Pompe di calore 2026: quando conviene togliere il gas

Possono sostituire la caldaia e ridurre i consumi, ma tra termosifoni, tariffe e lavori necessari il risparmio va calcolato casa per casa


Pompe di calore 2026: quando conviene togliere il gas

Prima dell’inverno torna la domanda: ha senso togliere la caldaia e passare a una pompa di calore? In Italia sempre più persone stanno valutando questa strada. Secondo la rilevazione Assoclima pubblicata il 30 luglio, nel primo semestre 2026 le vendite delle aria-acqua sono cresciute del 25,5% in volume rispetto allo stesso periodo del 2025.

La tecnologia permette di riscaldare usando molta meno energia acquistata, ma questo non garantisce una bolletta proporzionalmente più leggera. L’elettricità e il gas hanno prezzi diversi, e sostituire un generatore può richiedere interventi sull’impianto. Per capire se conviene bisogna partire da qui, prima ancora di confrontare le marche.

Spiegato semplice: il calore si sposta, non si crea dal nulla

Un frigorifero sottrae calore al proprio interno e lo cede alla stanza. La pompa di calore sfrutta lo stesso principio per portare dentro casa energia prelevata dall’aria esterna, dal terreno o dall’acqua. Un compressore, alimentato elettricamente, fa circolare un refrigerante e permette il trasferimento anche quando fuori fa freddo. 

Con un COP di 4, per esempio, a un kWh elettrico consumato corrispondono quattro kWh di calore ceduto: l’energia aggiuntiva proviene dall’ambiente. Il COP misura la prestazione in determinate condizioni; lo SCOP considera invece una stagione convenzionale. Nessuno dei due equivale automaticamente al rendimento del nostro impianto, che dipende anche da clima, regolazione e utilizzo.

Da distinguere anche kW e kWh: i primi indicano la potenza, i secondi l’energia consumata o fornita nel tempo. Una macchina da 8 kW termici non assorbe necessariamente 8 kW dal contatore.

Principio funzionamento pompe di calore
Schema del principio di funzionamento delle pompe di calore

Aria-acqua e aria-aria: cambia ciò che scaldiamo

Le pompe di calore aria-acqua prelevano energia dall’aria esterna e riscaldano l’acqua che circola nei termosifoni, nei ventilconvettori o nel pavimento radiante. Sono quindi una delle soluzioni da valutare per sostituire la caldaia. Possono occuparsi anche dell’acqua calda sanitaria, quella di docce e rubinetti, con un sistema di accumulo correttamente dimensionato.

Le aria-aria, invece, riscaldano direttamente gli ambienti attraverso split o canalizzazioni: molti climatizzatori domestici funzionano così. Possono essere una scelta sensata anche come riscaldamento principale, soprattutto dove gli inverni sono miti, ma servono una buona distribuzione dell’aria e una soluzione per l’acqua sanitaria. Getto d’aria e ventilazione possono risultare meno confortevoli dei radiatori per alcune persone. Un normale split non scalda i rubinetti.

Esistono poi sistemi geotermici e acqua-acqua, che sfruttano terreno o risorse idriche. La sorgente può essere più stabile dell’aria esterna, ma scavi, sonde, disponibilità d’acqua e autorizzazioni rendono il progetto più impegnativo.

I termosifoni non sono un divieto, ma vanno verificati

Il pavimento radiante favorisce la pompa di calore perché distribuisce calore su una superficie ampia, usando acqua relativamente poco calda. Con i radiatori la questione è quanto calore riescono a cedere a una temperatura inferiore rispetto a quella abituale. Conta la loro dimensione, insieme alle dispersioni di ogni stanza.

Non è obbligatorio rifare tutti i pavimenti. Possono bastare i radiatori esistenti, oppure la sostituzione di quelli insufficienti e una migliore regolazione. Ma scegliere una macchina capace di produrre acqua molto calda non cancella il problema: aumentando la temperatura richiesta, l’efficienza tende a peggiorare. La compatibilità con i termosifoni va verificata insieme ai consumi previsti.

