Guardare il Robot Phone che si muove sul tavolo della fiera fa uno strano effetto. Non siamo dopotutto abituati a vedere un telefono che decide di ruotare su se stesso o che inclina la fotocamera per non perderci di vista. Osservandolo lavorare, si capisce però che Honor ha voluto risolvere un problema, di fatto, fisico: il limite di uno schermo che ci costringe a restare immobili per essere inquadrati. Questa nuova (strana) creatura della casa cinese rompe lo schema della staticità grazie a un sistema di micromotori che trasforma il dispositivo in un assistente attivo.
Come funziona
Per infilare una struttura robotica in pochi millimetri di spessore, gli ingegneri hanno dovuto spremere l'esperienza accumulata con le cerniere dei pieghevoli. Hanno creato un sistema gimbal 4DoF, ovvero a quattro gradi di libertà, capace di stabilizzare l'immagine e gestire il movimento con una precisione chirurgica. Il tutto si regge su un’architettura meccanica a tre assi che dovrebbe garantire movimenti fluidi anche in ambienti dinamici, evitando quegli scatti bruschi tipici dei motori elettrici standard. Quando i sensori audio e visivi collaborano, il telefono capisce da dove arriva la nostra voce e usa il sensore da 200MP per agganciare il volto. Se ci muoviamo per la stanza durante una call, ad esempio, lui ci segue, regolando la prospettiva in tempo reale con una latenza quasi nulla. Se gli parliamo, risponde con piccoli movimenti della parte superiore che ricordano un cenno d'assenso.
La sua vera utilità però emerge quando si parla di video. Chiunque provi a creare contenuti sa quanto sia difficile ottenere movimenti di camera fluidi senza un operatore o un treppiede motorizzato, spesso ingombrante. Qui la stabilizzazione meccanica e funzioni come l'AI SpinShot fanno tutto da sole: rotazioni a 90 o 180 gradi perfettamente calibrate per dare quel tocco cinematografico anche a un video girato in cucina. La modalità Super Steady Video lavora in tandem con il tracciamento intelligente del soggetto, e permette di registrare clip con una narrazione finora appannaggio dei professionisti. Lo smartphone non è più una macchina fotografica passiva, inizia ora a comportarsi come un operatore video (un suo surrogato tascabile, insomma) che sa sempre dove posizionare l'obiettivo, identificando ostacoli o suoni ambientali grazie a una percezione multimodale avanzata.
Presente e futuro
La sensazione è che Honor guardi a questo dispositivo come una testa d'ariete per entrare nel mercato della robotica antropomorfa. Il Robot Phone è a tutti gli effetti il primo tassello di una strategia, la già citata Alpha Plan, che vuole portare la capacità di calcolo degli smartphone dentro macchine capaci di muoversi e prestare assistenza. Il CEO James Li è stato chiaro su questo punto: l'esperienza accumulata con la gestione dei micromotori e della percezione spaziale del telefono servirà a nutrire il primo robot umanoide del brand, presentato proprio durante la kermesse di Barcellona.
L'idea è quella di sfruttare la profonda conoscenza che Honor ha delle abitudini degli utenti per addestrare macchine capaci di muoversi in tre scenari chiave, ovvero l’assistenza personalizzata durante lo shopping, le ispezioni tecniche in ambienti di lavoro e, soprattutto, il supporto domestico. Non si parla di automazione industriale, ma di robot capaci di riconoscere chi hanno di fronte, comprenderne le necessità attraverso l'analisi dei dati dell'ecosistema e fornire un aiuto fisico concreto. Il Robot Phone è quindi più che altro il banco di prova per i sistemi di navigazione e per quella "risposta emotiva" che vedremo in scala maggiore negli umanoidi, dove un cenno del capo o un movimento coordinato possono rendere l'interazione con un automa meno alienante.
Sarà anche una prima conferma che l'industria sta (finalmente) cambiando traiettoria? Dopo anni passati a pompare megapixel o processori sempre più veloci in scocche che, di fatto, sono rimaste identiche per un decennio, il mercato smartphone sembrava aver esaurito la capacità di stupire. La corsa all'intelligenza artificiale nuda e cruda rischiava di diventare monotona. Invece la sfida che Honor lancia da Barcellona è molto più complessa, e parla di integrare l'hardware e il software in modo che la tecnologia diventi consapevole dello spazio fisico in cui viviamo. Fosse anche solo per il coraggio, chapeau.