Il decreto FER X definitivo entra in vigore il 7 agosto 2026 (lo trovi a fine articolo) e mette sul tavolo uno dei più grandi meccanismi italiani di sostegno alle energie rinnovabili. Il numero che colpisce è 23 miliardi di euro, la dotazione stimata autorizzata dalla Commissione europea. Ma leggerla come una semplice montagna di incentivi pubblici sarebbe fuorviante.
Il FER X serve a rendere più prevedibili i ricavi di chi costruisce nuovi impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e impianti che producono elettricità dai gas residui della depurazione. L’obiettivo è sostenere fino a 37,15 GW di nuova capacità rinnovabile. Non significa però che lo Stato verserà automaticamente 23 miliardi ai produttori.
Un prezzo stabile per vent’anni
Il cuore del sistema è il contratto per differenza bidirezionale, o CfD. In pratica viene stabilito un prezzo di riferimento per l’elettricità prodotta dall’impianto. Se il prezzo di mercato scende sotto quel livello, il sistema riconosce al produttore la differenza. Se invece il mercato paga di più, avviene il contrario e il produttore restituisce l’eccedenza.
È questo il passaggio che rende più comprensibile la cifra dei 23 miliardi indicata dalla Commissione europea. Si tratta della dimensione stimata del regime di aiuti nel suo complesso, non di un assegno già destinato a essere interamente speso. Il costo effettivo dipenderà anche dall’andamento futuro dei prezzi dell’elettricità.
La durata del sostegno arriva a 20 anni. Per chi investe in un impianto significa poter contare su ricavi molto più prevedibili, un elemento particolarmente importante quando il progetto deve essere finanziato da banche o investitori.
Fino a 37,15 GW di nuovi impianti
Il decreto divide la nuova capacità in due grandi gruppi. Dieci GW sono riservati agli impianti fino a 1 MW, che possono accedere direttamente al meccanismo rispettando i requisiti previsti. Gli altri 27,15 GW saranno assegnati attraverso procedure competitive gestite dal Gestore dei Servizi Energetici, il GSE.
Per gli impianti più grandi il contingente stimato è soprattutto nelle mani di eolico e fotovoltaico. L’eolico può arrivare a 16,5 GW, il fotovoltaico a 10 GW, mentre all’idroelettrico sono destinati 630 MW e altri 20 MW agli impianti che utilizzano i gas residui dei processi di depurazione.

Il punto è che questi 37,15 GW rappresentano una capacità massima sostenibile dal meccanismo, non 37,15 GW di impianti già autorizzati o pronti a entrare in funzione. Tra il decreto e l’elettricità realmente prodotta restano autorizzazioni, connessioni alla rete, aste, cantieri e tempi di realizzazione.
Perché incentivare tecnologie ormai mature
Fotovoltaico ed eolico sono ormai tecnologie mature, ma il loro problema economico non è soltanto il costo di costruzione. Producono quando ci sono sole e vento e, proprio nelle ore di maggiore produzione, l’abbondanza di elettricità può far scendere il prezzo sul mercato.
Un prezzo garantito riduce questa incertezza e permette di finanziare più facilmente nuovi progetti. Allo stesso tempo, il meccanismo bidirezionale limita gli extra profitti quando i prezzi salgono molto. È una logica diversa dai vecchi incentivi che aggiungevano semplicemente un premio alla produzione.
Un precedente interessante arriva proprio dal FER X transitorio. Nella prima procedura del 2025 sono stati assegnati circa 7,7 GW di fotovoltaico a un prezzo medio ponderato di 56,8 euro per MWh. Secondo la relazione tecnica esaminata dal Senato, a prezzi di mercato invariati quel meccanismo potrebbe produrre circa 300 milioni di euro l’anno di benefici per il sistema.
Il decreto non basta da solo
L’entrata in vigore del FER X definitivo chiude una lunga fase normativa, ma non rende automaticamente costruibili decine di gigawatt di nuovi impianti. Entro 60 giorni il Ministero dovrà approvare, su proposta del GSE, le regole operative per accedere al meccanismo. Per gli impianti più grandi serviranno poi le procedure competitive.
Ed è qui che si misura la distanza tra capacità incentivabile e capacità realmente installata. L’Italia ha già una lunga coda di progetti rinnovabili, ma autorizzazioni e soprattutto connessioni alla rete restano tra i principali colli di bottiglia. Il FER X rende più stabile il lato economico dell’investimento. Per trasformare quei 37,15 GW in energia prodotta servirà però che anche rete, iter autorizzativi e cantieri riescano a tenere lo stesso passo