Apple ha chiuso il trimestre di dicembre con 143,8 miliardi di dollari di fatturato, un balzo del 16% che smentisce chi scommetteva su un raffreddamento della domanda. Non è però il dato delle vendite stagionali a colpire di più, quanto la profondità della rete che Tim Cook è riuscito a tessere prima di un eventuale passaggio (sempre più vociferato) di consegne: oggi ci sono 2,5 miliardi di dispositivi Apple attivi nel mondo. Significa che una persona su tre, a livello globale, ha in tasca o sulla scrivania un pezzo dell'ecosistema di Cupertino. E significa che ogni singolo utente diventa una fonte di ricavi ricorrenti che vanno ben oltre l'acquisto iniziale (e singolo).
Protagonista assoluto delle vendite resta iPhone, che ha vissuto il miglior trimestre della sua storia grazie a una richiesta costante in ogni mercato, dagli Stati Uniti alla Cina. Ma la notizia è la crescita dei Servizi, saliti del 14%. Cloud, abbonamenti e garanzie non sono più un contorno, ma una colonna portante che garantisce margini altissimi e, soprattutto, una stabilità che l'hardware da solo non potrebbe assicurare in tempi di incertezza economica.
Una solidità che non sembra però bastare a calmare il nervosismo dei listini, con il titolo che si muove in territorio leggermente negativo nel pre-market, frenato da investitori che hanno già "digerito" i ricavi di dicembre e preferiscono concentrarsi sulle incognite dei prossimi mesi, dai costi di produzione ai nuovi equilibri della logistica globale.
La gestione Parekh e l'efficienza dei margini
Gli ottimi risultati arrivano in una fase di transizione interna che prescinde dai numeri: se le voci su un imminente avvicendamento alla guida dell'azienda dovessero concretizzarsi, Cook lascerebbe in dote al suo successore una macchina finanziaria pressoché perfetta. Questo è stato anche l'ennesimo banco di prova per Kevan Parekh nel ruolo di CFO, e i dati dicono che la gestione operativa non ha perso un colpo: l’utile per azione è salito a 2,84 dollari, segnando un +19% rispetto all'anno precedente. Apple sta venendo di più, sì, ma sta soprattutto vendendo meglio, ottimizzando i costi e spingendo gli utenti verso le versioni "Pro" dei dispositivi, dove il guadagno per singola unità è decisamente più generoso.
L'efficienza si traduce in una capacità di generare cassa quasi fuori scala: 54 miliardi di dollari solo nell'ultimo trimestre, con cui Cupertino può muoversi con una libertà d'azione che i competitor faticano a pareggiare, investendo nello sviluppo e, contemporaneamente, mantenendo alta la fiducia degli investitori.
Dividendi e fedeltà azionaria
Proprio sul fronte azionario, la strategia rimane aggressiva ma lineare. Nel periodo, Apple ha restituito quasi 32 miliardi di dollari ai soci, confermando un dividendo di 0,26 dollari per azione che verrà staccato il 12 febbraio. È un messaggio chiarissimo al mercato: l'azienda è solida, genera profitti reali e non ha paura di ridistribuirli, indipendentemente da chi siederà nell'ufficio più importante di Apple Park nei prossimi anni.
Guardando ai prossimi mesi, la sfida sarà mantenere questo ritmo mentre il mercato smartphone entra in una fase di estrema maturità. Ma finché quei 2,5 miliardi di dispositivi rimarranno accesi e connessi ai servizi proprietari, la strada per Cupertino sembra (per ora) restare in discesa.