Pompe di calore aria-aria vs aria-acqua

Freddo, rumore e spazio: i limiti da considerare prima

Le pompe di calore ad aria funzionano anche sottozero, entro i limiti del modello. Tuttavia, quando la temperatura scende, possono diminuire efficienza e potenza disponibile mentre la casa richiede più calore. Con aria umida si aggiungono i cicli di sbrinamento dell’unità esterna. Per questo contano le prestazioni nelle condizioni invernali locali, non soltanto quelle nominali.

Negli impianti monoblocco il circuito frigorifero è normalmente tutto all’esterno e le tubazioni dell’acqua esposte vanno protette dal gelo; negli split frigoriferi il refrigerante collega unità esterna e interna. La scelta cambia installazione e manutenzione, come spiega Caleffi. Serve inoltre spazio per l’accumulo sanitario: non sempre tutto entra nella nicchia della vecchia caldaia.

In condominio vanno verificati posizione dell’unità esterna, vibrazioni, rumore verso i vicini ed eventuali vincoli edilizi o paesaggistici. Un dato acustico di catalogo non basta a descrivere l’effetto in un cortile. Va controllata anche la potenza elettrica disponibile, includendo gli altri elettrodomestici e l’eventuale resistenza integrativa: quando interviene, questa consuma senza il vantaggio del ciclo a pompa di calore.

Tre volte più efficiente non significa spendere un terzo

Nel rapporto sull’Italia del 9 settembre 2026, RAP individua nel rapporto fra prezzi di elettricità e gas uno degli ostacoli all’elettrificazione. È anche una ragione per cui un confronto economico fatto in un altro Paese europeo non si trasferisce automaticamente alle bollette italiane.

Facciamo una simulazione, non una previsione tariffaria: una casa richiede 10.000 kWh annui di calore utile. Ipotizziamo elettricità a 0,30 €/kWh, gas a 0,10 €/kWh energetico e rendimento stagionale della caldaia del 90%. Consideriamo costi variabili comprensivi degli oneri proporzionali, escludendo quote fisse, manutenzione e investimento.

La caldaia spenderebbe circa 1.111 euro. Con la pompa di calore, includendo gli assorbimenti ausiliari nell’efficienza stagionale ipotizzata, avremmo:

  • Efficienza 4: 2.500 kWh elettrici, pari a 750 euro.
  • Efficienza 3: circa 3.333 kWh elettrici, pari a 1.000 euro.
  • Efficienza 2,5: 4.000 kWh elettrici, pari a 1.200 euro.

Con queste sole ipotesi, il pareggio è a 2,7. Il gas fatturato in Smc va convertito in kWh usando il potere calorifico della fornitura, mantenendo coerente il rendimento della caldaia. Le quote fisse del gas si eliminano soltanto chiudendo il contratto, dopo aver risolto anche cucina e acqua calda.

Il prezzo della macchina è soltanto una parte del preventivo

Per un’aria-acqua residenziale bisogna ragionare sull’intervento completo. Nella propria guida del 20 luglio 2026, Enpal indica una fascia orientativa di 10.000-20.000 euro installata, prima degli incentivi. È l’indicazione commerciale di un operatore, non una media statistica italiana; la stessa pagina segnala possibili costi accessori.

Il preventivo deve specificare macchina, accumulo sanitario, opere idrauliche ed elettriche, eventuali nuovi terminali, progettazione, pratiche, IVA e assistenza. Un importo pubblicizzato dopo le detrazioni non coincide con quanto occorre anticipare. E la potenza non si sceglie soltanto dai metri quadrati: servono dispersioni, clima e modalità d’uso.

Per il rientro economico conta anche l’alternativa: sostituire una caldaia ancora funzionante è diverso dal dover comprare comunque un nuovo impianto. In quest’ultimo caso si confronta soprattutto la spesa aggiuntiva della pompa di calore, includendo manutenzione, finanziamento e risparmi realistici.

