L'illusione della privacy a 1.200 dollari: perché il jammer anti-IA potrebbe non funzionare

I dispositivi always-on registrano costantemente le nostre vite. Una startup promette di bloccarli con un inibitore a ultrasuoni, ma dimentica un dettaglio: le leggi della fisica

di Gabriele Arestivo - 12/03/2026 13:31

I microfoni sono ovunque, integrati in smartphone, smart glasses e pin che indossiamo ogni giorno. Il problema non è la loro presenza, ma lo storico di chi gestisce i dati. I contractor di Apple hanno ascoltato per anni registrazioni accidentali di Siri contenenti informazioni mediche e accordi riservati, una pratica costata di recente una proposta di patteggiamento milionaria. Amazon ha visto la sua Alexa registrare e inoltrare dialoghi privati a contatti casuali. La fiducia verso i sistemi always-on è ai minimi storici, perciò il mercato della contro-sorveglianza sta trovando un terreno estremamente fertile tra aziende e professionisti.

Una bolla di ultrasuoni

Per capitalizzare su questa esigenza, la startup californiana Deveillance ha lanciato Spectre I. Si tratta di un inibitore audio da tavolo grande quanto una piccola sfera, venduto in pre-ordine a 1.199 dollari. Il sistema scansiona un raggio di due metri per individuare dispositivi attivi ed emette onde ultrasoniche. L'orecchio umano non percepisce nulla e le persone presenti nella stanza possono dialogare normalmente, ma i sensori dei microfoni vanno in saturazione, registrando soltanto un fruscio distorto. L'elaborazione avviene in locale, senza passare dal cloud, per garantire la massima riservatezza.

Il limite del tessuto

Sulla carta il meccanismo risponde a un'esigenza reale, ma si scontra con un ostacolo strutturale: le leggi dell'acustica. Gli ultrasuoni viaggiano a frequenze altissime e possiedono lunghezze d'onda millimetriche, una "natura" che li rende estremamente direzionali. Quando un'onda del genere colpisce un materiale poroso come il cotone di una giacca, la trama di uno zaino o la pelle di una borsa, la sua energia cinetica si disperde tra le fibre e viene assorbita sotto forma di calore minimo. Il tessuto agisce quindi come un isolante acustico quasi perfetto per le alte frequenze.

Di conseguenza, affinché l'attacco di Spectre I abbia successo, serve un contatto visivo e acustico diretto. Se lo smartphone di chi vi siede davanti è appoggiato nudo sulla scrivania, il jammer lo neutralizza, ma se il dispositivo è nascosto all'interno di una tasca, ad esempio, l'ultrasuono si infrange sull'ostacolo. La voce umana, viaggiando a frequenze nettamente più basse e con lunghezze d'onda più ampie, penetra invece la barriera fisica senza degradarsi troppo e raggiunge il sensore. Il risultato è un file audio limpido della conversazione, a fronte di una spesa di oltre mille dollari per un dispositivo sconfitto da un banale paio di jeans.