Quando Facebook comprò Oculus nel 2014 per circa due miliardi di dollari, l’idea di rendere un paio di occhiali il prossimo personal computer era ancora lontanissima. Da allora sono arrivati Rift, Quest, il cambio di nome da Facebook a Meta, il metaverso, Quest Pro e Quest 3. Parallelamente, e inizialmente con molto meno clamore, è nata la collaborazione con EssilorLuxottica, da cui sono usciti prima i Ray-Ban Stories e poi i Ray-Ban Meta, fino a una famiglia che oggi comprende anche Oakley Meta e i modelli con display. E poi c’è Orion, il prototipo di occhiali AR su cui Meta lavora internamente da anni. Alcuni di questi progetti hanno funzionato molto bene, altri molto meno, mentre Reality Labs continua a bruciare quasi venti miliardi di dollari l’anno.
Il Meta Connect 2026 arriva però in una fase diversa. La realtà virtuale non è ancora diventata il nuovo smartphone, e non è detto che lo diventi mai. Ma Meta ha costruito una delle piattaforme XR più mature del settore e, soprattutto, ha trovato negli smart glasses un prodotto che le persone stanno acquistando: EssilorLuxottica parla ormai di milioni di Ray-Ban Meta venduti.
Vanno lette in questa chiave le novità presentate quest’anno, che abbiamo visto in anteprima a Londra qualche giorno prima del Connect. E tra tutte, ce n’è una che ci ha colpito più delle altre.
I VR Glasses sono il pezzo che mancava
Meta li chiama VR Glasses, anche se la definizione è un po’ stretta per quello che fanno: sono un sistema di realtà mista, quindi l’ambiente circostante rimane visibile mentre interfacce, finestre e contenuti digitali vengono sovrapposti allo spazio reale. Ne abbiamo provati parecchi negli ultimi anni, di visori e occhiali AR e VR, ma questi sono tra i primi a esserci sembrati davvero credibili, non tanto per una singola caratteristica quanto per il livello raggiunto dall’insieme: dimensioni, qualità dell’immagine e sistema di interazione riescono a convivere in un dispositivo molto più vicino a un paio di occhiali che a un visore tradizionale.
Gli occhiali pesano circa 100 grammi, cinque volte meno di Quest 3, e buona parte del lavoro lo fa il display Micro-OLED 5K Infinite, che raggiunge una densità di 37 pixel per grado contro i 25 del Quest 3. Nei visori i PPD sono un dato importante perché descrivono quanta risoluzione viene effettivamente concentrata in ogni grado del campo visivo, e durante la prova la differenza si percepisce soprattutto sui testi: sono molto definiti e quella trama di pixel che ancora si distingue su molti dispositivi diventa qui quasi impercettibile. Il pannello OLED restituisce inoltre neri profondi, colori molto vividi e una luminosità elevata.

Dimensioni contenute anche grazie a lenti pancake ultracompatte, progettate appositamente per questo dispositivo.
È però il sistema di controllo a rendere l’esperienza particolarmente naturale. I controller non sono necessari per navigare nell’interfaccia, anche se rimangono compatibili per i giochi che ne beneficiano: gli occhiali seguono lo sguardo grazie al tracciamento oculare, per cui basta fissare l’elemento che si vuole selezionare e confermare con un piccolo gesto della mano. La cosa interessante è che non bisogna tenere continuamente le braccia sollevate davanti al viso, perché il sistema continua a riconoscere i gesti anche con le mani in una posizione rilassata. Con Meta AI è comunque possibile interagire anche attraverso la voce.
Il sistema operativo è quello di Quest, quindi Meta può partire con un catalogo già costruito: tutti i titoli Quest saranno accessibili e più di 75 giochi al lancio potranno essere utilizzati soltanto con i gesti delle mani. Un esempio è Beat Saber, che nella primavera 2027 riceverà il suo aggiornamento più grande di sempre: la nuova modalità Flux sfrutta direttamente il tracciamento delle mani e, per la prima volta, l’intero gioco potrà essere utilizzato senza controller.
