L'intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro? Cosa dice il report di Anthropic e cosa succede in Italia

I senior mantengono la scrivania, i neolaureati no. L'indagine globale di Anthropic svela il blocco delle assunzioni, mentre la cronaca italiana registra i primi licenziamenti collettivi da automazione

di Greta Rosa - 23/03/2026 11:04

L'intelligenza artificiale sta davvero decimando i posti di lavoro? Se da un lato i grandi report internazionali ci invitano alla calma, descrivendo una transizione tecnologica molto più lenta e graduale del previsto, dall'altro la cronaca locale italiana ci sbatte in faccia una realtà ben più cruda e urgente. È il caso di InvestCloud a Marghera (in provincia di Venezia), unica sede italiana della fintech a stelle e strisce costretta a licenziare tutti i 37 lavoratori a causa dell'uso dell'AI. Un campanello d'allarme, sì, che però invita alla cautela anti-sensazionalistica e che si scontra (e intreccia) in modo complesso con i recentissimi dati pubblicati da Anthropic, l'azienda creatrice del celebre modello linguistico Claude. Ne emerge un quadro in profondo chiaroscuro, che merita un'analisi accurata per capire davvero come stia cambiando il mercato globale e nazionale.

I dati di Anthropic: l'AI frena i giovani, ma non licenzia i senior

Per comprendere l'impatto macroeconomico dell'AI, i ricercatori di Anthropic hanno elaborato una metrica chiamata "esposizione osservata". Non si sono limitati a stimare cosa i modelli potrebbero fare in teoria, ma hanno incrociato le potenzialità tecniche con l'utilizzo reale di milioni di utenti nel mondo, confrontandole poi con i database occupazionali statunitensi. La prima grande e rassicurante scoperta è che l'AI viene oggi sfruttata solo per una piccolissima frazione delle sue reali capacità operative.

L'identikit del lavoratore più esposto all'automazione, poi, sovverte i vecchi stereotipi legati alle passate rivoluzioni industriali: non parliamo di operai o figure più "fisiche", ma di professionisti da scrivania, adulti, con istruzione superiore e ottimi stipendi, come programmatori informatici, analisti finanziari e addetti all'assistenza clienti. Eppure, incrociando questi dati con le statistiche dal 2022 a oggi, il report non rileva alcun aumento sistematico della disoccupazione o ondate di licenziamenti di massa in questi settori. Le aziende non starebbero quindi cacciando i professionisti esperti, ma occhio alle nuove generazioni: ci sarebbe un crollo del 14% nelle assunzioni per le posizioni "entry-level" che denota come le imprese, potendo ormai automatizzare le mansioni operative più basiche, avrebbero quindi semplicemente smesso di assumere i neolaureati.

Il paradosso dell'efficienza e il blocco del "trampolino di lancio"

Il report di Anthropic si sofferma proprio su questo cortocircuito: se i lavoratori senior mantengono la loro scrivania perché l'intelligenza artificiale funge da "co-pilota" che ne amplifica la produttività, i giovani perdono il loro principale campo di addestramento. L'AI, infatti, eccelle esattamente in quelle mansioni di routine (come l'analisi preliminare di dati, la stesura di report base o la compilazione di codici standard) che storicamente venivano delegate agli stagisti o ai profili junior. Questo blocco delle assunzioni entry-level rischia di creare un vuoto generazionale: senza la possibilità di fare gavetta, come si formeranno i professionisti esperti di domani? La vera minaccia rilevata su scala globale, dunque, non è tanto la distruzione immediata del lavoro, quanto la mancata creazione di nuove opportunità per chi si affaccia oggi sul mercato.

Non solo InvestCloud: l'ombra dell'automazione sui call center italiani

Se le proiezioni macroeconomiche internazionali invitano a non cedere al panico, il tessuto produttivo italiano continua a registrare pericolosi strappi. E non si tratta solo del caso isolato della fintech veneta. A tremare sotto i colpi dell'automazione è un intero comparto che Anthropic inserisce proprio tra quelli a più alta esposizione: il customer care.

In Italia, i sindacati di categoria hanno recentemente lanciato un duro allarme per il settore dei call center in outsourcing, dove l'implementazione massiccia di assistenti virtuali e chatbot basati su intelligenza artificiale sta provocando vere e proprie ondate di esuberi. Diverse aziende del comparto delle telecomunicazioni e dei servizi hanno già avviato o minacciato procedure di licenziamento collettivo per centinaia di operatori telefonici, sostituiti da software in grado di gestire in autonomia e senza interruzioni le richieste di base dei clienti. 

Governare l'inevitabile: una riflessione necessaria

Ovviamente lo studio ha i suoi limiti (si basa soprattutto sui dati di chi usa Claude), ma il campanello d'allarme che fa suonare è difficile da ignorare. Mettendo a sistema i macro-dati globali di Anthropic con i micro-shock della cronaca italiana, è ovvio che l'intelligenza artificiale stia polarizzando il mercato del lavoro. Più che respingere un'innovazione che è ormai strutturale, gli esperti suggeriscono di imparare a governarla con lucidità, provando a trarne quanto più beneficio possibile. Servono nuovi ammortizzatori sociali per gestire le emorragie repentine nei settori esposti, sì, ma soprattutto un ripensamento radicale delle politiche del lavoro giovanile, cosicché le nuove generazioni non si trovino le porte delle aziende sbarrate.

Perché, in definitiva, il lavoro "entry-level" di domani non consisterà più nell'eseguire materialmente le mansioni di base, ma nel saper guidare, interrogare e supervisionare l'algoritmo che le esegue. Una transizione che richiede un profondo aggiornamento delle competenze, ben lontana sia dalle facili utopie tecno-entusiaste che dagli inutili catastrofismi.