Dimentichiamoci le acrobazie da parkour e le coreografie a ritmo di musica che hanno reso celebri i robot di Boston Dynamics nell'ultimo decennio. Al CES 2026, Hyundai ha decretato la fine della fase sperimentale e l'inizio di quella industriale per la robotica umanoide. Il messaggio lanciato dal colosso coreano sotto i riflettori di Las Vegas è pragmatico e limpido: i robot stanno abbandonando lo status di prototipi sperimentali per diventare forza lavoro pronta per la catena di montaggio.
La nuova strategia, battezzata "Partnering Human Progress", è un cambio di paradigma piuttosto sostanzioso. Hyundai non si limita più a finanziare la ricerca, ma integra verticalmente le tecnologie di Boston Dynamics (acquisita nel 2021) nel suo tessuto produttivo globale. Il concetto chiave è la "Physical AI": l'intelligenza artificiale che abbandona i server per incarnarsi in hardware capace di interagire, apprendere e decidere nel mondo fisico reale.
Atlas ora è pronto a debuttare in fabbrica
Il protagonista indiscusso di quella che è a tutti gli effetti una rivoluzione è la versione definitiva di Atlas. Lontano dal prototipo idraulico e rumoroso degli esordi, il nuovo Atlas è una macchina elettrica progettata per la scalabilità. Con 56 gradi di libertà e mani dotate di sensibilità tattile, il robot è in grado di sollevare fino a 50 chilogrammi e operare in condizioni estreme, resistendo ad acqua e polvere. La vera notizia non è però cosa sa fare, bensì dove lo farà: Hyundai ha tracciato una roadmap che prevede che, entro il 2028, Atlas sarà impiegato per il sequenziamento dei componenti negli stabilimenti americani del gruppo, come il Metaplant in Georgia, mentre dal 2030 passerà all'assemblaggio vero e proprio, affiancando gli operai nelle mansioni più logoranti.
La scommessa di Hyundai è squisitamente industriale e prevede di trattare i robot esattamente come automobili, portandoli dalla produzione artigianale alla catena di montaggio. A garantire la fattibilità del piano c'è un investimento monstre di 26 miliardi di dollari negli USA e oltre 125 trilioni di won in Corea: risorse necessarie per inaugurare, già quest'anno, il Robot Metaplant Application Center (RMAC) negli Stati Uniti, un hub dove i robot verranno addestrati massivamente utilizzando i dati provenienti dalle "fabbriche definite dal software" (SDF). L'obiettivo dichiarato è raggiungere una capacità produttiva di 30.000 unità robotiche all'anno entro il 2028.
Per sostenere questi ritmi produttivi, Hyundai ha mobilitato l'intero ecosistema delle sue aziende controllate: Hyundai Mobis fornirà attuatori e componentistica su scala automotive, mentre la logistica sarà gestita da Glovis. A chiudere il cerchio tecnologico c'è la partnership strategica con NVIDIA per l'infrastruttura di simulazione e addestramento AI.
Ma la svolta non è solo tecnologica, bensì commerciale. L'azienda coreana supera la vendita tradizionale della macchina per puntare tutto sul 'Robot-as-a-Service' (RaaS), una formula già collaudata con il cane robot Spot e il braccio logistico Stretch con clienti come DHL e Maersk. Le aziende non compreranno il solo hardware, ma un servizio completo di manutenzione, aggiornamenti over-the-air e gestione operativa.