Due secondi, 700 km/h, poi di nuovo a zero. Il test mostrato in Cina non è la solita gara a chi va più forte: è un esercizio di controllo “in spazio breve”. Secondo quanto riportano New Atlas e South China Morning Post, il veicolo a levitazione magnetica (di una tonnellata circa) ha accelerato da fermo fino a 700 km/h in meno di due secondi su una pista di prova lunga 400 metri, completando anche la frenata entro il tratto disponibile.
La fisica aiuta a capire perché la frenata conta quanto la velocità. A 700 km/h si viaggia a circa 194 m/s: raggiungerli in 2 secondi significa un’accelerazione nell’ordine dei 10 g. È un valore fuori scala per qualunque uso “umano” e, proprio per questo, utile come banco prova.
Superconduttori e potenza istantanea
Il cuore del test è un sistema di maglev elettrico superconduttore. New Atlas parla di magneti superconduttori HTS (alta temperatura), ma comunque raffreddati con azoto liquido: “alta” qui non vuol dire ambiente, vuol dire criogenia gestibile industrialmente rispetto ad altri scenari.
L’altro punto è la potenza. Portare una tonnellata a quella velocità non richiede “energia infinita” in assoluto; richiede invece una quantità enorme di potenza in un tempo ridicolo. Le ricostruzioni riportate da più testate citano picchi nell’ordine di 9–10 MW: il problema diventa erogare, controllare e dissipare tutto senza perdere stabilità.
Il contesto: cosa è (e cosa non è) il maglev
Il maglev esiste da decenni: levitazione e guida magnetica riducono l’attrito di contatto e permettono velocità elevate, ma chiedono infrastrutture costose e specializzate. L’esempio più noto resta la linea di Shanghai, in servizio dal 2004, con velocità di esercizio fino a 431 km/h.
Il record cinese di oggi però non è un “treno del futuro” pronto a entrare in orario: è una dimostrazione di piattaforma per scenari estremi. Dalle traiettorie più ovvie – test e ricerca su sistemi ad altissima velocità – alle ipotesi più ambiziose citate dai media cinesi, come corridoi in tubo tipo hyperloop o applicazioni aerospaziali. In ogni caso, il messaggio vero è uno: a queste velocità, la sfida non è arrivarci. È fermarsi bene.