L'Italia ha riciclato più vetro che mai, e lo ha fatto meglio: nel 2025, secondo i dati presentati da CoReVe, il Consorzio Recupero Vetro, sono state riciclate 2.155.287 tonnellate di rifiuti di imballaggio in vetro, con una crescita del 2,5% rispetto all'anno precedente. Il tasso di riciclo ha raggiunto l'82,1%, in crescita di quasi due punti percentuali sul 2024. Ma per capire perché questo numero sia rilevante bisogna fare qualche passo indietro e ricordare dove si collocano questi dati nel quadro europeo e nella traiettoria storica del settore.
Il target che l'Unione Europea ha fissato per il riciclo degli imballaggi in vetro è il 75%, da raggiungere entro il 2030. L'Italia lo ha già superato da anni, e adesso lo supera di oltre sette punti percentuali, con cinque anni di anticipo sul calendario comunitario. E non è un primato di facciata: l'Italia è il primo produttore europeo di vetro cavo, con una filiera industriale che conta 17 aziende, 40 stabilimenti e circa ottomila addetti diretti. Il fatto che questo stesso comparto riesca ad alimentarsi in misura crescente di rottame riciclato, invece che di materie prime vergini, è un segnale che l'economia circolare nel settore del vetro funziona davvero. E non solo sulla carta.
Quanto vale riciclare una bottiglia: la contabilità ambientale
Il vetro ha una caratteristica che lo distingue da quasi tutti gli altri materiali di imballaggio: può essere riciclato infinite volte senza perdere qualità. Ogni tonnellata di rottame di vetro reimmessa nel processo produttivo risparmia poi energia, gas e materie prime rispetto alla fusione da zero di sabbia silicea, carbonati e altri minerali estratti dalle cave.
E ancora, grazie ai volumi riciclati nell'anno, sono stati risparmiati 408 milioni di metri cubi di gas (una quantità equivalente ai consumi domestici annuali di una città di circa 1,16 milioni di abitanti, più o meno come Napoli). Sono state evitate 2,4 milioni di tonnellate di CO₂ e risparmiate 3,9 milioni di tonnellate di materie prime vergini, una quantità che CoReVe paragona a quasi due volte il volume del Colosseo. Sul fronte economico, il Consorzio ha erogato ai Comuni convenzionati 146 milioni di euro in corrispettivi per la raccolta differenziata del vetro, mentre i mancati costi di smaltimento in discarica ammontano a 479 milioni di euro. Sommati, questi due valori si avvicinano a un miliardo di euro: denaro che il sistema genera (o risparmia) grazie al fatto che una bottiglia finisce nella campana verde invece che in un sito di conferimento.
Chi ha firmato la convenzione e chi no
Non c'è crescita senza un'espansione della rete istituzionale che gestisce la raccolta. Nel corso del 2025 il numero dei Comuni convenzionati con CoReVe è cresciuto del 9,4%, portandosi a 7.485 unità, pari al 94,8% di tutti i Comuni italiani. Gli abitanti serviti sono 56,8 milioni, corrispondenti al 96,4% della popolazione nazionale. Un'altra cifra che merita attenzione è quella che riguarda la qualità della raccolta: il 90% del vetro raccolto è stato effettivamente riciclato, contro l'88,2% del 2024. Il margine di miglioramento qui dipende dalla capacità degli impianti di trattamento di ridurre gli scarti e dagli investimenti tecnologici che il consorzio ha sostenuto in tandem con la Stazione Sperimentale del Vetro, finalizzati anche alla definizione di nuovi standard europei di ecodesign.
A portare la voce delle amministrazioni locali alla giornata milanese del 25 giugno è stata Elena Grandi, assessora all'Ambiente del Comune di Milano: "Milano è una città che crede nella raccolta differenziata e nel riciclo come strumenti concreti di sostenibilità urbana. La collaborazione con CoReVe ci permette di migliorare continuamente i risultati e di sensibilizzare i cittadini sull'importanza di comportamenti virtuosi".
Eppure, nonostante il quadro complessivo sia in chiaro miglioramento, permane una frattura geografica che i dati aggregati tendono ad ammorbidire. La media nazionale di vetro raccolto per abitante è di 40,6 chilogrammi. Al Nord si arriva a 46,7 kg per persona, al Centro a 38 kg, al Sud a 33,6 kg. Il caso più estremo è la distanza tra Valle d'Aosta, che guida la classifica regionale con 62,7 kg per abitante, e la Sicilia, che si ferma a 28,6 kg. Più del doppio di differenza tra le due estremità del Paese.
