Tra gli stand del CES Unveiled di Las Vegas, un'azienda su tutte si è fatta notare mostrando uno dei suoi mezzi a due ruote e, soprattutto, una tecnologia pronta a rivoluzionare il mondo della mobilità sostenibile. A colpo d'occhio la moto elettrica Verge TS Pro non ci è sembrata diversa dall'ultima volta che l'avevamo intercettata (ad Eicma, per la precisione), eppure qualcosa è cambiato: adesso ha 600 km di autonomia dichiarata. Ma com'è possibile?
Per capire cosa ci sia dietro a un numero che per una motocicletta suona paradossale, bisogna considerare le due scelte tecniche utilizzate dal produttore svedese per cambiare quasi drasticamente l’architettura della moto. La prima è visiva e immediata: la ruota posteriore è un cerchio "aperto", ovvero privo del classico mozzo. È l’effetto del motore hubless (ovvero senza mozzo), disposto ad anello lungo la circonferenza interna e collegato direttamente alla ruota, senza trasmissione tradizionale. La seconda è quella che, se confermata su strada, potrebbe fare davvero la differenza: un pacco batteria allo stato solido che arriva fino a 33,3 kWh.
La ruota hubless: meno trasmissione, più controllo (e più spazio)
Il tratto identitario di Verge è proprio il motore hubless integrato nella ruota posteriore: niente catena, né cinghia, tantomeno corona a vista. Verge lo considera un vantaggio dal punto di vista dell'efficienza e per la manutenzione ridotta, ma il punto interessante è il pacchetto complessivo: semplificare la trasmissione significa infatti togliere componenti, tolleranze e perdite meccaniche. Significa anche lasciare la libertà a progettisti e ingegneri di scegliere dove mettere pesi e volumi.
Per quanto riguarda le specifiche ufficiali, Verge parla di una coppia “diretta alla strada” e dichiara 1.000 Nm per il suo sistema di trazione. Sono numeri che, presi così, dicono poco se non li si traduce nella guida reale, ma se inquadrati nella "big picture" svelano che il “donut motor” (motore a ciambella) può potenzialmente diventare un pretesto per riorganizzare la moto intorno alla batteria e al controllo elettronico della coppia.
Quando la capacità supera una citycar elettrica
L'aspetto più interessante, però, è l’energia a bordo. Verge dichiara due tagli di batteria, una più piccola da 20,2 kWh e la maggiore da 33,3 kWh. Quest'ultimo dato non sorprende se pensiamo al mondo delle auto, ma se si parla di moto, sì: si tratta di una capacità che supera quella di molte elettriche cittadine (per dare un'idea, la Dacia Spring, una delle citycar EV più diffuse in Europa, monta una batteria da 24,3 kWh).
Verge collega il pacco batterie top di gamma alla promessa dei 600 km e la accompagna con un’altra dichiarazione audace: la ricarica in DC arriva fino a 200 kW tramite standard CCS. Sul sito ufficiale si parla di fino a 300 km aggiunti in meno di 10 minuti con la batteria da 33,3 kWh.
Solid-state in produzione firmata Donut Lab
C'è poi un altro aspetto fondamentale da considerare: il tipo di celle impiegate su questo modello. Donut Lab, oggi presentata come entità più autonoma e non più solo come costola interna dell'azienda, al CES parla di una batteria allo stato solido pronta per la produzione di massa, e mette sul tavolo densità energetica di 400 Wh/kg, ricarica completa in 5 minuti e durata fino a 100.000 cicli.
C’è anche il capitolo sicurezza e robustezza termica: l'azienda spinge sull’idea che l’elettrolita solido riduca i rischi legati ai liquidi infiammabili, e cita prestazioni estreme a basse e alte temperature (con riferimenti a test tra -30°C e oltre 100°C).
Per quanto riguarda la messa in produzione e su strada della moto, Donut Lab e alcune testate internazionali parlano apertamente del primo trimestre del 2026. Ma restano inevitabilmente delle zone d’ombra a riguardo, tipo la chimica e i materiali che non sono approfonditi nel dettaglio, e molte cifre che vanno ancora prese con le pinze.