Una diga idroelettrica grande come una boa: la soluzione degli ex SpaceX per l’energia dal mare

Un team composto da ex dipendenti Tesla, Nasa e SpaceX ha testato con successo Ocean-2: 500 kW di potenza nominale per produrre idrogeno verde direttamente offshore

di Gabriele Arestivo - 19/01/2026 17:25

Il mare è una sorta di cimitero di progetti energetici. La densità dell’acqua offre un potenziale energetico enorme, ma l’ambiente salino, la corrosione e la violenza delle tempeste hanno storicamente reso l’energia ondosa ("wave energy" in inglese) tecnicamente possibile ma economicamente disastrosa. Panthalassa, startup fondata da un team con trascorsi in SpaceX, Tesla e Nasa, sta tentando di risolvere questa equazione non combattendo il mare, ma assecondandolo con una logica industriale diversa.

Il risultato si chiama Ocean-2 e non si tratta della classica turbina, ma di una struttura lunga 65 metri che si basa un principio fisico noto, qui applicato in modo efficiente. Il dispositivo funziona sfruttando infatti il moto ondoso verticale: quando la boa sale e scende, spinge l'acqua attraverso un tubo interno verso una turbina. Il sistema agisce, di fatto, come una diga idroelettrica galleggiante. Non ci sono ingranaggi complessi esposti direttamente all'acqua esterna, riducendo i punti critici di rottura, uno dei talloni d'Achille storici di questo settore.

Il taglio del cordone ombelicale

La vera intuizione di Panthalassa, però, non è solo nella meccanica, ma nella destinazione d'uso. Una delle voci di costo più proibitive per l'energia marina è infatti il cablaggio sottomarino necessario per portare l'elettricità a riva e immetterla nella rete. Ocean-2 elimina il problema alla radice, perché l'energia, semplicemente, non viene trasportata.

L'obiettivo dichiarato dell'azienda è generare elettricità per impianti offshore autonomi. L'energia prodotta verrebbe utilizzata in loco per processi ad alta intensità energetica, come la produzione di idrogeno verde tramite elettrolisi o l'alimentazione di futuri data center galleggianti. Questa scelta abbatte le infrastrutture necessarie e permette di posizionare gli impianti dove le onde sono più forti, senza preoccuparsi della distanza dalla costa.

La scommessa dei numeri

Il prototipo è stato testato per tre settimane in mare aperto e, con una capacità nominale di 500 kW, produrrebbe molto meno di una moderna turbina eolica offshore, che oggi supera facilmente i 15 MW. Il vantaggio competitivo su cui punta però Panthalassa non è la potenza del singolo pezzo, ma il costo di produzione (LCOE) e la scalabilità.

L'approccio, mutuato dall'industria aerospaziale e automotive da cui provengono i fondatori, è quello della produzione di massa. Invece di costruire poche strutture ciclopiche, l'idea è ottimizzare il design per produrre centinaia o migliaia di unità identiche a basso costo. Una flotta di queste "boe idroelettriche" potrebbe scalare rapidamente, con l'ambizione teorica di raggiungere una capacità complessiva nell'ordine dei Terawatt. Resta da vedere se la resistenza dei materiali sul lungo periodo confermerà le proiezioni economiche di un team abituato a guardare allo spazio, ma che ora cerca risposte negli abissi.