Anche l’intrattenimento occupa parecchio spazio nel progetto. Ci sono Dolby Vision, audio spaziale Dolby Atmos integrato nella montatura e certificazione IMAX Enhanced. Meta ha inoltre stretto un accordo con Disney per film ed esperienze 3D legate, tra gli altri, a Star Wars e The Avengers. Per lo sport sono previste trasmissioni immersive fino a 8K e 180 gradi e, dal lancio dei VR Glasses, Meta parla di oltre 100 eventi sportivi live immersivi ogni anno grazie agli accordi con partner come MLB, NBC Sports, TNT Sports e UFC.

La stessa superficie virtuale può diventare una postazione di lavoro. Mac e PC Windows possono essere collegati senza fili oppure via USB-C, portando più monitor virtuali nello spazio davanti agli occhi. Abbiamo provato anche la tastiera virtuale, che proietta i tasti sul tavolo e riconosce la digitazione sulla superficie: nella demo ci è sembrata fluida e reattiva, con un tracciamento delle dita estremamente preciso (la superficie può essere utilizzata anche come touchpad).
C’è poi Hologram, una funzione che ricostruisce una versione fotorealistica dell’utente per le videochiamate e ne riproduce in tempo reale espressioni e reazioni. Chi indossa i VR Glasses vede l’altra persona nello spazio davanti a sé, con audio posizionale, mentre chi partecipa da smartphone o computer vede l’ologramma sul proprio schermo; Meta parla di compatibilità con le normali app di chiamata, da WhatsApp a Zoom.
Tutta questa complessità ha però ancora un costo evidente in termini di miniaturizzazione. La montatura è costruita in lega di magnesio e ospita display e sensori, mentre calcolo, batteria e memoria sono concentrati in un piccolo modulo esterno collegato attraverso un cavo ottico. A gestire l’elaborazione è il nuovo Snapdragon Reality Elite di Qualcomm; la batteria dichiara fino a tre ore di riproduzione continuativa di contenuti ad alta risoluzione e supporta la ricarica a 45 W. Con una qualità visiva e una complessità del sistema di questo livello è, almeno oggi, un compromesso quasi inevitabile: una batteria con un’autonomia utile continua ad avere bisogno di spazio e il calore prodotto dal sistema deve essere dissipato senza aumentare troppo peso e temperatura sulla montatura.
I Meta VR Glasses arriveranno nella primavera del 2027 a 1.299,99 dollari negli Stati Uniti. Meta non ha ancora indicato in questi materiali prezzo e disponibilità per l’Italia.
La famiglia si allarga

I VR Glasses sono il progetto più ambizioso del Connect, ma Meta sta contemporaneamente allargando parecchio la parte più tradizionale della sua offerta, quella costruita insieme a EssilorLuxottica. La terza generazione dei Ray-Ban Meta aggiunge le forme Aviator e Zena al classico Wayfarer, con montature più sottili, autonomia fino a nove ore e un nuovo pulsante programmabile per richiamare rapidamente Meta AI.
L’hardware cambia anche sul fronte audio e fotocamera: ci sono sei microfoni, con una riduzione dichiarata di oltre il 90% del rumore di fondo, una camera da 12 MP e registrazione video fino al 3K Ultra HD. Entro la fine dell’anno arriverà inoltre la possibilità di registrare video con audio spaziale Dolby Atmos. Per il novantesimo anniversario di Ray-Ban è prevista anche un’edizione speciale dell’Aviator, con montatura beige lattiginosa e lenti Transition marroni. La disponibilità parte dal 23 settembre.
Dal 13 ottobre arriveranno invece i Ray-Ban Meta Audio, forse il prodotto più particolare proprio perché rinunciano alla fotocamera. Meta dice di averli progettati osservando come vengono utilizzati oggi i suoi smart glasses, soprattutto per musica, chiamate, messaggi e interazione con l’AI. Pesano 43 grammi, usano un sistema audio open-ear e arrivano fino a 12 ore con una carica, a cui la custodia ne aggiunge fino ad altre 48. Le forme sono Clubmaster e Burbank, con naselli e aste regolabili.

