Dreame Pocket Pro alla prova: un phon da viaggio può essere l’unico di casa?

Compatto, pieghevole e completo di accessori: abbiamo usato il Dreame Pocket Pro ogni giorno per capire se può davvero sostituire un phon tradizionale


Dreame Pocket Pro alla prova: un phon da viaggio può essere l’unico di casa?

Sono le sette e mezza del mattino, il calendario mi ricorda perentorio che ho un appuntamento di lavoro alle nove. Mi scrollo i capelli gocciolanti dal collo, il caldo è mortifero ma non ho alcuna intenzione di lasciarli asciugare ribelli all'afa estiva milanese. "Cavolo, il phon". Il mio affezionatissimo Dreame Hair Glory Mix, a mio avviso uno dei migliori asciugacapelli mai provati, arrivato in redazione per un test drive e promosso a presenza fissa nel cassettone del mio bagno, ha deciso di passare a miglior vita senza preavviso pochi giorni fa. Con lui se n'è andata anche la certezza di avere sempre a disposizione un attrezzo salvifico per l'uso quotidiano intensivo, specie per una con i capelli indisciplinati come la sottoscritta.

Allungo il braccio a tastoni e mi ricordo che una santissima PR mi ha da poco spedito per una recensione il Pocket Pro, l'ultima evoluzione del phon compatto di Dreame deputato per lo più per gli spostamenti. Quello con cui avrei fatto il suo upgrade e che ero pronta a destinare alla valigia per i viaggi di lavoro o i (troppo pochi) weekend fuori porta. Doveva restare confinato lì, comprimibile e discreto, buono per un paio di giorni lontano da casa e nulla più. Invece da settimane è il phon che uso quasi ogni mattina, capelli lunghezza media, la solita routine ma con uno strumento che, non vogliatemene, fino a poco tempo fa consideravo di serie B.

E la cosa che mi ha sorpreso di più è quanto poco mi sia pesata questa sostituzione forzata: me lo aspettavo un ripiego, si è rivelato un dispositivo che regge il confronto senza troppi sconti. Vi racconto tutto.

Il salto di specie (a metà)

Il primo Pocket, uscito sul mercato un paio d'anni fa, era essenzialmente un asciugacapelli con due soli accessori in dotazione: il cono per i boccoli e la placchetta anti-crespo, nient'altro. Utile per un viaggio, compatto quanto basta per non ingombrare la valigia, ma monco per chi come me ha i capelli tendenti al crespo e considera la bocchetta la conditio sine qua non per poter definire un phon "serio". E per non sembrare uno spaventapasseri.

Il Pocket Pro fa (finalmente) il salto di specie e aggiunge, oltre ai due coni per le onde e alla già presente placchetta anticrespo, la bocchetta per lo styling liscio e il diffusore. Accessorio, quest'ultimo, che personalmente non utilizzo, ma che completa la dotazione perché lo rende un attrezzo utilizzabile tutti i giorni da chiunque. A questo si aggiunge la compatibilità a doppio voltaggio 120V/240V, dettaglio che al primo Pocket mancava del tutto e che è fondamentale per chi attraversa confini con regolarità.

Su un aspetto, però, devo essere onesta con me stessa prima che con voi: ricordavo il primo Pocket più pesante e più rumoroso, uno di quei dettagli che mi ero segnata mentalmente come "risolti" nel passaggio di generazione. Confrontando le schede tecniche, entrambi i modelli dichiarano 300 grammi e si attestano intorno ai 60 decibel dichiarati. Anche il cuore tecnologico è lo stesso: motore digitale brushless da 110.000 giri al minuto e un'emissione dichiarata di 300 milioni di ioni negativi per centimetro cubo, che secondo l'azienda aiuta a trattenere l'umidità e a ridurre l'effetto crespo. Persino il sistema di piegatura in tre posizioni, quello che permette di trasformarlo in un oggetto compatto da borsa, è un'eredità diretta della prima generazione.