Fotovoltaico e sistemi ibridi aiutano, con compromessi diversi

Il fotovoltaico può ridurre l’elettricità acquistata, ma produce meno proprio nei mesi del riscaldamento e nulla di notte. Una batteria sposta energia fra momenti della giornata, non conserva quella estiva per gennaio: lo spieghiamo nella guida alle batterie di accumulo domestiche. La pompa di calore può convenire anche senza pannelli.

I sistemi ibridi affiancano pompa di calore e caldaia, gestendone l’intervento secondo condizioni e regolazione. Possono aiutare con picchi di domanda e impianti difficili da adattare, ma conservano allaccio gas e manutenzione di due generatori. Il 10 settembre Assotermica ha sostenuto questo approccio, richiamando costi e carichi sulla rete: è la posizione dell’associazione dei produttori di apparecchi termici, non una conclusione valida per ogni casa.

Una pompa di calore elettrica elimina la combustione sul posto e può ridurre le emissioni complessive. Non è però “a emissioni zero”: contano produzione dell’elettricità, prestazioni reali, refrigerante ed eventuali perdite. Sono aspetti affrontati anche nell’approfondimento tecnico ENEA. Sul piano ambientale e su quello economico servono bilanci distinti.

Incentivi 2026: il “fino al 65%” non è automatico

Il Conto Termico 3.0 offre un contributo diretto che, per gli interventi ammessi dei privati, può arrivare al 65% delle spese ammissibili. Per le pompe di calore il calcolo considera caratteristiche e prestazioni della macchina e zona climatica: non basta moltiplicare qualsiasi preventivo per 0,65. Nel caso del riscaldamento domestico si tratta di sostituire un impianto esistente rispettando i requisiti, non di finanziare indistintamente qualsiasi nuova installazione.

In alternativa, nel 2026 l’Ecobonus prevede ordinariamente il 36%, elevato al 50% per l’abitazione principale quando la spesa è sostenuta dal proprietario o titolare di un diritto reale, rispettando i requisiti. La detrazione si recupera in dieci quote annuali e richiede capienza fiscale. Le aliquote sono riportate nella guida dell’Agenzia delle Entrate e richiamate dal rapporto RAP di settembre.

I due strumenti non si sommano sul medesimo intervento. Conviene scegliere il percorso prima di pagare: requisiti, documentazione e modalità di pagamento differiscono. Per l’accesso diretto al Conto Termico, le regole GSE prevedono ordinariamente la domanda entro 90 giorni dalla conclusione dell’intervento.

Cosa significa per te: chiedi i conti sulla tua casa

In una casa ristrutturata, con impianto a bassa temperatura e spazio disponibile, l’aria-acqua merita una valutazione seria. In un appartamento dal clima mite possono bastare buoni split e una produzione sanitaria separata. In una casa dispersiva con radiatori insufficienti, invece, serve confrontare anche interventi sull’involucro e sui terminali.

Prima di firmare chiedi potenza necessaria nelle giornate fredde, temperatura di mandata prevista, consumo annuo stimato e costo complessivo. Fai esplicitare quanto dovrebbe lavorare la resistenza integrativa e quale assistenza è disponibile nella tua zona. Un risparmio percentuale senza questi elementi dice poco. Una valutazione che li mette sul tavolo permette finalmente di scegliere.

Tre domande rapide

La pompa di calore funziona con i vecchi termosifoni?

Sì, se riescono a coprire il fabbisogno delle stanze alle temperature previste dal progetto. Non è necessario sostituirli tutti, ma la compatibilità va verificata insieme all’efficienza attesa.

Una pompa di calore aria-acqua raffresca anche d’estate?

Se è reversibile e l’impianto è predisposto. I normali termosifoni non bastano: servono terminali adatti, come ventilconvettori, oppure superfici radianti con controllo dell’umidità e della condensa.

Con un contatore da 3 kW devo aumentare la potenza?

Non automaticamente. Dipende dall’assorbimento massimo della macchina, dalle resistenze e dagli altri carichi simultanei. La verifica elettrica va fatta prima dell’acquisto, includendo l’eventuale costo dell’aumento.