, che sui foldable tende a diventare molto più visibile proprio quando intercetta una fonte luminosa.
Dietro una superficie apparentemente semplice c’è parecchia ingegneria. Il display interno è composto da dieci strati ultrasottili. Sopra e sotto il pannello flessibile Apple utilizza vetro ad alta resistenza e adesivi otticamente trasparenti che consentono ai vari livelli di scorrere leggermente uno sull’altro quando il telefono si piega, un po’ come le pagine di un libro. In questo modo la tensione non si concentra tutta lungo la linea centrale. Sotto ancora c’è una piastra in titanio che irrigidisce il complesso.
Lo strato che protegge la superficie è invece un polimero sviluppato appositamente, che Apple dichiara fino al 40% più rigido dei materiali normalmente utilizzati nel settore, abbinato a un rivestimento antigraffio. La piega, quindi, non è magicamente scomparsa: Apple ha lavorato per renderla a prova di usura e meno evidente.

La cerniera ha più di cento componenti
Rimanendo sulla cerniera, Apple ne ha progettata una composta da oltre cento elementi, incaricata non soltanto di gestire apertura e chiusura ma anche di sostenere il centro del display quando Duo è completamente disteso.
Il telaio e la copertura della cerniera sono in titanio di grado 5; quest’ultima viene stampata in 3D e rifinita diversamente rispetto al profilo lucido. All’interno, nervature strutturali aumentano la rigidità e perfino le interruzioni necessarie alle antenne utilizzano inserti in fibra ceramica per non indebolire eccessivamente il telaio.
Il dato che spicca, però, è un altro: IP68. Duo mantiene quindi la stessa classificazione contro acqua e polvere degli iPhone tradizionali, con test fino a sei metri per 30 minuti. Per un telefono pieno di parti mobili e con una cerniera che mette in comunicazione due metà della scocca non è affatto scontato.
Naturalmente rimane il tallone d’Achille dei pieghevoli: il display interno deve poter flettersi, quindi non può essere protetto dallo stesso vetro rigido che utilizziamo ogni giorno su uno smartphone normale. È proprio la sua resistenza a graffi, pressioni e sporco nell’uso quotidiano uno degli aspetti che andranno verificati meglio.
iOS, finalmente, deve imparare a fare multitasking
Il rischio più grande per Apple era costruire un hardware spettacolare e ritrovarsi, una volta aperto, con un iPhone gigantesco che mostrava una sola app alla volta. Ma il lavoro fatto con iOS 27 sembra davvero notevole.
Duo è il primo iPhone con una vera Split View: si possono tenere due applicazioni affiancate, ridimensionarle, passare rapidamente dall’una all’altra e salvare delle coppie da riaprire in seguito. È possibile persino avere due finestre indipendenti della stessa applicazione, per esempio due pagine di Safari.
L’interfaccia è stata adattata anche nel resto del sistema. Con il telefono aperto la Home può mostrare due aree distinte, con la vista Oggi e i widget sulla sinistra; diversi controlli si spostano lateralmente per lasciare più spazio verticale ai contenuti e la barra di stato cambia disposizione. Persino la Dynamic Island si adatta alla geometria dei due schermi. Netflix, Zoom e Slack sono tra le prime app di terze parti già ottimizzate.
Il punto interessante è che Duo comincia a erodere una separazione che Apple ha difeso per anni. Multitasking a finestre, grande display e, entro fine anno, Apple Pencil USB-C compatibile con entrambi gli schermi: tutte caratteristiche che fino a ieri avremmo associato molto più facilmente a un iPad che a un iPhone.

