Quando restituiamo un paio di cuffie, uno smartphone o un piccolo elettrodomestico acquistato online, dal nostro punto di vista la storia finisce quasi sempre con l’etichetta di reso. Per chi vende, invece, è spesso il contrario: da quel momento bisogna stabilire che cosa è successo al prodotto e, soprattutto, se può essere rimesso in circolazione.
Ma non tutti i resi sono uguali: un articolo può essere stato semplicemente aperto e mai utilizzato, può presentare qualche segno di usura oppure aver bisogno di controlli e interventi prima di poter essere venduto nuovamente. È da qui che nascono definizioni come open box, usato e ricondizionato, spesso trattate come sinonimi anche se descrivono condizioni e processi piuttosto diversi.
Prendiamo ad esempio Amazon per capire come funziona questa filiera su larga scala. Secondo l’azienda, i prodotti restituiti vengono ispezionati e, quando necessario, testati, puliti o riparati. Gli articoli che non possono tornare nel normale circuito di vendita possono essere proposti attraverso Amazon Seconda Mano, dove la condizione viene indicata con categorie che vanno da “Come nuovo” ad “Accettabile”. “Come nuovo”, quindi, non significa che il prodotto sia nuovo: descrive lo stato attribuito dopo l’ispezione.
C’è poi Amazon Renewed, che segue una logica diversa. In questo caso si parla di prodotti ricondizionati venduti da partner qualificati, sottoposti a ispezione, pulizia e test professionali prima della vendita. Nel caso dell’elettronica, dettagli come lo stato estetico, la batteria e gli accessori possono fare un'enorme differenza: per alcuni dispositivi Renewed, ad esempio, Amazon richiede una capacità minima della batteria dell’80% rispetto al nuovo, che sale al 90% per la categoria Premium.
È un processo che abbiamo visto da vicino nel centro MXP5 di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, riconvertito nel 2025 in hub dedicato alla gestione dei resi: lì ogni articolo viene aperto, identificato e valutato prima di essere indirizzato verso la sua possibile destinazione successiva.
La seconda mano non è più un mercato marginale
Le dimensioni del mercato di seconda mano iniziano ad essere rilevanti: Amazon dichiara che nel 2025 le vendite di prodotti second hand sulla sua piattaforma hanno superato i 2 miliardi di euro in Europa. Nello stesso anno l’azienda e i suoi partner hanno donato oltre 35 milioni di articoli nel continente, compresi molti prodotti provenienti dai resi e ancora utilizzabili ma non più adatti alla vendita.
Proprio a questo segmento è dedicata, fino al 10 settembre, la Festa delle Offerte Seconda Mano, nome italiano dei Second Chance Deal Days organizzati da Amazon in diversi mercati europei. È chiaramente un’iniziativa commerciale, ma fotografa un fenomeno più interessante degli sconti che dimostra come esista ormai una filiera strutturata per rimettere sul mercato prodotti che hanno già attraversato almeno un ciclo di acquisto e restituzione.
La questione ha anche una dimensione ambientale, ma va raccontata con i giusti contrappesi. Un reso continua ad avere un costo, tra trasporto, lavorazione e imballaggio, e comprare di seconda mano non rende automaticamente sostenibile qualsiasi acquisto. La questione dirimente è piuttosto evitare che un prodotto ancora utilizzabile esca prematuramente dal mercato. Uno studio pubblicato nel 2024 su Resources, Conservation and Recycling, concentrato sull’abbigliamento restituito nell’UE, ha rilevato ad esempio che tra il 22% e il 44% dei resi analizzati non raggiungeva un secondo consumatore, a seconda del sistema di gestione adottato.
Per chi compra, quindi, il prezzo non basta. Conviene controllare sempre la condizione assegnata al prodotto, gli eventuali segni d’uso, gli accessori inclusi e, quando indicato, il tipo di controllo o ricondizionamento effettuato.
Articolo sponsorizzato da Amazon Italia