Fine degli smartphone sigillati? Cosa dice davvero il regolamento UE sulle batterie sostituibili

Dal 2027 l'UE impone batterie sostituibili dagli utenti. Non torneremo ai gusci in plastica, ma diremo addio alle colle strutturali e alle riparazioni impossibili.

di Gabriele Arestivo - 22/04/2026 18:42

In questi giorni, complice la vicinanza della scadenza normativa, si è riacceso il dibattito su come cambieranno i nostri smartphone dal 18 febbraio 2027. L'immagine che circola sui social, un iPhone con lo scomparto per le pile AA, è ovviamente una provocazione iperbolica, ma un fondo di verità c'è: l'Unione Europea ha deciso che l'era dei dispositivi sigillati con colle industriali deve finire.

Il cuore della questione è l'Articolo 11 del Regolamento (UE) 2023/1542. La norma stabilisce che le batterie portatili integrate nei dispositivi elettronici dovranno essere rimovibili e sostituibili dall'utente finale durante l'intero ciclo di vita del prodotto. Non si tratta di un suggerimento, ma di un obbligo di progettazione che impone ai produttori di abbandonare adesivi permanenti o sistemi di chiusura che richiedono calore per essere aperti.

Strumenti comuni e il mito dello sportellino

È fondamentale chiarire un punto: "sostituibile dall'utente" non significa necessariamente "senza attrezzi". La normativa specifica che la sostituzione deve essere possibile utilizzando strumenti comunemente disponibili in commercio, come un cacciavite standard, o attrezzi specialistici forniti gratuitamente dal produttore.

Non assisteremo quindi a un ritorno di massa ai back-cover in plastica a incastro degli anni 2000. Il design si evolverà verso soluzioni meccaniche più raffinate  (magari viti a vista o sistemi di sgancio interno) che permettano di accedere alla cella al litio senza rischiare di danneggiare lo schermo o la scocca.

La deroga che cambia tutto per i top di gamma

Qui entra in gioco un secondo regolamento, l'Ecodesign (UE) 2023/1670, già in vigore dal giugno 2025 e specifico per smartphone e tablet. Secondo le linee guida della Commissione europea, quando un dispositivo è progettato per operare principalmente in ambienti umidi e raggiunge standard di durabilità elevati (ad esempio almeno l'80% di capacità residua dopo 1.000 cicli di ricarica) l'Ecodesign prevale sul Batteries Regulation e il produttore può mantenere un design sigillato.

La sostituzione della batteria in quel caso resta possibile, ma riservata a un tecnico indipendente, non necessariamente all'utente finale. In pratica: i dispositivi progettati specificamente per resistere all'acqua, come molti medio gamma e top di gamma, lavoreranno con tutta probabilità a dimostrerare la conformità.

Il passaporto digitale e la sfida della riparabilità

Il cambiamento non riguarda solo l'hardware, ma l'intero ecosistema di supporto. L'Ecodesign obbliga i produttori di smartphone e tablet a rendere disponibili i pezzi di ricambio (inclusi display, fotocamere e porte di ricarica) per almeno sette anni dall'uscita del prodotto dal mercato.

Dal 2028, le batterie portatili dovranno essere accompagnate da un QR code che rimandi a un passaporto digitale con informazioni su materiali, origine e riciclabilità.

L'obiettivo finale non è la semplificazione per pigrizia, ma la circolarità economica: ridurre i rifiuti elettronici estendendo la vita utile di oggetti che oggi, troppo spesso, vengono sostituiti solo perché una componente da 30 euro è diventata inaccessibile dietro uno strato di colla.