E la cerniera serve anche quando non lo si apre del tutto
Apple ha lavorato parecchio anche sulle posizioni intermedie, perché un pieghevole utile soltanto da chiuso o completamente aperto sfrutterebbe metà del suo potenziale.
Duo può essere lasciato semiaperto in verticale come un piccolo laptop, con contenuto nella metà superiore e controlli in quella inferiore; appoggiato al contrario diventa una sorta di tenda, oppure può reggersi da solo durante una videochiamata o una registrazione.
StandBy funziona ora anche quando il telefono non è collegato alla corrente: basta lasciarlo appoggiato semiaperto per trasformarlo in orologio, calendario, cornice fotografica o pannello per i widget. Il supporto, in questo caso, è il telefono stesso.
Due fotocamere da 48 MP, ma il sistema Pro resta migliore
Lo spazio interno presenta inevitabilmente il conto sul comparto fotografico. Duo costa più di qualsiasi altro iPhone (ci arriviamo) ma, da bravo pieghevole, non ha la fotocamera più completa della gamma.
Sul retro ci sono una principale Fusion da 48 megapixel, 26 mm equivalente con apertura f/1.6 e stabilizzazione sul sensore, e un ultra-grandangolo da 48 megapixel con campo di 120 gradi, lo stesso utilizzato sugli iPhone 18 Pro. La principale permette anche di ottenere un 2x da 12 megapixel sfruttando la parte centrale del sensore. Lo zoom digitale arriva a 10x.
Manca invece il teleobiettivo dedicato dei Pro e manca soprattutto il nuovo diaframma ad apertura variabile introdotto proprio quest’anno su iPhone 18 Pro e Pro Max. Qui Apple ha quindi privilegiato lo spessore e il formato rispetto alla versatilità fotografica.
Il doppio display permette però di fare cose che sui Pro non si possono fare. Con Duo Preview, chi viene fotografato vede sullo schermo esterno l’inquadratura in tempo reale. Lo stesso pannello può essere utilizzato per farsi selfie con le fotocamere posteriori da 48 MP invece che con quella frontale.
C’è poi Scatto smart, che usa i modelli AI eseguiti su A20 Pro per osservare la scena e scattare automaticamente quando tutti i soggetti sembrano pronti. E Apple è arrivata perfino a Animazione per bambini, che fa comparire sul display esterno personaggi dei Peanuts per attirare lo sguardo verso la fotocamera.
La fotocamera principale registra inoltre in 4K Dolby Vision fino a 120 fps. Gli effetti Cinema possono essere aggiunti anche dopo la registrazione fino a 60 fps e il telefono può naturalmente essere appoggiato semiaperto per filmare senza cavalletto.
Dentro lo schermo c’è un’altra fotocamera
Duo ha in realtà più fotocamere di quanto suggeriscano i due obiettivi posteriori. Sul display esterno troviamo una Center Stage da 12 megapixel, capace di adattare automaticamente l’inquadratura. Sul pannello interno, invece, Apple ha nascosto una seconda videocamera FaceTime dietro all’OLED, che rimane invisibile quando non viene utilizzata e registra fino a 1080p.
È anche qui che il formato consente qualche esperimento. Duo FaceTime può mostrare la chiamata anche sul display esterno, permettendo a chi si trova dall’altra parte del telefono di partecipare senza doversi spostare accanto al proprietario; Dual Capture può invece trasmettere contemporaneamente ciò che vedono le fotocamere anteriore e posteriore.

Face ID non c’è: torna Touch ID
Il sacrificio più evidente è Face ID, sostituito dal buon vecchio Touch ID: su un telefono che parte da oltre 2.300 euro Apple torna al sensore di impronte, integrato nel pulsante laterale come sugli iPad, perché il sistema TrueDepth occupa spazio e dovrebbe funzionare in maniera naturale in configurazioni molto diverse, con Duo chiuso, aperto o appoggiato.
Touch ID funziona naturalmente sia da aperto sia da chiuso e si può usare Apple Watch per lo sblocco nelle condizioni previste da iOS. Sul fianco rimane anche il Controllo fotocamera.
A20 Pro, camera di vapore e due batterie
Apple non ha invece fatto compromessi sul processore. Duo monta lo stesso A20 Pro a 2 nanometri degli iPhone 18 Pro, con CPU a sei core, GPU a sette core e due Neural Engine da 16 core.
Apple dichiara una CPU fino al 20% più veloce di A19 Pro, una GPU fino al 40% più rapida e il 50% di banda di memoria in più. Ma su un dispositivo spesso 5,2 millimetri aperto il dato interessante sarà soprattutto capire quanto a lungo riesca a tenere quelle prestazioni. Per questo il chip è collegato direttamente a una camera di vapore progettata su misura, e Apple parla di prestazioni sostenute fino al 35% superiori rispetto a iPhone 17 Pro.
Anche la batteria è stata "spezzata" fisicamente in due. C’è una cella in ciascuna metà e il sistema le gestisce come un unico accumulatore, sfruttando praticamente tutto lo spazio lasciato libero da display e cerniera.
Apple dichiara fino a 31 ore di riproduzione video sul display interno, 44 su quello esterno e 24 ore di utilizzo tipico quando i due schermi vengono usati in parti uguali. Quest’ultimo dato è forse quello da osservare con maggiore attenzione: su un pieghevole l’autonomia dipende enormemente da quanto spesso si decide di aprirlo.
La ricarica cablata arriva al 50% in circa 20 minuti, quella wireless in circa 30. MagSafe e Qi2 sono supportati fino a 25 W. Per recuperare qualche millimetro cubo Apple ha eliminato anche il carrellino della SIM: Duo è eSIM-only in tutto il mondo, con due eSIM attive contemporaneamente e almeno otto profili memorizzabili. In Italia non dovrebbe essere un grosso ostacolo: Apple cita TIM, Vodafone, Fastweb e WindTre tra gli operatori compatibili.
A completare la parte radio ci sono N1 per Wi-Fi 7, Bluetooth 6 e Thread e il nuovo modem proprietario C2.
Costa 2.369 euro, e per ora resta un iPhone per pochi
Duo arriverà in Italia nei colori bianco stellare e cielo notturno, con 256GB, 512GB, 1TB oppure 2TB di memoria. I preordini apriranno il 16 ottobre alle 14.00, mentre le consegne partiranno il 23 ottobre. Il sistema operativo al lancio sarà iOS 27.1. Il prezzo? Parte da 2.369 euro.