Se stai cercando un contributo statale per comprare un'auto elettrica nel 2027, la risposta breve è che non c'è. Il DPCM automotive firmato il 10 giugno 2026 destina quasi 315 dei 400 milioni previsti per il 2027 alle imprese della filiera, non a chi compra. Ai cittadini restano alcune misure minori (wallbox, noleggio sociale, moto e scooter, impianti GPL e metano), e nessuna riguarda l'acquisto di un'auto elettrica nuova.
Per tre anni la domanda di chi pensava a un'elettrica è stata sempre la stessa: quando escono i nuovi incentivi? Il bonus fino a 11.000 euro dell'ottobre 2025 non ha un erede. Qui trovi cosa resta nel 2026, cosa arriva nel 2027 e cosa aspettarsi realisticamente dal mercato.
Stato al 28 settembre 2026: l'unico atto efficace è il DPCM 10 giugno 2026, che modula le risorse del Fondo automotive dal 2026 al 2030. Non esiste alcun provvedimento che reintroduca l'ecobonus per le auto di categoria M1 a uso privato. Aggiorniamo questa pagina a ogni cambiamento verificabile.
Cosa dice davvero il DPCM automotive
Dopo quasi un anno di stallo, il decreto è stato firmato il 10 giugno 2026. La dotazione complessiva è di 1,343 miliardi di euro con una programmazione che arriva al 2030, ma con l'esborso più consistente concentrato sul 2026 e sul 2027.
La logica è dichiarata: la quota prevalente va al sostegno della filiera produttiva, attraverso accordi per l'innovazione e contratti di sviluppo pensati anche per le PMI, per accompagnare la riconversione industriale. Tradotto: lo Stato ha deciso che è più utile finanziare chi produce componenti che chi compra l'auto.
Per il 2027 la legge di bilancio assegna al Fondo automotive 400 milioni, che il decreto ripartisce così:
- 244,6 milioni agli Accordi per l'innovazione delle imprese della filiera (art. 2, comma 1)
- 70 milioni a programmi di investimento delle stesse imprese sotto i 20 milioni di euro (art. 2, comma 2)
- 40 milioni ai veicoli commerciali per le PMI di trasporto merci (art. 3, comma 11)
- 25 milioni a moto, scooter e quadricicli elettrici o ibridi (art. 4, comma 5)
- 15 milioni alle infrastrutture di ricarica domestiche (art. 6, comma 2)
- 5 milioni agli impianti GPL e metano su auto già circolanti (art. 5, comma 5)
Le prime due voci fanno 314,6 milioni, circa il 79% del totale, destinati a ricerca, riconversione industriale e componentistica. Ai cittadini arrivano direttamente 45 milioni, poco più dell'11%. È il cambio di rotta più significativo del decreto: i soldi non sono spariti, si sono spostati dall'acquirente alla fabbrica.
C'è anche un dettaglio contabile che pesa. Dal Fondo automotive erano stati dirottati 251 milioni di euro per coprire il decreto contro il caro carburanti e il sostegno all'autotrasporto. Il governo aveva promesso di reintegrarli entro luglio: finché il reintegro non compare in un provvedimento, vale come promessa e non come cassa.

Il bonus per comprare un'elettrica non c'è più
È il punto che fa più discutere, e va detto senza giri di parole: nel DPCM non c'è alcun contributo per l'acquisto di auto elettriche da parte dei privati. Nessun ecobonus, nessun click day, nessuna soglia ISEE che dia diritto a uno sconto sul listino.
Il confronto con quello che è stato cancellato è brutale. Gli incentivi aperti nell'ottobre 2025 arrivavano fino a 11.000 euro per i nuclei con ISEE sotto i 30.000 e, con le promozioni delle case, avevano portato alcune citycar sotto i 5.000 euro reali. I fondi si sono esauriti in una sola giornata.
Il risultato è che l'Italia resta l'unico tra i grandi mercati europei senza un incentivo all'acquisto di auto elettriche per i privati. Non è una lettura militante: è il rilievo messo a verbale sia da UNRAE, l'associazione delle case estere, sia da Motus-E.