Se la sensazione di maggiore silenziosità e leggerezza esiste (e per me esiste, eccome) duole ammettere che potrebbe essere solo percettiva. Ma va benissimo così, per la prima versione ci volevano le cuffie antirumore della Formula Uno, mentre per questa ci si accontenta di un paio di tappi in schiuma. Scherzo.

Il Pocket Pro asciuga i miei capelli di lunghezza media in una ventina di minuti circa, piega inclusa, senza che io debba passare e ripassare sulle stesse ciocche per compensare un flusso d'aria debole. Non è il tempo record di altri top di gamma ma è un risultato pienamente soddisfacente e, considerando che stiamo parlando di un oggetto pensato originariamente per stare piegato in un beauty case, va benissimo così.

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Il phon da viaggio non è più un accessorio di serie B (per nessuno)

Nel segmento dei phon da viaggio, i big del settore ci si sono dopotutto buttati con progetti dedicati e non con semplici versioni rimpicciolite. Lo ha fatto Dyson ad aprile scorso con il Supersonic Travel, che non è una miniaturizzazione del Supersonic del 2016 ma un modello pensato per i viaggi, il 32% più compatto e il 25% più leggero dell’originale, con un peso di 330 grammi, voltaggio che si adatta automaticamente al Paese di utilizzo e piena compatibilità con gli accessori della gamma Supersonic e Supersonic Nural (prezzo 299 euro, styling concentrator incluso).

Lo ha fatto anche ghd, con il suo flight+: 453 grammi con cavo e beccuccio, motore da 1.600 W, doppio voltaggio, manico pieghevole e un prezzo che nelle principali piattaforme italiane oscilla tra i 100 e i 120 euro scontati. Non l'ho mai provato, quindi non mi permetto di dispensare giudizi di merito, ma il solo fatto che un marchio storicamente legato ai saloni professionali abbia sviluppato una linea travel dedicata racconta la stessa cosa del debutto Dyson. Ovvero: gli asciugacapelli degli hotel non bastano più. 

In mezzo a questi due nomi premium, c'è il resto del mercato: dai phon pieghevoli economici di Xiaomi, che con 20-25 euro coprono la fascia base del segmento senza pretese, fino alla stessa Dreame, che nel giro di pochi anni si è ritagliata lo spazio intermedio, quello di chi vuole tecnologia da simil salone senza il conto da salone. E lo sta facendo con una crescita importante: secondo i dati diffusi dall’azienda, nel primo trimestre 2026 i ricavi della divisione Personal Care in Nord America sono aumentati dell'1.230% su base annua. Il dato riguarda un mercato molto specifico e parte probabilmente da volumi ancora contenuti, ma restituisce la velocità con cui il marchio sta ampliando il suo raggio d’azione.

Tirare le somme

Alla fine, come sempre, si arriva al prezzo. Il Pocket Pro ha un listino di 169 euro, dieci in più rispetto ai 159 euro con cui debuttò il Pocket originale nell'aprile 2024: un incremento contenuto, considerato che nel mezzo si sono aggiunti il doppio voltaggio, la bocchetta styling, un cono extra e il diffusore, una dotazione che nella prima generazione mancava. Rispetto al Supersonic Travel di Dyson, che costa 130 euro in più, il divario di costo non porta a un gap di utilizzabilità quotidiana altrettanto ampio, almeno per quello che ho potuto verificare sulla mia routine. Non ho i due phon fianco a fianco per un confronto diretto e sarebbe sleale pretendere di farlo sulla carta, ma il posizionamento di Dreame in questa fascia di prezzo, tra i modelli economici da 20-30 euro e i 300 euro del segmento premium, resta il vero punto di forza del marchio, quello che lo ha portato dai robot aspirapolvere fino al bagno di casa di tanti.

Non sarà il phon più economico della sua categoria e, onestamente, non è nemmeno pensato per esserlo. Ma per chi, come è successo a me, si ritrova a doverne fare l'unico phon di casa senza averlo programmato, è un compromesso che ho accettato più che volentieri. E che, archiviato il lutto per il mio Glory, rifarei senza pensarci due volte.

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