Appoggiata su pilastri d’acciaio, una ruota lunga 24 metri e alta 5 gira lentamente dentro una serra del Lincolnshire, nel Regno Unito. A vederla da fuori sembra uscita da luna park, ma in realtà è il perno di un progetto che punta a cambiare il modo in cui il Regno Unito coltiva le fragole. Non a caso più di un milione di piante vi crescono sospese, ruotando senza sosta per ricevere luce uniforme e costante.
Una serra lunga 760 metri, tutta sostenibile
L’idea è di Sir James Dyson, l’inventore degli aspirapolvere e dei phon che hanno cambiato l’home tech, ora alle prese con una sfida diversa: rendere il Regno Unito autosufficiente nella produzione di fragole. Oggi, infatti, il 90% di quelle consumate nei mesi invernali è importato, spesso via aereo, con un impatto ambientale enorme.
Per superare questo modello, Dyson ha costruito una serra lunga 760 metri, estesa su 26 acri, che ospita 1,2 milioni di piante e produce oltre 1.200 tonnellate di fragole l’anno.
Al centro della struttura ci sono due ruote d’acciaio da oltre 500 chili ciascuna, che trasportano i vassoi delle piante lungo un circuito continuo. L’esposizione è ottimizzata con luci LED aggiuntive, e l’efficienza è tale da garantire una resa del 250% superiore alle serre tradizionali. Dentro, robot autonomi controllano ogni pianta, raccolgono solo i frutti maturi con bracci meccanici, usano raggi UV per prevenire muffe e rilasciano insetti utili al posto dei pesticidi. In un solo mese possono raccogliere centinaia di migliaia di fragole, riducendo gli sprechi e gli interventi manuali.
Un nuovo paradigma
A sostenere tutto questo è un digestore anaerobico che trasforma scarti agricoli e residui vegetali in biogas, che va a muovere turbine in grado di produrre elettricità sufficiente ad alimentare diecimila abitazioni, mentre il calore di scarto mantiene costante la temperatura della serra. Anche il residuo solido viene riutilizzato come fertilizzante organico, chiudendo un ciclo produttivo a rifiuti zero.
Le fragole Dyson, già presenti sugli scaffali di catene come Marks & Spencer e Sainsbury’s, sono un prodotto premium e sostenibile ma, più che un'operazione commerciale, il progetto è a tutti gli effetti un test su larga scala per capire se tecnologia, automazione e fonti rinnovabili possano sostituire un sistema agricolo inefficiente e dipendente dalle importazioni.
Restano interrogativi sui costi e sulla reale sostenibilità rispetto alle importazioni via mare da paesi più caldi. Ma Dyson vede in questa sfida un cambio di paradigma: applicare il pensiero ingegneristico al cibo, per garantire sicurezza alimentare e ridurre le emissioni.