L’elettrificazione non è un percorso a binario unico. Durante l’Hydrogen Day organizzato da BMW Italia, la strategia del gruppo bavarese è apparsa netta: la transizione energetica necessita di diversità tecnologica. Se i veicoli a batteria (BEV) coprono oggi la maggior parte delle necessità quotidiane, i veicoli a celle a combustibile (FCEV) si posizionano come soluzione complementare, specialmente dove i tempi di ricarica e la capillarità dell’infrastruttura elettrica pongono ancora dei limiti.
Come sottolineato nel corso dell'evento, la tecnologia FCEV permette un rifornimento in meno di cinque minuti, un fattore che risponde a specifici scenari d’uso dove l'efficienza operativa è prioritaria.
Dall'architettura cilindrica al sistema "flat"
Il salto tecnologico che BMW sta compiendo è visibile nell'evoluzione dei componenti. Se nel 2023 la flotta pilota si affidava a serbatoi di forma cilindrica, il futuro punta su un sistema di stoccaggio ottimizzato. Il nuovo "Hydrogen Flat Storage" permette di integrare sette serbatoi da 700 bar direttamente nel pianale del veicolo.
Questa configurazione consente di stoccare circa 7 kg di idrogeno, garantendo un'autonomia stimata fino a 750 km (WLTP). L'integrazione strutturale, simile per logica a quanto visto nei pacchi batteria delle BEV, trasforma il serbatoio da elemento ingombrante a componente architetturale del telaio, preparando il terreno per le future piattaforme previste per il 2028.
Bisognerà attendere ancora il 2028 per vedere il primo modello BMW della nuova generazione, ma la casa tedesca ha anche precisato che saranno in tutto 5 le auto a idrogeno che arriveranno nel corso tempo.

La geografia dell'idrogeno: il nodo italiano
Un'auto a idrogeno è efficace solo quanto la rete di distribuzione che la sostiene. La visione di BMW non si limita al prodotto, ma si inserisce in un disegno infrastrutturale europeo più ampio. La mappa presentata oggi, delinea con chiarezza la densità dei punti di rifornimento, con un focus strategico sul corridoio che attraversa il Nord Italia e si connette con Svizzera, Austria e Slovenia.
La vicinanza di Milano a questi snodi logistici non è casuale: il capoluogo lombardo funge da terminale per una rete che mira a superare i confini nazionali, rendendo il viaggio a lungo raggio con FCEV un'ipotesi percorribile su larga scala.
L’impegno di BMW, non punta alla sostituzione dell'elettrico a batteria, ma alla coesistenza. La resilienza di un sistema di mobilità passa, secondo la casa, dalla disponibilità di diverse fonti energetiche: l'idrogeno verde, se correttamente integrato nella rete europea, rappresenta la chiave per decarbonizzare settori dove la sola batteria non può ancora arrivare.
Quanto costa oggi l'idrogeno alla pompa
C'è un aspetto che non può essere ignorato in questa fase, l'alto costo dei mezzi a idrogeno. Solo pochi produttori si sono cimentati in questo sviluppo, oltre a BMW ricordiamo anche Toyota (con la Mirai) e Hyundai (con la Nexo), quindi un numero molto limitato di modelli, tendenzialmente cari.
Non ci sono soltanto le auto, naturalmente, esistono già oggi diverse sperimentazioni su mezzi pesanti che circolano da anni in Svizzera, ad esempio, che con le nuove infrastrutture da poco inaugurate intorno all'aerea di Milano potranno spingersi anche nel nostro Paese.
L'idrogeno costa ancora caro, almeno in Italia, dove si parla di circa 19€ al kg; in altri paesi europei l'asticella è più bassa, addirittura 12-13 euro per kg. L'obiettivo, come detto nel corso dell'evento, è di avere entro qualche anno un costo dell'idrogeno pari a circa 10 euro a kg.