Immagine creata dall'AI
Meta non vuole più che l'intelligenza artificiale si limiti a dirci come fare qualcosa, ma vuole che inizi a farlo al posto nostro. È l'idea dietro Muse, il nuovo agente AI personale annunciato da Mark Zuckerberg l'8 settembre e disponibile, almeno nella prima fase, soltanto negli Stati Uniti.
La differenza rispetto ai chatbot che abbiamo imparato a usare negli ultimi anni è più che altro operativa. A Muse si può affidare un compito, oppure un obiettivo più ampio, e lasciare che sia il sistema a decidere quali passaggi servono per portarlo avanti. Può usare un browser, compilare moduli, collegarsi ai servizi dell'utente e continuare a lavorare anche quando l'app viene chiusa.
Una direzione, questa, verso cui si sta spostando tutta l'industria dell'AI, passata dai modelli che producono una risposta agli agenti capaci di usare strumenti e intervenire direttamente sul computer. Nel caso di Meta, però, c'è un fattore in più da considerare. L'azienda controlla già alcune delle piattaforme sulle quali passiamo buona parte della nostra giornata digitale, da WhatsApp a Instagram, e sta costruendo una presenza anche sugli occhiali AI.
Da una richiesta a un lavoro vero
Muse utilizza Muse Spark 1.3, il modello che l'azienda ha sviluppato per attività composte da più passaggi. Gli esempi fatti dall'azienda sono volutamente quotidiani e riguardano, tra le altre cose, l'organizzare un viaggio, inviare un'email, acquistare qualcosa online, preparare una cena tenendo conto delle preferenze degli invitati oppure lavorare nel tempo a un obiettivo più complesso.
L'agente può collegarsi, con il consenso dell'utente, a posta elettronica, calendario, pagamenti, servizi di fitness, musica, shopping e dispositivi per la casa e, quando non esiste un'integrazione dedicata, può utilizzare direttamente il sito attraverso il proprio browser, in modo simile a una persona davanti al computer.
Per alcune operazioni Muse deve comunque fermarsi. Meta spiega che azioni sensibili come l'invio di un'email o un acquisto richiedono una conferma, mentre l'utente può controllare uno storico di ciò che l'agente ha fatto e di quello che intende fare.
Il problema è quanto accesso concedergli
Il salto rispetto a un chatbot ha però un costo: Muse deve poter mettere mano agli account dell’utente. Se deve leggere una mail, prenotare un volo o completare un acquisto, non basta infatti che conosca le sue preferenze, ma deve avere accesso ai servizi che usa e, in alcuni casi, alla possibilità di agire al loro interno.
È anche il motivo per cui Meta insiste molto sulla sicurezza. Muse gira all’interno di Muse Secure VM, una macchina virtuale nel cloud dove vengono conservati dati e credenziali dei servizi collegati. Secondo l'azienda, Muse non ha accesso diretto a password e metodi di pagamento, mentre un secondo sistema, chiamato Sentinel, controlla ciò che l’agente prova a fare verso l’esterno.
Sono protezioni, sì, ma per ora vanno lette per quello che sono, ovvero garanzie descritte da Meta per un sistema che chiede un livello di accesso molto più ampio rispetto a una normale chat AI. Più un agente diventa capace di lavorare in autonomia, più aumentano anche le conseguenze di un errore, di un’interpretazione sbagliata o di un’autorizzazione concessa con troppa leggerezza. E non basta che il modello sia affidabile, perché deve esserlo tutta la catena che gestisce credenziali, permessi e azioni.
Meta afferma che le conversazioni con Muse e i dati custoditi nella macchina virtuale non vengono condivisi con i propri sistemi pubblicitari e permette agli utenti di escludere le interazioni dall’addestramento dei modelli. Ma l’architettura più radicale sul fronte della riservatezza deve ancora arrivare: entro la fine dell’anno l’azienda prevede Muse Confidential VM, una versione nella quale l’intero ambiente sarà cifrato con una chiave posseduta dall’utente, con l’obiettivo dichiarato di impedire alla stessa azienda di accedere ai dati contenuti al suo interno.
Per ora l'Europa resta fuori
Muse sarà utilizzabile su iOS, Android e web e si potrà contattare anche attraverso WhatsApp. Meta prevede inoltre di portarlo sui suoi occhiali AI. Il servizio sarà gratuito per l'utilizzo di base, con abbonamenti per chi avrà bisogno di maggiore capacità di calcolo.
Al lancio, però, Muse è riservato agli utenti maggiorenni negli Stati Uniti e Meta non ha ancora comunicato una data per l'Italia.