La questione della fotocamera rimane comunque centrale per tutta la categoria, soprattutto sul fronte della privacy. Sui modelli che la utilizzano resta il LED pensato per segnalare alle persone intorno quando vengono scattate foto o registrati video; arrivano inoltre le foto dinamiche, che acquisiscono più fotogrammi per scegliere quello migliore, e una modalità orizzontale utilizzabile anche per video, hyperlapse e slow motion. Meta ha annunciato inoltre Private Processing, una modalità che dovrebbe consentire alcune elaborazioni AI senza rendere i dati accessibili nemmeno all’azienda.
Per il pubblico italiano la novità principale riguarda però i Meta Ray-Ban Display, che saranno disponibili in Italia, Francia e Germania dal 13 ottobre, con preordini progressivi già dal 23 settembre. Il prezzo europeo parte da 899 euro. Regno Unito e Canada partono invece già il 23 settembre.
Il piccolo display integrato guadagna parecchie funzioni, ma con disponibilità inizialmente diversa a seconda dei mercati. Le indicazioni per bicicletta e trasporto pubblico, per esempio, arriveranno entro fine mese negli Stati Uniti e in Canada, quindi non sono ancora annunciate per l’Italia. La navigazione pedonale diventa inoltre più naturale, utilizzando punti di riferimento reali nell’ambiente — per esempio “gira a sinistra alla casa gialla” — invece di limitarsi al nome delle strade. Arrivano anche editing delle fotografie direttamente nel display, notifiche dello smartphone, un calendario più completo e una nuova app Explore dedicata alle esperienze sviluppate per gli occhiali.
Continua nel frattempo anche il lavoro sul design insieme a EssilorLuxottica. Alla collezione si aggiungono Meta Capri e Meta Nova, mentre le collaborazioni con Kylie Jenner e Lisa delle Blackpink spingono ancora di più gli occhiali verso il mondo della moda. Quella con Lisa comprende modelli Capri e Adventurer, lenti personalizzate, una custodia dedicata e charm ispirati ai suoi animali. Entro la fine dell’anno Meta prevede di offrire oltre 100 opzioni di occhiali tra Ray-Ban, Oakley e Meta Glasses.
C’è infine Hearing Enhancement, una funzione software autorizzata dalla FDA negli Stati Uniti per adulti con una perdita uditiva percepita da lieve a moderata. Arriverà entro fine anno su alcuni modelli e, a differenza di quanto indicato nelle prime informazioni circolate durante il briefing, non sarà gratuita: costerà 149,99 dollari oppure sarà inclusa nell’abbonamento Meta One. Per ora Meta non ha annunciato un lancio europeo.
Muse arriva davanti agli occhi
Tra gli annunci del Connect c’è anche Muse, l’agente AI lanciato da Meta questo mese. Sugli occhiali Meta AI usa già la fotocamera per riconoscere un oggetto, leggere un testo o rispondere a una domanda tenendo conto di ciò che abbiamo davanti. Muse può prendere quel contesto e utilizzarlo come punto di partenza per attività che richiedono più passaggi, lavorando anche in background e tornando dall’utente quando il compito è concluso o quando serve un’autorizzazione. L'azienda cita, tra gli esempi, la possibilità di prenotare un appuntamento, controllare il prezzo di un volo, seguire un allenamento personalizzato o acquistare un prodotto visto attraverso gli occhiali.
L’esempio mostrato al Connect chiarisce bene la differenza: inquadrando una teiera, Meta AI potrebbe già riconoscerla e fornire informazioni; con Muse quella stessa richiesta può continuare nella ricerca dei negozi che la vendono, nell’impostazione di un avviso sul prezzo e infine nell’acquisto, che deve comunque essere confermato dall’utente.
Meta ha confermato che Muse arriverà anche sugli AI glasses, ma nei materiali del Connect non viene indicata una data per l’Europa, quindi al momento non sappiamo quando e se queste funzioni saranno disponibili anche sugli occhiali venduti in Italia.