La nave volante che consuma il 60% in meno dei traghetti e vuole conquistare l'Asia

Si chiama AirFish 8 ed è un veicolo "a effetto suolo" capace di trasportare 10 passeggeri a 150 km/h volando a pochi metri dal mare

di Greta Rosa - 24/02/2026 10:51

Uno dei limiti della navigazione veloce in mare è sempre stato l’attrito. Oltre i 30 o 40 nodi, l’acqua diventa un muro denso che richiede una potenza smisurata e consumi poco sostenibili. Per decenni, l’industria nautica ha cercato di sollevare gli scafi con ali sommerse (i famosi aliscafi) o cuscini d’aria (hovercraft), ma una delle possibili soluzione potrebbe essere quella di staccarsi completamente dalla superficie. Nasce così AirFish 8, il veicolo Wing-in-Ground (WIG) che il consorzio ST Engineering AirX sta testando a Singapore in vista del debutto commerciale previsto entro la fine dell’anno.

La tecnologia: perché oggi può funzionare

L’idea di un veicolo che vola a pelo d’acqua non è affatto nuova: l’Unione Sovietica spese miliardi per sviluppare gli Ekranoplani, giganti del Mar Caspio che rimasero però prototipi complessi e pericolosi. L’AirFish 8 ne eredita il principio fisico, chiamato "effetto suolo", ma cambia radicalmente l'approccio ingegneristico. Sfrutta infatti un'ala a delta invertito che, muovendosi a meno di sette metri dalla superficie, comprime l'aria sottostante creando un cuscino naturale che solleva il mezzo.

A differenza degli antenati russi, l'AirFish utilizza materiali compositi leggeri e una configurazione a coda a T che risolve i cronici problemi di stabilità longitudinale di questi mezzi. Sotto la scocca non c’è una costosa turbina aeronautica, ma un motore V8 da 500 cavalli alimentato a benzina standard (la manutenzione è simile a quella di un’auto sportiva, non di un jet).

A rendere interessante questo particolare mezzo volante, però, non è solo la sua aerodinamica, ma anche il fatto che, non potendo salire in quota, l’Organizzazione Marittima Internazionale lo registra come imbarcazione di Classe B. Il che significa meno barriere all'ingresso per gli operatori: non servono infatti aeroporti né piloti con licenze ATPL, e non si applicano le pesanti tasse aeroportuali.

Secondo i dati rilasciati da ST Engineering, il veicolo porterebbe a un risparmio energetico del 60% di carburante rispetto a un traghetto veloce e del 40% rispetto a un aereo regionale di pari capacità. Per un operatore, significa offrire un collegamento a 150 km/h con costi operativi inferiori dell'80% rispetto a un elicottero. E poi, volando sopra le onde, il mal di mare scompare perché lo scafo non subisce l'impatto della superficie.

Le prime rotte: Singapore e l’Indonesia

Il mercato di riferimento di AirFish è quello degli arcipelaghi con distanze comprese tra i 50 e i 200 chilometri. Il primo operatore a confermare l'interesse è stato l'indonesiano BatamFast, che punta a collegare Singapore alle isole Riau in circa 20 minuti, contro l'ora abbondante dei traghetti attuali.

Non è un caso che il progetto stia decollando a Singapore: la città-stato sta investendo massicciamente nella logistica a bassa emissione e l'AirFish, che non genera scia e ha un impatto acustico ridotto, si inserisce a pennello nel piano di decarbonizzazione dei trasporti marittimi. Altri ordini arrivano anche dalla Turchia, per il trasporto di lusso tra le isole dell'Egeo, e dall'India, mercati che presentano la stessa criticità geografica, ovvero arcipelaghi e coste frammentate dove il trasporto via mare è troppo lento e quello via aria troppo oneroso.