Contributo per la wallbox: 80% fino a 1.500 euro
È la misura più concreta per chi un'auto elettrica ce l'ha già o la sta comprando comunque. L'articolo 6 riconosce un contributo pari all'80% del prezzo di acquisto e posa in opera di un'infrastruttura di ricarica domestica, con un tetto di 1.500 euro per persona fisica.
Il limite sale a 8.000 euro per le installazioni sulle parti comuni di un condominio, ed è la cifra che può spostare davvero qualcosa, perché è lì che si blocca la maggior parte delle installazioni. La dotazione per il 2027 è di 15 milioni, la misura resta aperta fino al 31 marzo 2030 e la gestione è affidata a Invitalia.
Attenzione a un punto: il decreto rinvia a successivi provvedimenti del Direttore generale del MIMIT per le modalità di attuazione, e quei provvedimenti non risultano ancora emanati. Non ci sono quindi date di apertura né una piattaforma attiva. Se stai valutando l'installazione, abbiamo raccolto regole, costi e vincoli condominiali in una guida dedicata.

Noleggio sociale: c'è, ma non è una misura per l'elettrico
La novità vera del decreto è l'articolo 7, che istituisce in via sperimentale un programma di noleggio a lungo termine sociale gestito dall'Automobile Club d'Italia. È il tentativo di rispondere a un problema reale: chi non può permettersi di comprare un'auto nuova, con o senza incentivo. I requisiti scritti nel decreto sono:
- ISEE inferiore a 30.000 euro, riservato alle persone fisiche
- contratto di durata non inferiore a 36 mesi
- auto M1 nuova di fabbrica, omologata almeno Euro 6, con emissioni fino a 135 g/km di CO2
- obbligo di rottamare un'auto fino a Euro 4, intestata al richiedente o a un familiare convivente da almeno 12 mesi
Il tetto di 135 g/km merita una lettura attenta: non è una soglia da veicolo elettrico. Rientrano anche numerose auto a benzina e ibride, e chiamarla incentivo all'elettrico, come si legge in giro, è impreciso.

Il decreto non fissa il canone mensile. Stabilisce solo che ACI userà i proventi della rivendita dei veicoli a fine contratto per contenerlo, e che l'utente potrà riscattare l'auto con uno sconto non inferiore al 10% sulle quotazioni medie di mercato, manifestando interesse entro 90 giorni. Quanto costerà davvero, oggi, non lo sa nessuno: manca il decreto attuativo del MIMIT, e senza quello non esiste lo sportello telematico. Le graduatorie seguiranno l'ordine cronologico delle domande, quindi quando il portale aprirà conterà arrivare presto. La sperimentazione termina entro il 30 giugno 2030. Avevamo seguito la genesi di questa misura quando era ancora un'ipotesi.
Moto e scooter elettrici: fino a 3.000 euro dal 1° gennaio 2027
L'articolo 4 è l'unica misura del decreto con un contributo diretto all'acquisto di un veicolo elettrico da parte di un privato. Riguarda le categorie da L1e a L7e: ciclomotori, motocicli, tricicli e quadricicli, elettrici o ibridi.
Il contributo è pari al 20% del prezzo, fino a 2.000 euro. Sale al 30%, fino a 3.000 euro, se si rottama un veicolo Euro 0, 1, 2 o 3 posseduto da almeno dodici mesi, anche da un familiare convivente. Il mezzo acquistato non può essere ceduto per dodici mesi. La dotazione è di 25 milioni per ciascun anno dal 2027 al 2029, metà dei quali riservati alle categorie più leggere.

Sulla carta è generoso. Nella pratica i modelli ibridi omologati in vendita in Italia si contano sulle dita di una mano, quindi il grosso dell'incentivo finirà quasi certamente sugli scooter elettrici, dove l'offerta è ampia e i prezzi sono già scesi parecchio. Per chi sta valutando un mezzo urbano a batteria, aspettare gennaio 2027 ha un senso economico concreto.
