Huawei FreeBuds Neo, la nostra prova: piccole fuori, molto complete dentro

Le abbiamo provate per giorni tra viaggi, mezzi pubblici e traffico urbano: leggere e comode, convincono per ANC, chiamate, audio e autonomia


Huawei FreeBuds Neo, la nostra prova: piccole fuori, molto complete dentro

Diciamocelo, Huawei non aveva bisogno di un altro paio di auricolari. Tra FreeBuds Pro 5, FreeBuds 7i, FreeBuds 6 e modelli SE, la gamma era già abbastanza affollata e, lo affermiamo senza remore, anche di ottima qualità. Le FreeBuds Neo arrivano comunque, fresche di presentazione ufficiale a Monaco di Baviera, ma non per riempire un vuoto a caso: la casa cinese ha costruito una nuova famiglia attorno a un’idea precisa, quella di ridurre il più possibile dimensioni e peso senza i compromessi di una linea “Lite”. Ammiccando, in particolare, alla freschezza della Gen Z. 

Ne risultano auricolari in ear da appena 4,8 grammi, con uno stelo molto più corto del solito e una custodia particolarmente compatta, dentro cui Huawei è riuscita comunque a infilare ANC adattivo, multipoint, audio spaziale, un sistema a tre microfoni per le chiamate e una gestione della connessione Bluetooth decisamente più ambiziosa della media, tanta tecnologia concentrata in pochissimo spazio.

Le abbiamo usate per diversi giorni in pairing con iPhone 17 Pro Max, tenendole nelle orecchie per ore, portandole in aeroporto, aereo e mezzi pubblici urbani, facendo chiamate nel traffico di Milano e di Londra e "stressando" anche la copertura Bluetooth, su cui torniamo più avanti. Vediamo com'è andata.

Compatte, ma non sacrificate

La custodia delle FreeBuds Neo ha una forma ovale e affusolata, pesa poco più di 31 grammi e occupa pochissimo spazio: in borsa e in tasca non crea l'ingombro di molti case più squadrati. Huawei la propone nelle stesse quattro colorazioni degli auricolari, Nebula Pink, Stellar Silver, Ice White e Starry Black. Noi abbiamo utilizzato la prima, con una finitura rosa sfumata verso il verde molto chiara e decisamente meno vistosa di quanto il nome possa suggerire, qualcosa di diverso dal classico bianco più democratico, ma anche più sporchevole (e, parere nostro, noioso).

Lo stelo cattura subito lo sguardo, perché è molto più corto di quello a cui ci hanno abituato le in ear e, almeno inizialmente, ci sembrava una scelta un po’ rischiosa: meno superficie da "afferrare" quando si indossano o si tolgono le cuffie e meno spazio per gestire le gesture.

Ci siamo però ricreduti abbastanza in fretta. Gli auricolari si prendono facilmente con due dita, entrano bene nell’orecchio e soprattutto restano fermi senza doverli risistemare di continuo. Aiuta il peso di appena 4,8 grammi per lato, ma anche la forma del corpo e dei gommini: li abbiamo indossati per diverse ore consecutive senza sentire alcuna pressione o fastidio, cosa non scontata. Non a caso l'azienda dichiara di aver lavorato sul fit partendo da 150 forme di orecchio e oltre 10.000 scansioni tridimensionali.

Anche i controlli non soffrono della miniaturizzazione. Huawei dice di aver ampliato del 60% la superficie sensibile dello stelo, e si sente: doppio e triplo tocco sono facili da centrare, così come la pressione prolungata, mentre lo swipe verticale per regolare il volume è probabilmente il comando che abbiamo usato di più. Dopo poco diventa naturale, senza bisogno di tirare fuori il telefono ogni volta.

Huawei Freebuds Neo

L’ANC funziona soprattutto dove serve davvero

La cancellazione del rumore è uno dei punti forti delle FreeBuds Neo, ma il dato dei 30 dB medi dichiarati ci è utile fino a un certo punto. Lo è molto di più capire come si comportano quando il rumore ambientale c'è e cambia continuamente, e da questo punto di vista aeroporto, aereo e mezzi pubblici sono stati un banco di prova piuttosto efficace.

In cabina lavorano bene soprattutto sul fondo continuo dei motori e della ventilazione. Il rumore resta percepibile, ma viene abbassato abbastanza da ascoltare musica o podcast senza dover alzare troppo il volume. Voci, annunci e suoni improvvisi passano di più, come succede praticamente con tutti gli in ear, ma il comportamento resta equilibrato e soprattutto non abbiamo avvertito quella sensazione di pressione artificiale che alcuni sistemi ANC producono dopo un po’.

Stessa cosa sui mezzi pubblici: le frequenze costanti vengono attenuate in modo netto, mentre conversazioni vicine e rumori irregolari restano più presenti. Quando invece serve sentire cosa succede intorno entra in gioco la modalità Awareness, che lascia filtrare l’ambiente senza dare l’impressione di ascoltarlo attraverso un microfono. C’è anche un’impostazione che mette maggiormente in evidenza le voci, utile per esempio quando si parla con qualcuno o si vuole seguire un annuncio senza togliere gli auricolari. Dall’app si può intervenire manualmente sui livelli di cancellazione oppure lasciare che il sistema li adatti in automatico in base al rumore circostante.

Chiamate nel traffico e copertura Bluetooth

Per le chiamate abbiamo scelto situazioni poco indulgenti: l’ora di punta in zona Moscova, a Milano, e un quartiere piuttosto vivace nella zona est di Londra, con traffico, voci, mezzi pubblici e rumori continui sullo sfondo.

