Barcellona prova l’asfalto fatto con gli scarti degli ulivi

Una sperimentazione userà biochar da noccioli di oliva e biomassa di pino al posto del filler minerale, con test su strada fino al 2028

di Redazione - 06/07/2026 11:05

Chi cammina per Barcellona nei prossimi mesi difficilmente si accorgerà di nulla di diverso sotto i piedi, eppure in alcuni tratti della città il Comune sta per posare un asfalto che nella sua composizione chimica svela una bella storia agricola. Il progetto si chiama Biochar ed è una delle due proposte vincitrici del bando municipale "La sezione di strada del XXI secolo", promosso dalla fondazione BIT Habitat insieme al Comune, alla società municipale per le infrastrutture BIMSA e alla Diputació de Barcelona, con l'intento di ripensare la composizione di calzate e marciapiedi riducendone l'impronta di carbonio senza sacrificare durata e prestazioni.

Un sottoprodotto agricolo che cambia mestiere

Il meccanismo tecnico riguarda uno strato specifico della pavimentazione, quello superficiale, e un componente altrettanto specifico, il filler, cioè la polvere minerale calcarea che nelle miscele bituminose serve a legare gli aggregati e a dare corpo al composto. Il team che ha sviluppato il progetto (formato da Amsa ed Elsan con la collaborazione scientifica dell'Universitat Politècnica de Catalunya), propone di sostituire integralmente quel filler con biochar ottenuto dalla trasformazione termochimica di noccioli di oliva e biomassa di pino, un processo che assomiglia a una carbonizzazione controllata e che produce un materiale stabile, poroso e ricco di carbonio.

Il vantaggio nasce dal fatto che gli alberi e le piante da cui deriva la biomassa hanno già assorbito anidride carbonica durante la crescita, e quel carbonio, una volta trasformato in biochar e incorporato nell'asfalto, resta intrappolato invece di tornare in atmosfera attraverso la decomposizione naturale dello scarto agricolo. Secondo le stime del comitato che ha valutato le proposte, questa sostituzione permette di tagliare le emissioni di CO₂ fino al 76% nel processo di fabbricazione delle miscele coinvolte, un dato che si riferisce a quella specifica lavorazione e non all'impronta climatica complessiva della città.

Ora tocca al traffico vero

Quello che rende la proposta interessante agli occhi degli ingegneri, più ancora del numero sulle emissioni, è l'esito registrato nei test: le miscele con biochar hanno mostrato una resistenza all'acqua comparabile o superiore a quella delle miscele tradizionali, una maggiore tenacità, una buona resistenza alla fessurazione e un comportamento duttile alle diverse temperature, caratteristica non secondaria in una città che nelle estati mediterranee vede l'asfalto raggiungere temperature superficiali elevatissime.

Non è un dettaglio da poco, perché la storia dei materiali stradali alternativi è piena di soluzioni che funzionano benissimo in laboratorio e poi cedono di fronte al traffico pesante, alle escursioni termiche e alla manutenzione quotidiana, e la ricerca internazionale sui bioleganti, dalle sperimentazioni olandesi con la lignina a quelle statunitensi partite da residui suini, ha imparato proprio questo negli ultimi quindici anni. Il progetto barcellonese ha ricevuto un finanziamento di 90.000 euro per la fase di ricerca, progettazione e monitoraggio, con una tempistica precisa: la prototipazione dovrebbe concludersi a brevissimo, entro settembre 2026, i test su opere pubbliche reali seguiranno subito dopo, il monitoraggio nello spazio urbano si protrarrà per tutto il 2027 e i risultati definitivi sono attesi nel primo trimestre del 2028.

Accanto a Biochar, il Comune ha finanziato anche RePavimenta, che lavora su una sezione stradale multistrato con materiali riciclati e aggregati siderurgici, segno che l'amministrazione ha scelto di percorrere più strade insieme invece di scommettere tutto su un'unica tecnologia.