Ma non è un divario esclusivo del vetro: riguarda la raccolta differenziata in senso più ampio, ed è strutturale. Il Mezzogiorno sconta un sistema impiantistico storicamente meno sviluppato, investimenti pro capite delle imprese del settore che restano inferiori alla media nazionale, e una catena logistica più fragile tra raccolta, selezione e avvio al riciclo effettivo. La crescita dei corrispettivi ai Comuni del Sud (+31% nel 2025, il dato più alto tra le macroaree) suggerisce che qualcosa si sta muovendo, ma la distanza da colmare è ancora troppa.
Comunicare il riciclo
Il secondo filone riguarda un accordo di natura diversa, ma strettamente connesso ai dati appena descritti. CoReVe e l'Università IULM hanno firmato un accordo quadro per la sostenibilità, ispirato agli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con il fine di inserire i temi dell'economia circolare e del riciclo nei percorsi formativi accademici.
La ratio che tiene insieme i due annunci si evince dalle parole del presidente di CoReVe, Gianni Scotti: "La sostenibilità ha bisogno di competenze, linguaggi e narrazioni capaci di coinvolgere le nuove generazioni". Il punto è che i dati del riciclo, per quanto positivi, restano ancora invisibili alla maggior parte dei cittadini. Secondo una ricerca condotta da AstraRicerche per CoReVe, quasi la metà degli italiani non sa che gran parte di bottiglie e vasetti è prodotta con vetro riciclato, e solo due italiani su dieci sanno che tutto il vetro raccolto viene effettivamente riciclato. Il problema non è quindi solo la raccolta in sé, ma il corto circuito tra il comportamento virtuoso e la consapevolezza di ciò che quel comportamento produce.
È qui che entra in gioco IULM. L'accordo prevede due borse di studio da 5.000 euro ciascuna: la prima, denominata "CoReVe - New Journalism", è rivolta agli studenti del Master in Giornalismo e premierà il miglior pezzo capace di sviluppare una narrazione originale sul riciclo del vetro in Italia e in Europa a partire dai dati annuali del Consorzio. La seconda, "CoReVe - StorytellinGZ", è destinata agli studenti di secondo anno del corso triennale in Comunicazione d'impresa e Relazioni Pubbliche, e premierà la migliore campagna digitale pensata per raccontare il riciclo attraverso i formati e le piattaforme della Generazione Z.
Alle borse si affiancherà un programma di lezioni e visite agli impianti della filiera (dagli stabilimenti di trattamento del rottame alle vetrerie) che il consorzio chiama "viaggi della bottiglia", riprendendo la metafora del percorso fisico del materiale dal bidone della spazzatura al nuovo imballaggio sullo scaffale del supermercato.
Cosa c'è avanti
Nonostante i traguardi raggiunti dall'Italia in tema di riciclo, si guarda ai prossimi anni con cautela. Le previsioni per il biennio 2026-2027 scontano un contesto di incertezza e tensioni inflazionistiche che potrebbero frenare i consumi nella filiera, con una ripresa attesa nel triennio successivo. Il Consorzio stima però che l'immesso al consumo di imballaggi in vetro possa raggiungere le 2.634.000 tonnellate entro il 2029, con un tasso di riciclo progressivamente crescente.
I margini di miglioramento esistono ancora, e non sono cosa da poco. Basti pensare che il 5,2% dei Comuni italiani (quasi uno su venti) non è ancora convenzionato con il consorzio. E il gap tra Nord e Sud nella raccolta pro capite è ancora estremamente ampio e strutturale. La qualità del vetro conferito, con i suoi scarti che pesano per il 10% del raccolto, è poi un terreno su cui la ricerca applicata può ancora lavorare. E la consapevolezza dei cittadini, il dato più difficile da spostare (ma anche quello che influenza tutti gli altri), resta, almeno per metà della popolazione, inadeguata rispetto al sistema che quei cittadini alimentano ogni volta che gettano una bottiglia nella campana verde.
Il vetro, in fondo, ha la possibilità di non finire mai davvero. Ma perché succeda, non basta raccoglierlo. Bisogna raccoglierlo bene, ovunque, e sapere che fine fa.
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