Un gruppo di studenti olandesi ha creato un'auto elettrica che si aggiusta (facilmente) da soli

Si chiama Aria ed è un prototipo costruito a moduli per essere smontato in garage. Batteria sostituibile a mano, diagnostica via app e niente sigilli

di Redazione - 21/01/2026 13:09

Mentre le auto diventano sempre più intelligenti, connesse ed efficienti, diventano anche fisicamente inaccessibili per chi le guida. Aprire il cofano di un’elettrica di ultima generazione significa spesso trovarsi davanti a enormi coperture in plastica sigillate, viti proprietarie e sistemi ad alto voltaggio che richiedono tecnici iperspecializzati anche per interventi minimi. Se qualcosa si rompe, l’unica strada è prenotare un’officina autorizzata, accettare i tempi d’attesa e pagare il prezzo di una manodopera ancora rara da trovare. La riparabilità "semplice" è diventata un lusso, se non addirittura un ostacolo progettuale.

Un gruppo di studenti dell'Università di Tecnologia di Eindhoven ha creato un prototipo di auto elettrica che vuole risolvere questa criticità. ARIA (acronimo di "Anyone Repairs It Anywhere", tradotto dall'inglese: chiunque la ripara ovunque). non è un’auto pronta per la vendita, ma un esperimento che serve a dimostrare come la riparabilità debba essere una scelta ingegneristica primaria anche nel mondo automotive. In poche parole l'obiettivo dietro al progetto è far vedere che si può costruire un veicolo in cui il proprietario ha il diritto, e i mezzi, per intervenire all'occorrenza. Senza necessariamente dover possedere una laurea in ingegneria meccatronica e senza dover dipendere dalla casa madre per ogni singolo componente.

Il design modulare: smontare per credere

Aria è modulare, dunque pensata a blocchi: la scocca, l’elettronica interna e i pannelli della carrozzeria sono parti distinte, staccabili e sostituibili singolarmente. Il team olandese ha immaginato un vero e proprio ecosistema in cui il guasto, più che essere un "trauma" che blocca il veicolo per settimane, è qui una variabile gestibile in autonomia.

Il meccanico diventa così il proprietario stesso, supportato chiaramente dalla tecnologia. Un’app di diagnostica collegata ai sensori dell’auto non si limita a segnalare un codice errore generico, ma individua il pezzo difettoso e guida l’utente nella sostituzione, in un processo pensato per essere eseguito con manuali chiari e strumenti forniti direttamente nel pacchetto dell’auto. 

La batteria non è più un monolite

L’aspetto tecnicamente più interessante riguarda l’accumulatore. Oggi la batteria è il cuore intoccabile dell’auto elettrica, spesso è un pacco unico pesantissimo, integrato nel telaio per risparmiare spazio e aumentare la rigidità, ma piuttosto complesso da gestire in caso di celle difettose.

I circa 13 kWh di capacità delle batterie di Aria non sono fusi in un blocco unico, ma divisi in sei moduli indipendenti. Il dettaglio che cambia tutto è il peso: ogni modulo si aggira sui 12 chilogrammi, il che significa che può essere rimosso e movimentato a mano da una persona adulta, senza bisogno di gru o carrelli elevatori. Se un modulo perde efficienza, quindi, si cambia solo quello, lasciando intatti gli altri cinque.

Le specifiche, invece, sono quelle di una city car pura: 90 km/h di velocità massima e 220 km di autonomia dichiarata. Numeri funzionali alla città, che servono soprattutto a veicolare il messaggio che la riparabilità "fattibile" sia un diritto anche nel mondo automotive. E che non basta che un'auto sia elettrica: per essere realmente sostenibile, dev'essere anche facilmente riparabile.