Impianti GPL e metano: il bonus retrofit
Chi installa un impianto nuovo a GPL o metano su un'auto M1 omologata almeno Euro 3 riceve un contributo fisso: 400 euro per il GPL e 800 euro per il metano, applicati direttamente dall'installatore sul prezzo. Per il 2027 la dotazione è di 5 milioni (art. 5).
La misura ha una sua logica sul parco circolante più vecchio d'Europa, ma resta il paradosso di un decreto che incentiva impianti a metano su auto usate mentre di auto nuove a metano in listino non ce ne sono praticamente più. Il retrofit elettrico, che pure esiste ed è omologabile, non è previsto.
Veicoli commerciali: solo per le PMI di trasporto merci
L'articolo 3 riserva 40 milioni l'anno, dal 2027 al 2029, ai contributi per l'acquisto di veicoli commerciali N1 e N2 nuovi. I beneficiari sono esclusivamente le piccole e medie imprese che trasportano merci in conto proprio o in conto terzi, e il 40% delle risorse è riservato ai veicoli elettrici a batteria e a idrogeno.
Gli importi vanno da 2.000 a 20.000 euro secondo massa e alimentazione. Un elettrico tra 4,25 e 7,2 tonnellate con rottamazione arriva al massimo; un veicolo tradizionale sotto 1,49 tonnellate si ferma a 2.000 euro, e per le alimentazioni tradizionali la rottamazione è obbligatoria. Il veicolo va mantenuto in proprietà per almeno 24 mesi.
Un dato utile per calibrare le aspettative: la tranche 2026 di questa stessa misura, di pari importo, si è esaurita in poche ore dall'apertura della piattaforma a fine luglio.
E i 3.000 euro di cui si legge online?

Circolano da mesi articoli che annunciano per il 2027 un contributo fino a 3.000 euro per l'acquisto di auto elettriche, legato all'ISEE. Quella cifra non compare in nessun atto italiano efficace.
Il riferimento è al Piano Sociale per il Clima, uno strumento europeo per il periodo 2026-2032 che prevede risorse anche per la mobilità. Al momento, però, il perimetro normativo italiano, gli importi, i soggetti gestori e le tempistiche non sono definiti da alcun provvedimento. Esiste inoltre una misura del MASE legata al PNRR, con soglia ISEE indicata a 40.000 euro e vincoli di residenza in aree urbane funzionali, che non ha ancora piattaforma né date.
Sono cose che potrebbero diventare reali. Oggi non lo sono, e si capiscono solo tenendo separato ciò che è stato deciso in Italia da ciò che è in discussione a livello europeo.
Cosa aspettarsi dal mercato
Il 2026 è stato finora l'anno migliore di sempre per l'elettrico in Italia. A giugno le elettriche pure hanno toccato il 10,1% del mercato, con quasi 15.000 immatricolazioni e una crescita di oltre l'85% sullo stesso mese del 2025. Nel primo semestre sono state circa 79.000, l'8,4% del mercato, contro il 5,2% dell'anno prima.
Il problema è da dove arriva quella crescita. Sia UNRAE sia Motus-E sono espliciti: il risultato è stato trainato dalla coda degli incentivi di ottobre, con il rush finale legato alla scadenza del 30 giugno per i rimborsi ai concessionari. È un effetto in esaurimento, e senza una misura sostitutiva la previsione condivisa dagli operatori è un rallentamento nella seconda metà del 2026.
Il divario con l'Europa resta largo: a maggio la quota di elettriche era del 29,2% in Francia, del 27,4% nel Regno Unito e del 25,1% in Germania, contro l'8,9% italiano. E c'è un dato che cambia la natura del mercato: la crescita è stata guidata dalle auto piccole. Il segmento A è passato dal 12% al 36% delle elettriche immatricolate e il modello più venduto del semestre è stata la Leapmotor T03. L'elettrica è diventata l'utilitaria di famiglia, cioè proprio il segmento più sensibile al prezzo e quello che rischia di soffrire di più senza incentivo.
Cosa non è ancora deciso
- Le modalità operative del noleggio sociale, rinviate a un decreto del MIMIT non ancora emanato (art. 7, comma 3). Senza quello non ci sono canone, date né modulistica.