Le FreeBuds Neo usano tre microfoni insieme a un sensore a conduzione ossea. Quest’ultimo non registra il suono esterno, ma rileva le vibrazioni generate dalla voce attraverso i tessuti e le ossa del cranio: un’informazione aggiuntiva che aiuta gli algoritmi a distinguere meglio chi sta parlando dal rumore circostante. Il costruttore dichiara una gestione efficace in ambienti fino a 95 dB e con vento fino a 9 m/s.

Nelle nostre prove la voce è rimasta comprensibile e abbastanza nitida anche in ambienti rumorosi. Il filtraggio si sente ed è inevitabile quando il sistema deve sopprimere traffico e rumori improvvisi, ma non arriva a svuotare troppo la voce o a renderla metallica. Soprattutto, dall’altra parte della chiamata non ci è mai stato chiesto di ripetere una frase o di spostarci in un punto più tranquillo, che alla fine è il parametro che conta davvero.

Merita un capitolo a parte anche la copertura Bluetooth, perché qui i numeri sono decisamente fuori dalla media. Con uno smartphone Huawei compatibile si arriva, secondo i dati dichiarati, fino a 170 metri di distanza, che scendono a 150 metri con altri smartphone. Nel nostro caso, con iPhone, la connessione ha iniziato a perdere stabilità proprio superata quella soglia.

Naturalmente sono distanze che vanno lette nel contesto giusto e muri, interferenze, persone e ostacoli fisici possono ridurle parecchio. Ma il margine resta importante e nell’uso quotidiano si traduce soprattutto in una connessione molto difficile da mettere in crisi. Lasciare il telefono su una scrivania e muoversi per casa (o addirittura lasciarlo a casa e scendere a ritirare un pacco con le cuffie nelle orecchie), in ufficio o in palestra diventa un non problema, che è probabilmente il vantaggio principale di questa portata.

Huawei Freebuds Neo Rosa

Suono, app e autonomia

Sul fronte audio, le FreeBuds Neo sono andate oltre le nostre aspettative (ricordiamoci che non è un modello Pro). La taratura è piacevole già al primo ascolto, con un’impostazione energica ma abbastanza equilibrata da funzionare bene con generi molto diversi.

I bassi sono presenti, pieni e ben controllati. Danno peso a batteria e linee elettroniche senza invadere troppo la gamma media, e anche salendo con il volume non abbiamo avvertito il suono gonfio o impastato che capita con auricolari più orientati all’effetto immediato. Le voci restano in primo piano e abbastanza naturali, mentre la parte alta conserva un buon livello di dettaglio.

Non hanno la precisione o la capacità di separazione che ci aspetteremmo da un modello più specialistico, ma per la categoria convincono. C’è una buona dinamica, gli strumenti rimangono leggibili anche nei passaggi più affollati e si può passare da elettronica e pop a rock, podcast o brani acustici senza sentire il bisogno di correggere continuamente la resa.

Se la taratura di base non piace, dall’app Huawei Audio si può intervenire in modo piuttosto preciso. L’abbiamo utilizzata su iOS e, oltre a gestire ANC, Awareness, gesture e connessioni, mette a disposizione un equalizzatore a 10 bande con cui modificare in maniera percepibile il carattere delle cuffie. Si possono alleggerire i bassi, portare più avanti le voci o correggere la risposta sulle frequenze più alte.

L’audio spaziale è disponibile sia in modalità fissa sia con head tracking, quindi con la scena sonora che reagisce ai movimenti della testa. Con film, concerti e alcuni contenuti video aggiunge effettivamente qualcosa, mentre con la musica siamo tornati quasi sempre allo stereo tradizionale, che ci è sembrato più naturale e coerente. 

Simpatica anche la modalità dedicata agli FPS, che mette in risalto passi, spari e direzione dei suoni: non cambia l’esperienza di gioco, ma nei titoli competitivi può dare una mano a leggere meglio quello che succede attorno.

Sul fronte della trasmissione, con dispositivi compatibili si può arrivare a 990 kbps tramite LDAC, mentre alcuni smartphone Huawei supportano fino a 2,3 Mbps. Da iPhone user non abbiamo sfruttato queste modalità e non le abbiamo considerate nel giudizio sull’ascolto ma, anzi, il fatto che le Neo ci abbiano convinto già in queste condizioni le rende ancora più interessanti per la fascia a cui appartengono.

L’autonomia dichiarata è di 10 ore con ANC disattivato e 6,5 ore con cancellazione attiva, mentre la custodia porta il totale fino a circa 40 ore. Non abbiamo effettuato un ciclo completo cronometrato, quindi preferiamo lasciare questi valori tra i dati dichiarati. Nel nostro uso di qualche giorno, comunque, non abbiamo dovuto "gestire" la batteria con particolare attenzione.

Conclusioni e prezzo

Per tirare le somme, le FreeBuds Neo ci sono sembrate un prodotto molto centrato. Non provano a e non vogliono sostituire i modelli Pro, né avrebbe senso giudicarle con quel metro, ma puntano piuttosto a offrire un’esperienza completa in un formato più piccolo e leggero, con pochi compromessi percepibili nell’uso quotidiano.

A un prezzo competitivo: costano 129 euro, ma fino al 25 ottobre sul Huawei Store è possibile utilizzare il codice ATYPONEO, dedicato ai lettori di Typo Media, che applica 35 euro di sconto e porta il prezzo a 94 euro.

Per trasparenza, il codice ci è stato fornito da Huawei nell’ambito della collaborazione legata al prodotto. La recensione non è sponsorizzata e Typo Media non riceve commissioni sugli acquisti effettuati tramite codice o link dedicato. Le valutazioni espresse restano indipendenti.

Nel prezzo sono compresi anche 12 mesi di Huawei Loss Care, il servizio che permette, in caso di smarrimento o danneggiamento, di sostituire una volta un singolo auricolare pagando il 50% del costo ufficiale del ricambio.