La Ultra Low Emission Zone di Londra, la ULEZ, è associata a un miglioramento misurabile della crescita polmonare nei bambini. È il risultato di uno studio pubblicato su The Lancet Public Health che ha seguito oltre 3.400 alunni tra Londra e Luton.
Il dato più interessante non riguarda soltanto l’aria. All’inizio dello studio i bambini londinesi mostravano una funzione polmonare inferiore rispetto a quelli di Luton. Negli anni successivi il divario si è progressivamente ridotto, mentre a Londra l’esposizione al biossido di azoto, o NO₂, diminuiva molto più rapidamente.
Un esperimento naturale su oltre 3.400 bambini
Lo studio Children’s Health in London and Luton, abbreviato CHILL, ha coinvolto 1.664 bambini di Londra e 1.750 di Luton, inizialmente tra i 6 e i 9 anni. I ricercatori hanno misurato ogni anno la funzione respiratoria con la spirometria.
Uno degli indicatori principali era il FEV1, cioè il volume d’aria espirato con forza nel primo secondo. Prima dell’introduzione della ULEZ, il valore stimato nei bambini londinesi era in media inferiore di circa 38 millilitri rispetto a Luton. Durante il periodo di osservazione la crescita annuale del FEV1 è risultata invece più rapida a Londra, circa 233 millilitri l’anno contro 223.
Alla fine del periodo analizzato i valori medi erano sostanzialmente sovrapponibili. Anche la quota di bambini con una funzione polmonare considerata clinicamente compromessa è scesa dal 14% al 9% a Londra, mentre a Luton è passata dal 9% al 7%.
Il punto chiave è il biossido di azoto
L’esposizione annuale stimata al NO₂ nelle abitazioni dei partecipanti è diminuita di circa 3,77 microgrammi per metro cubo ogni anno a Londra, contro 1,77 microgrammi per metro cubo a Luton.
Il NO₂ è un gas prodotto dai processi di combustione e nelle città il traffico stradale è una delle fonti principali. L’esposizione prolungata è associata a problemi respiratori e può interferire con lo sviluppo dei polmoni nei bambini. Il nuovo lavoro è rilevante perché non osserva soltanto il danno, già documentato in passato, ma anche un possibile recupero mentre l’esposizione diminuisce.

Come funziona davvero la ULEZ
La ULEZ non vieta in generale le auto a benzina o diesel e non obbliga a guidare un’elettrica. Dal 2019 impone invece un costo giornaliero ai veicoli che non rispettano determinati standard sulle emissioni. Oggi copre tutti i borough di Londra, per circa 1.500 chilometri quadrati, e i veicoli non conformi pagano 12,50 sterline al giorno.
L’effetto principale è stato accelerare il ricambio del parco circolante. Secondo il report ufficiale di City Hall, nel 2024 il 96,7% dei veicoli rilevati in città rispettava gli standard ULEZ. Rispetto a uno scenario senza la misura, le concentrazioni di NO₂ a bordo strada sono stimate inferiori del 27% sull’intera Londra e del 54% nell’area centrale. Nella periferia, le emissioni allo scarico di PM2,5 da auto e furgoni risultano stimate inferiori del 31% rispetto allo scenario senza l’estensione.
Il tema è familiare anche in Italia. Milano convive da anni con livelli elevati di inquinamento atmosferico, dove traffico, riscaldamento e condizioni meteorologiche si sommano in modo diverso a seconda del periodo.
Non è uno studio sulle auto elettriche
Qui serve una precisazione. I ricercatori hanno valutato l’effetto della ULEZ e del conseguente calo dell’inquinamento, non quello delle auto elettriche prese singolarmente.
Le elettriche possono contribuire perché non producono NOx e particolato allo scarico, ma la ULEZ ammette anche molte auto termiche moderne. Inoltre rimangono le emissioni non legate allo scarico, come quelle dovute a pneumatici e freni. Per questo il risultato sostiene soprattutto l’efficacia delle politiche che riducono l’esposizione agli inquinanti del traffico. In città, dove le percorrenze sono brevi e le emissioni locali pesano di più, anche auto elettriche piccole e leggere possono essere parte della soluzione, ma non l’unica.
Lo studio resta osservazionale e sfrutta una sorta di esperimento naturale. Non può quindi escludere del tutto altri fattori, compresi i cambiamenti nella mobilità avvenuti durante la pandemia. Il confronto con Luton rende però il segnale più robusto rispetto a un semplice prima e dopo.
Il punto concreto è che la qualità dell’aria non è solo una voce ambientale. In questo caso il miglioramento coincide con una differenza misurabile nello sviluppo dei polmoni dei bambini, quindi con un effetto che riguarda direttamente la salute urbana.