- Le modalità di attuazione del contributo wallbox, rinviate a provvedimenti del Direttore generale (art. 6, comma 3).
- La data di apertura delle prenotazioni per la tranche 2027 dei veicoli commerciali, che richiede un decreto direttoriale come accaduto per il 2026.
- La riforma della fiscalità delle flotte aziendali, la leva su cui insistono tutte le associazioni del settore. Una maggiore deducibilità dei costi per i veicoli a basse emissioni sposterebbe volumi molto più di un bonus una tantum. Se arriverà, la sede più probabile è la legge di bilancio per il 2027.
- Qualsiasi reintroduzione dell'ecobonus per le auto private, che oggi non risulta in alcun atto o disegno di legge.
Domande frequenti
Ci saranno incentivi per l'acquisto di auto elettriche nel 2027?
No. Il DPCM 10 giugno 2026, unico atto efficace sul Fondo automotive per il 2027, non prevede contributi per l'acquisto di auto elettriche di categoria M1 da parte di privati. Le sei finalità elencate all'articolo 1 riguardano la filiera industriale, i veicoli commerciali, le due ruote, gli impianti GPL e metano, le infrastrutture di ricarica e il noleggio sociale.
Conviene aspettare un nuovo incentivo per comprare un'elettrica?
Allo stato attuale no: per i privati non è previsto e nulla lascia pensare a un ritorno dell'ecobonus nel breve periodo. Se ci sarà un intervento, la direzione più probabile è quella fiscale sulle flotte aziendali, che riguarda partite IVA e società più che il privato. Ha più senso ragionare sul costo totale di utilizzo, tenendo conto che il contributo wallbox all'80% riduce in modo sensibile la spesa per la ricarica domestica.
Quanto vale il contributo per la wallbox e si può chiedere subito?
L'80% del prezzo di acquisto e posa in opera, fino a 1.500 euro per persona fisica e fino a 8.000 euro per le installazioni sulle parti comuni condominiali. Le domande però non sono ancora aperte, perché mancano i provvedimenti attuativi. Conviene conservare le fatture e seguire il sito del MIMIT: per questi contributi la modalità abituale è lo sportello a esaurimento fondi.
Chi può accedere al noleggio sociale, e conviene?
Le persone fisiche con ISEE inferiore a 30.000 euro, con obbligo di rottamare un'auto fino a Euro 4 posseduta da almeno dodici mesi. Il contratto dura almeno 36 mesi e riguarda auto con emissioni fino a 135 g/km, quindi non necessariamente elettriche. Sulla carta conviene, perché ACI usa i proventi delle rivendite per contenere il canone e a fine contratto c'è il riscatto scontato di almeno il 10%. Ma finché non esiste il decreto attuativo è una previsione normativa, non un'offerta.
Quando si aprono le domande?
Per la wallbox e per il noleggio sociale non ci sono date, perché mancano i provvedimenti attuativi. Il contributo per moto e scooter parte formalmente il 1° gennaio 2027. Per i veicoli commerciali servirà un decreto direttoriale che fissi l'apertura della piattaforma.
Posso avere un incentivo se compro un'auto elettrica usata?
No. Nessuna misura del decreto riguarda l'usato: tutti i contributi si applicano a veicoli nuovi di fabbrica.
Come usiamo questa pagina
Questa è una pagina di riferimento, non un articolo di cronaca. La aggiorniamo quando cambia qualcosa di verificabile: un decreto attuativo pubblicato, una piattaforma aperta, un importo modificato. Ogni aggiornamento riporta la data. Quello che non facciamo è dare per certo ciò che è soltanto annunciato: dove il quadro è incerto, lo diciamo.
Nel frattempo, se stai valutando un'auto elettrica a prescindere dagli incentivi, puoi confrontare i modelli in vendita in Italia su Compara EV, verificare i consumi reali misurati e orientarti tra gli operatori di ricarica con Compara Colonnine. Sui costi di ricarica abbiamo aggiornato di recente l'analisi delle tariffe in Italia.